Social e porno online, stretta sulle piattaforme per tutelare i minori: il governo Meloni frena mentre l’Europa accelera
- Postato il 10 febbraio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Mentre l’Europa accelera per tutelare i minori dai rischi dei social network e del porno online, con l’obbligo per le piattaforme di verificare l’età degli utenti, l’Italia di Meloni tira il freno a mano. Per la gioia di Big tech, a ottobre 2025 palazzo Chigi ha messo in frigo il disegno di legge per vietare Facebook&Co ai minori di 15 anni, con la sorella d’Italia Lavinia Mennuni prima firmataria. Per i siti hard, invece, l’accertamento dell’età sancito dal decreto Caivano è rimasto lettera morta: solo Onlyfans e Chatrubate rispettano la regola, fino ad ora.
Slitta ancora l’obbligo di verifica per i siti porno: silenzio del governo
Ma come, il governo tuona contro le lezioni sulle relazioni affettive a scuola e lascia traviare la gioventù nazionale dai canadesi di Pornhub? Eppure palazzo Chigi non sottovaluta il problema. Anzi, secondo Alfredo Mantovano dalla “banalizzazione sessuale”, insieme alla cannabis, “derivano conseguenze importanti in un momento di crisi demografica come questo”. Insomma, se le nuove leve fanno pochi figli, sarebbe anche colpa di spinelli e immagini sessuali. Ma allora, perché il governo tace mentre i siti pornografici rifiutano di adeguarsi al decreto Caivano, con l’obbligo di verificare l’età dell’utente? Doveva entrare in vigore a novembre, rinviato al primo febbraio per dare più tempo alle aziende, infine è stato sospeso dal Tar del Lazio con l’ordinanza del 30 gennaio 2026.
L’ordinanza del Tar che ferma tutto
I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso della società Aylo – capofila di Pornhub e altri siti porno – sospendendo atti e delibere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) sull’obbligo, da parte delle piattaforme, di vietare l’accesso ai minori. Risultato: della lista dei 45 indirizzi firmata dall’Agcom, circa 40 proseguono indisturbati. “Aylo ha sicuramente ottenuto un risultato importante, al momento temporaneo, ma denota che la questione sollevata merita un approfondimento giuridico”, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Giuliano De Luca. La prossima scadenza è l’11 marzo, quando il Tribunale amministrativo si riunirà per la sentenza. La sospensione degli obblighi in teoria vale solo per Aylo, il gruppo che ha firmato il ricorso. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dunque ha tutto il diritto di inviare diffide e sanzioni all’indirizzo delle altre piattaforme. Ma potrebbe rivelarsi un boomerang ad alto rischio contenzios: “All’Agcom converrebbe congelare la situazione almeno fino alla sentenza del Tar prevista a marzo, per non rischiare ulteriori ricorsi”. Se il Tribunale del Lazio ha dato ragione ad Aylo sospendendo gli obblighi, anche gli altri avrebbero buone chance di spuntarla sul Garante.
Dubbi sulla privacy
La società a capo di Pornhub ha convinto i magistrati ponendo dubbi sulla privacy. Il sistema per verificare l’età è come un triangolo: l’utente dei servizi vietati ai minori fornisce le credenziali ad un soggetto terzo, in grado di certificare la maggiore età. Quest’ultimo invia un token o un “distintivo” al sito per maggiorenni, con il semaforo verde se la data di nascita lo consente. In teoria, la privacy è al sicuro: l’ente terzo conosce l’identità ma non il servizio; al contrario, la piattaforma non sa nulla dell’utente, tranne che è maggiorenne. Problema: se un adulto chiede la verifica dell’età prima di accedere a un sito, tendenzialmente o è un pornografo o un giocatore d’azzardo. Questa è già un’informazione sensibile: certo, ci sarebbe il terzo corno del dilemma, navigare l’hard e l’azzardo per meri motivi di studio o professionali. Oltre alla privacy, la verifica dell’età pone dubbi di efficacia. Gli esperti lo ripetono da tempo: basta una Virtual private network (Vpn) per aggirare l’ostacolo.
Ma dai banchi della destra non risultano appelli per la privacy. Del resto è il decreto Caivano di Meloni, ad imporre la stretta per i siti porno. Eppure, dopo la sentenza del Tar, non un pigolio si è sollevato dalla maggioranza, mai timorosa di attaccare i giudici. Malgrado le sentenze sfavorevoli sul divieto della cannabis light, il dipartimento antidroga ha sempre ribadito la politica del pugno duro.
Divieto di social per i 15enni: il ddl congelato da Chigi
Intanto Francia, Spagna e Germania hanno già imposto il controllo dell’età per tutelare i minori dai contenuti pornografici. L’Italia invece rischia di restare indietro anche sui vincoli per i social network. La Lega il 29 gennaio ha annunciato la presentazione di una proposta di legge per vietarli ai minori di 15 anni, sull’onda della stretta in Australia e l’annuncio in scia della Spagna. Anche Madrid intende allinearsi al divieto per gli adolescenti, come la Francia, il Portogallo, la Danimarca, la Grecia. In Italia si deciderà a palazzo Chigi. Il ddl con prima firmataria Mennuni è fermo in commissione al Senato da ottobre. Difficile che la proposta della Lega abbia più successo.
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