Sinner, cosa ti porti dietro dall'Australia: una prima mai così potente e precisa, ma troppe palle break sprecate

  • Postato il 30 gennaio 2026
  • Di Virgilio.it
  • 3 Visualizzazioni

Il viaggio di ritorno avrà un retrogusto amaro, ma Jannik Sinner dall’Australia sa di portarsi via qualcosa che prima non sapeva di possedere. Ovvero una prima di servizio potente ed efficace come mai si era vista prima: non è bastata per avere ragione di un Djokovic in stato di grazia, ma è stata comunque sufficiente per far abbozzare un sorriso sul volto dell’altoatesino e del suo staff di lavoro, che su quello che fino a pochi mesi fa appariva alla stregua di un anello debole (non mancante, ma certo non il fondamentale più efficace) può cominciare a costruire la risalita dopo la battuta d’arresto patita a Melbourne.

Una battuta da vero numero 1: Sinner al servizio ha alzato l’asticella

Per quanto sia difficile crederlo, 26 ace non sono bastati a Sinner per piegare la resistenza di un Djokovic (a tratti) eroico. Ma 26 ace in una singola partita l’altoatesino non li aveva mai mandati a referto: il precedente record era di 20, realizzato contro Alex Bolt in un match di qualificazione al torneo di Wimbledon nel 2019.

Contro Luciano Darderi gli ace erano stati 19, contro James Duckworth 18 e contro Eliot Spizzirri 17, che pensando ai 59 ace complessivi mandati a referto nell’edizione 2025 degli Australian Open (vinta, disputando 7 gare) sono numeri che fanno impallidire, visto che nel 2026 la corsa di Sinner s’è fermata dopo 6 gare (anzi, 5 e mezzo, visto che contro Gaston all’esordio si è giocato per soli due set prima del ritiro del transalpino) e un totale di ben 91 ace serviti.

Numeri che testimoniano una crescita nel fondamentale enorme, ma che come una coperta che si rispecchi ha finito paradossalmente per accorciare altri parametri che si sono rivelati determinanti ai fini della partita con Djokovic.

L’altra faccia della medaglia: le troppe palle break non sfruttate

Perché il numero che stride maggiormente è quell’11% di palle break convertite: 2 su 18 è il dato che perseguiterà nei prossimi giorni tutto lo staff di Sinner, che ha dilapidato ben 8 palle break nel solo quinto set, non sfruttando due game nei quali s’è ritrovato avanti 15-40 e uno (il più sanguinoso, cioè il maledetto ottavo game) addirittura 0-40. E non sempre Djokovic ha servito benissimo quando s’è ritrovato impiccato, tanto che un paio di risposte gridano vendetta (più di tutte, quella ai vantaggi nel quarto gioco, letteralmente buttata alle ortiche per un eccesso di frenesia).

Sinner era entrato nella semifinale dopo aver ottenuto 24 break su 50 opportunità avute nelle precedenti 5 partite, una percentuale vicina al 50%, crollata chiaramente dopo il 2/18 fatto segnare con Djokovic (38% finale). Sono numeri nudi e crudi che testimoniano quanto alla fine piccoli ma significativi dettagli abbiano fatto tutta la differenza del mondo. Con Djokovic che pur faticando nel contenere le prime di servizio di Sinner (80% di punti vinti con la prima) ha potuto beneficiare di percentuali basse in risposta (29% sulla prima, 49% sulla seconda).

La maledizione del quinto set continua: 7 ko. negli ultimi 8 giocati

Bastano questi dati per spiegare una sconfitta tanto amara? A conti fatti si, sebbene Djokovic ha saputo davvero buttare il cuore oltre l’ostacolo. Con Sinner che in alcuni momenti del match è sembrato meno lucido del solido, pagando dazio a un altro suo tallone d’Achille, quella statistica maledetta dei quinti set disputati in carriera.

Che da oggi si aggiorna in maniera piuttosto eloquente: su 17 incontri, soltanto 6 volte Jannik è riuscito a spuntarla. E delle 11 partite perse, 4 sono state le ultime disputate (le due con Alcaraz nelle ultime due edizioni del Roland Garros, quella con Medvedev a Wimbledon 2024 e appunto quella con Djokovic a Melbourne), che poi fanno 7 ko. negli ultimi 8 quinti set disputati (fa eccezione solo la finale degli Australian Open 2024 contro Medvedev).

Non può essere solo un caso, ma ogni partita fa storia a sé. E se la sconfitta con Alcaraz nella finale dello scorso Roland Garros produsse l’immediata riscossa a Wimbledon, l’auspicio è che questa ottenuta alla Rod Laver Arena possa far scaturire altrettanta sete di rivincita.

Autore
Virgilio.it

Potrebbero anche piacerti