Sonno, 7 ore e 19 minuti e niente "extra" nel weekend
- Postato il 4 marzo 2026
- Salute
- Di Libero Quotidiano
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Sonno, 7 ore e 19 minuti e niente "extra" nel weekend
Dormire fino a tardi nel fine settimana per recuperare le ore perse durante i giorni lavorativi è un’abitudine molto diffusa. Tuttavia, secondo un nuovo studio, questa strategia potrebbe non essere la soluzione ideale per la salute metabolica e, in alcuni casi, potrebbe addirittura avere effetti controproducenti. Da tempo la comunità scientifica osserva una stretta relazione tra durata del sonno e rischio di sviluppare resistenza all’insulina, una condizione in cui le cellule dell’organismo rispondono meno efficacemente all’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue. La resistenza insulinica è considerata uno dei principali fattori di rischio per il diabete di tipo 2 e per altre patologie cardiometaboliche.
Il nuovo studio ha cercato di quantificare con precisione la durata “ottimale” del sonno, arrivando a una stima sorprendentemente dettagliata: sette ore e 19 minuti per notte. Secondo i ricercatori, dormire meno di questa soglia ma anche superarla in modo significativo sarebbe associato a variazioni dell’eGDR (estimated Glucose Disposal Rate), un parametro utilizzato per stimare la sensibilità all’insulina. In generale, un eGDR più basso è indicativo di una maggiore resistenza insulinica e quindi di un rischio metabolico più elevato. L’analisi ha evidenziato una relazione a “U”: sia la carenza cronica di sonno sia un eccesso di riposo sembrano correlati a un peggioramento dei parametri metabolici. Questo dato rafforza l’idea che non sia solo la quantità assoluta di sonno a contare, ma anche la sua regolarità e distribuzione nel corso della settimana.
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Particolarmente interessante è il capitolo dedicato al cosiddetto “sonno di recupero” nel weekend. Molte persone che durante la settimana dormono meno del necessario cercano di compensare aggiungendo una o due ore di riposo tra sabato e domenica. Secondo i risultati dello studio, nelle persone con un deficit di sonno nei giorni feriali, questa estensione nel fine settimana è risultata associata a un aumento dell’eGDR. Tuttavia, gli autori invitano alla cautela nell’interpretazione dei dati: recuperare occasionalmente qualche ora potrebbe non essere sufficiente a neutralizzare gli effetti negativi di una deprivazione cronica.
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Un ulteriore elemento da considerare è l’impatto delle variazioni marcate tra giorni feriali e weekend sul ritmo circadiano, l’orologio biologico che regola numerose funzioni dell’organismo, tra cui il metabolismo, la secrezione ormonale e la temperatura corporea. Sfasare continuamente questo ritmo, un fenomeno noto come “jet lag sociale” , potrebbe contribuire a stress metabolico e infiammazione, influenzando nel tempo il rischio di malattie.
Gli esperti sottolineano quindi che la strategia più efficace per la salute a lungo termine sembra essere una durata del sonno stabile e coerente per tutti e sette i giorni della settimana, idealmente vicina alle sette ore e un quarto individuate dallo studio. In altre parole, più che “recuperare” nel weekend, sarebbe preferibile distribuire il riposo in modo equilibrato ogni notte. Il sonno, spesso sacrificato per impegni lavorativi o sociali, si conferma così un pilastro fondamentale della salute, al pari dell’alimentazione e dell’attività fisica. Mantenere orari regolari e una quantità adeguata di riposo potrebbe rappresentare una misura semplice ma potente per ridurre il rischio di diabete di tipo 2 e proteggere il benessere metabolico nel lungo periodo.
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