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Smart working, il caso lucano

  • Postato il 7 aprile 2026
  • Smart Working
  • Di Quotidiano del Sud
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Smart working, il caso lucano

Il Quotidiano del Sud
Smart working, il caso lucano

In vigore la Legge 34/2026 sul lavoro agile o smart working: più sicurezza per i lavoratori e misure per il risparmio energetico. La Basilicata punta sulla svolta smart, potrebbe essere un deterrente allo spopolamento. E anche al caro carburante


Lo smart working cambia pelle. Giusto a partire da oggi, martedì 7 aprile 2026, con l’introduzione (che diventerà a tutti gli effetti regola operante tramite la Legge annuale delle Piccole e Medie Imprese, la n. 34/) di nuove misure in materia di tutela dei lavoratori. In linea generale, la normativa in vigore metterà nero su bianco una regolamentazione per le aziende che adotteranno la soluzione del lavoro da remoto, con obblighi ben definiti e altrettanto precise conseguenze in caso di inadempienza.

SMART WORKING, LE NUOVE REGOLE

Tuttavia, in ballo c’è di più. O meglio, ci sarebbe qualora il lavoro agile fosse inteso come paracadute contro gli effetti delle tensioni geopolitiche ed economiche del momento storico. L’idea che sta prendendo piede, infatti, sarebbe quella di incentivare l’utilizzo di ore lavorative da remoto per risparmiare ai lavoratori l’incombenza pecuniaria del caro carburante. Qualcuno, per la verità, lo sta già facendo. In Asia, ad esempio, dove alcuni Paesi dipendono direttamente dalle forniture del Medio Oriente e per i quali la chiusura dello Stretto di Hormuz significa di fatto una crisi energetica permanente. Anche in Europa, tuttavia, le raccomandazioni da parte di Bruxelles non sono mancate affinché il lavoro agile diventi una contromisura all’inflazione.

LA SVOLTA SMART DELLA BASILICATA

In questo senso, qualcosa si muove anche in Basilicata, dove il consigliere regionale Roberto Cifarelli ha invitato alla responsabilizzazione, da parte della Regione, sull’adozione dello smart working per contenere una crisi energetica che sul territorio lucano, nelle ultime settimane, si è tradotta nei costi più alti d’Italia nel rifornimento di carburante.

L’IPOTESI RIPOPOLAMENTO DEL TERRITORIO

Del resto, la Regione Basilicata non sarebbe nuova al tema. Anzi, non più tardi di qualche mese fa, con la Legge 12 settembre 2025, n. 131, si era cercato di imprimere una svolta alle operazioni di ripopolamento del territorio proprio attraverso la promozione dello smart working che, al 2025, era dato in crescita del 5% nel nostro Paese, con una previsione di quasi 4 milioni di lavoratori entro il 31 dicembre.

SMART WORKING E FONDI PER I COMUNI CON MENO DI 5MILA ABITANTI

La spinta, per la Basilicata, potrebbe essere cospicua nel momento in cui, a norma di legge, attingendo a fondi appositi per i comuni con meno di 5 mila abitanti la ripopolazione delle aree interne riceverebbe una spinta proprio attraverso la pratica del lavoro agile. Una sorta di deterrente allo spostamento verso i grandi centri, con particolari incentivi per i giovani lavoratori al di sotto dei 41 anni. Inoltre, Confsal Basilicata aveva quantificato, su 2 giorni di smart working a settimana, un risparmio medio fino a 260 litri di benzina all’anno e 6 kg di CO2 al giorno. Uno scenario che, allo stato attuale, potrebbe comunque riguardare anche le città maggiori se, seguendo le raccomandazioni dell’Ue, il lavoro agile fosse realmente utilizzato come scudo contro i rincari.

LA NUOVA LEGGE

La nuova legge, forse, non arriva a caso. La tutela descritta, infatti, non sarà solo in termini remunerativi: ai lavoratori dovranno essere garantite adeguate condizioni di sicurezza, anche nel caso in cui non dovessero operare in sede. Di fatto, una legislazione apposita per una misura che, nei mesi del lockdown, era stata sia appiglio che incognita. Per dirne una, al fine di evitare lacune nell’assolvimento degli obblighi, tra l’altro, dovrà essere cura del datore di lavoro presentare, a cadenza annuale, un’informativa scritta al lavoratore e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Una precisazione che non avrà solo valore informativo ma, in qualche modo, “di protezione” effettiva del lavoratore, al quale dovrà essere garantita una corretta edulcorazione sui rischi connessi (letteralmente) al lavoro agile. E anche questo non è un caso.

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