Sinner e il caso Clostebol, l’ex preparatore Ferrara svela tutto: “Lo spray mi serviva per una patologia cronica. Ecco la verità”

  • Postato il 3 aprile 2025
  • Tennis
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Perché lo staff di Jannik Sinner aveva con sé uno spray contenente il Clostebol, una sostanza vietata? È una domanda maliziosa che molti malinformati hanno continuato a ripetere da quando è emersa la positività del tennista altoatesino riscontrata durante e dopo il torneo di Indian Wells 2024. In realtà, la spiegazione era già nella decisione presa da un tribunale indipendente che ha di fatto assolto Sinner, per nessuna colpa e negligenza. Ora però il suo ex preparatore atletico Umberto Ferrara, finito nel mirino delle critiche appunto per ricostruzioni parzialmente errate, ha deciso di raccontare tutto. E spiegare apertamente perché aveva con sé anche negli Stati Uniti l’ormai famoso Trofodermin: “Lo utilizzo da anni in quanto prescritto dal medico specialista quale farmaco di supporto per una patologia cronica“, ha spiegato a La Gazzetta dello Sport.

CASO CLOSTEBOL – Dalla positività alla sospensione: tutte le tappe della vicenda

Ecco perché Ferrara aveva portato anche a Indian Wells lo spray comprato in data 12 febbraio 2024 in una farmacia in Italia. Lo poteva avere e utilizzare, nonostante fosse parte dello staff di un atleta, proprio per la sua patologia. Lo chiarisce l’articolo 2.6.2 del Codice Mondiale Antidoping, che sancisce il divieto di possedere sostanze dopanti salvo che la persone in questioni “non giustifichi il possesso con una TUE concessa ad un Atleta ai sensi dell’articolo 5.4 o con altra valida motivazione“. La TUE è l’esenzione a fine terapeutici, che in questo caso non riguarda Sinner ma appunto lo stesso Ferrara. Tutte questioni già ricostruite nelle indagini e nella sentenza. Per questo l’Itia ha sempre ribadito che da parte di Sinner e del suo staff “non c’è stata alcuna violazione delle regole del programma antidoping.

Ferrara era a conoscenza di tutte le norme e infatti alla Gazzetta spiega: “Ero perfettamente consapevole del divieto e l’ho sempre custodito con massima cautela, nel mio beauty personale”. E poi ricostruisce i passaggi di tutta la vicenda. Portò lo spray negli Usa “perché mi sarebbe potuto servire per la patologia e per averlo a disposizione, essendo all’estero“. Poi il passaggio cruciale, l’utilizzo da parte del fisioterapista Giacomo Naldi per curare una ferita al dito: massaggiando successivamente Sinner, provocò la contaminazione e la positività all’antidoping. “Non ho consegnato nulla a Naldi – dice Ferrara – gliene ho suggerito l’utilizzo poiché aveva un taglio a un dito che non cicatrizzava e rendeva complicato il suo lavoro”. Ferrara specifica: “Fui molto chiaro nel comunicare a Naldi la natura del prodotto e la necessità che per nessuna ragione dovesse entrare in contatto con Jannik. Infatti ne ho consentito l’uso solo all’interno del mio bagno personale. Naldi non ha negato di essere stato informato, ma ha detto di non ricordare“.

Per questo, prosegue Ferrara, accolse la notizia della positività di Sinner con “incredulità e stupore”. Anche se, “sentendo parlare di clostebol, il collegamento con il Trofodermin è stato immediato. In poche ore abbiamo ricostruito i passaggi che hanno portato alla contaminazione di Jannik e ho fornito le prove dell’acquisto dello spray presso una farmacia di Bologna“. La ricostruzione fornita da Sinner e dal suo team ha convinto tutti, alla fine pure la Wada, che come noto si è accordata per una mini-sospensione di tre mesi per salvare la faccia dopo aver chiesto oltre un anno di squalifica. A Ferrara però resta la delusione: “Mi ha fatto soffrire la superficialità, a volte aggravata dalla malafede, con cui molte persone hanno trattato la mia posizione all’interno della vicenda”. La rottura del rapporto con Sinner era inevitabile – “ero consapevole potesse essere uno dei possibili epiloghi” – ma pure Matteo Berrettini ha ricevuto critiche quando lo ha scelto come preparatore atletico: “Le critiche sono pervenute da quelle stesse persone (giornalisti e non solo) che hanno trattato con superficialità la vicenda. Matteo si è documentato e ha preso le decisioni che ha ritenuto migliori”, replica Ferrara. Che conclude: “Ho dovuto constatare che qualcuno ha scelto di attaccare la mia persona, riportando fatti e circostanze in modo superficiale, ignorando deliberatamente il contenuto della sentenza del Tribunale Indipendente, che ha ben determinato dinamiche e responsabilità individuali“.

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Il Fatto Quotidiano

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