Siria in lotta contro il regime: almeno 10 morti e decine di feriti, 45mila sfollati. La Turchia affonda: “Pronti a dare supporto militare al governo provvisorio”

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 2 Visualizzazioni

“La Turchia potrebbe fornire supporto militare al governo provvisorio siriano, se richiesto, in seguito al perdurare degli scontri tra le forze del regime siriano e i gruppi a guida curda nel nord di Aleppo”, ha affermato un portavoce del ministero della Difesa Nazionale.

“La sicurezza della Siria è la nostra sicurezza. La Turchia segue da vicino gli sviluppi in Siria”, ha dichiarato il Contrammiraglio Zeki Aktürk durante un briefing settimanale di oggi. “Il nostro Paese sostiene la lotta contro le organizzazioni terroristiche sulla base dell’unità e dell’integrità territoriale della Siria, in linea con il principio ‘uno Stato, un esercito’. In questo contesto, la Turchia fornirà il supporto necessario se la Siria ne farà richiesta”. Aktürk ha definito le forze curde “organizzazioni terroristiche” e ha affermato che i recenti combattimenti sono iniziati dopo quelli che ha descritto come attacchi alle forze di sicurezza siriane da parte di questi gruppi.

Gli attuali scontri sono scoppiati il ​​6 gennaio, mentre i colloqui di integrazione tra l’amministrazione di Damasco e le Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda, che controllano l’est del Paese (Rojava) sono giunti a un punto morto. I quartieri, che hanno continuato a rimanere sotto il controllo curdo dopo la caduta del regime Baathista del deposto dittatore Bashar al Assad lo scorso anno, sono sotto assedio da parte delle forze governative siriane del presidente ad interim, l’ex – in teoria – quaedista Ahmad al-Sharaa, dal 27 dicembre.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) con sede a Londra, almeno 10 civili sono stati uccisi e decine sono rimasti feriti a causa della violenta escalation del 6 gennaio.

Le forze governative hanno preso di mira Sheikh Maqsoud (quartiere di Aleppo a maggioranza curda) con l’artiglieria pesante dopo una scaramuccia in cui era morto un soldato. L’osservatorio ha sottolineato che anche l’ospedale Osman ad Ashrafieh (l’altro quartiere di Aleppo a maggioranza curda) è stato preso di mira da un drone kamikaze, causando il panico. La Direzione per gli Affari Sociali di Aleppo ha riferito che oltre 45.000 persone sono state sfollate, molte delle quali sono in fuga verso la regione di Afrin, più a nord, che è sotto il controllo da anni della Turchia.

L’ufficio del governatore di Aleppo ha annunciato la riapertura dei corridoi umanitari per i civili che desiderano lasciare i quartieri colpiti. Le autorità locali hanno inoltre dichiarato il coprifuoco a partire dalle 13:30 ora locale in vista di “operazioni intensive” contro le SDF.

Tuttavia, le SDF hanno negato la loro presenza ad Aleppo in una dichiarazione rilasciata ieri. “Sottolineiamo chiaramente che le SDF non hanno alcuna presenza militare ad Aleppo. Ci siamo ritirati dalla regione in base a un accordo chiaro e le responsabilità della sicurezza sono state trasferite alle Forze di Sicurezza Interna (Asayish)”, si legge nella dichiarazione.

Le SDF hanno avvertito che le continue aggressioni contro i civili avrebbero portato a “gravi conseguenze” e potrebbero trascinare l’intera Siria in una guerra aperta.

L’amministrazione di Damasco ha risposto affermando che l’ammissione da parte delle SDF di non avere alcuna presenza militare conferma che la responsabilità della sicurezza della città ricade esclusivamente sullo Stato siriano. Il governo sostiene che le sue azioni mirano a garantire “sovranità e integrità territoriale” e a prevenire attività armate nelle aree residenziali.

Oggi intanto ad Ankara i parlamentari filo curdi del Partito per l’Uguaglianza e la Democrazia Popolare (DEM) si sono riuniti all’ingresso stampa del Parlamento per protestare contro gli attacchi ai quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh ad Aleppo. Il vicepresidente del gruppo del partito DEM, Sezai Temelli, ha dichiarato che finora almeno 10 persone sono state uccise e quasi 60 ferite, descrivendo la situazione come un crimine contro l’umanità. “Tutti sono rimasti in silenzio. Cosa state aspettando? Aspettate che vengano massacrate 10.000 persone invece di 10?” ha detto Temelli.

Il vice presidente ha invitato la Turchia e gli altri Paesi garanti ad assumersi le proprie responsabilità. Ha criticato quindi le dichiarazioni del ministero della Difesa Nazionale e del ministero degli Esteri turchi che attribuivano gli scontri alle SDF e che potrebbero, per l’appunto, fornire supporto militare se richiesto dall’amministrazione di Damasco. “Sentiamo dichiarazioni che di fatto dinamizzano la situazione e cercano di distruggere la pace sociale. Questo è inaccettabile”, ha detto Temelli.

“Il Rojava è coscienza, resistenza e libertà. Non può essere domato”, recita lo striscione esposto durante la manifestazione a Diyarbakır, la città capoluogo dell’est turco nonché capitale de facto del Kurdistan “turco”. Ma le proteste si stanno diffondendo anche ad altre in corso province della Turchia a maggioranza curda, tra cui Hakkari, Bingöl, Şırnak, Van, Mardin e Dersim. I manifestanti hanno marciato dal parco Koşuyolu fino ad AZC Plaza, scandendo slogan contro il gruppo Hayat Tahrir al-Sham (HTS) che era, ed è, la milizia jihadista erede di al Qaeda di cui era leader l’attuale presidente ad interim siriano. Milizia sostenuta e finanziata da anni proprio da Ankara. Di fatto oggi HTS si è trasformata nel cosiddetto esercito regolare siriano guidato da al-Sharaa.

La co-presidente del Partito delle Regioni Democratiche (DBP), Keskin Bayındır, si è unita alla marcia a Diyarbakır e ha affermato che gli attacchi erano pianificati. Bayındır ha criticato il silenzio della comunità internazionale e della Turchia, tracciando parallelismi con il passato sostegno all’ISIS. “Coloro che hanno sostenuto l’Iis nel periodo 2013-2015 vogliono sostenere le bande di HTS oggi”, ha affermato Bayındır. Ha osservato che l’Amministrazione Autonoma della Siria Settentrionale e Orientale ha costruito una vita paritaria per 13 anni, nonostante blocchi e minacce anche da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Nel distretto di Nusaybin a Mardin, migliaia di persone si sono radunate al parco Kader Ortakaya Kardeşlik, vicino al confine con la città di Qamishlo, controllata dai curdi. Il co-presidente provinciale del DBP di Mardin, Abdülselam Turan, ha dichiarato durante la marcia che “il popolo curdo non è solo, indifeso o impotente di fronte a questi attacchi”.

L'articolo Siria in lotta contro il regime: almeno 10 morti e decine di feriti, 45mila sfollati. La Turchia affonda: “Pronti a dare supporto militare al governo provvisorio” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti