Sinner a Montecarlo smonta le certezze per superare Alcaraz e non è solo questione di mentalità, bisogna cambiare per vincere
- Postato il 9 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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Nel piccolo mondo di Jannik Sinner, Simone Vagnozzi si è riservato un ruolo tutto suo edificato in anni di costruzione in cui non è mancata l’incertezza, la fatica ma altrettanta determinazione nel sostenere la realizzazione di un progetto che aveva iniziato – non senza incertezze – da Riccardo Piatti, anni addietro. Nel suo programma, a Montecarlo, si consuma la svolta della progressione che abbiamo osservato sul cemento americano quando ha messo in scena l’atto primo e secondo del Sunshine Double, in preparazione di quel che sarà al Roland Garros. Già nel torneo di casa (per lui), Jannik ha dimostrato una mentalità in crescita come una indubbia lucidità nel variare le risposte, avanzamento sulla terra. Almeno per Sinner.
- Sinner, cosa c'è di nuovo secondo Vagnozzi
- Servizio e risposta, qualcosa è cambiato
- Alcaraz agli antipodi
- L'avanzata di Sinner a Montecarlo
- La mentalità vincente
Sinner, cosa c’è di nuovo secondo Vagnozzi
Vagnozzi, a Sky Sport, ha esplicitato quel progresso che si è osservato nei primissimi match di questa edizione del torneo monegasco che consente a Jannik di tornare a casa e di sperimentare. Sì, uscire dalla confort zone che ci aveva ribadito a più riprese per competere sulla superficie che ha visto dominare Carlos Alcaraz nella scorsa stagione.
Il coach dell’azzurro ha ribadito quanta ambizione e lavoro ci sia stato e ci sarà, per avvicinarsi all’obiettivo dell’anno: “Certi giocatori, tipo Zverev, a seconda di come ti metti, un passo avanti o un passo indietro, cambiano il servizio. Ma se ti muovi spesso, gli spezzi il ritmo. In questo Sinner ha fatto un upgrade: in risposta mischia, un punto si mette con i piedi sulla riga di fondo e quello dopo arretra. Prima invece giocava il game tutto lontano o tutto vicino. Abbiamo lavorato sulla sua flessibilità. Se faceva il punto, voleva giocarlo sempre così. Invece bisogna cambiare, sennò gli altri si abituano”.
Servizio e risposta, qualcosa è cambiato
Sul servizio sappiamo che si era concentrata, e molto, la prima parte della preparazione per l’avvio di stagione in vista del cemento mentre le varianti in risposta sono un dato acquisito su questa terra rossa che ha premiato Jannik, Matteo Berrettini e punito purtroppo l’ex finalista Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli.
Certo, tornando al campione azzurro, bisognerebbe analizzare profondamente il significato di quell’abitudine a cui fa cenno Vagnozzi. Il gioco di Sinner, oggi, è assai più vario rispetto anche solo a un anno fa complice uno stop che non può essere cancellato e che lo ha ricondotto a Roma con le conseguenze che sappiamo e quella gioia inedita, dopo tre mesi di fermo assoluto smaltita la squalifica. Una condizione che non può essere cancellata. Si può elaborare, accettare ma non dimenticare.
Alcaraz agli antipodi
Questa stagione è completamente differente, ma vanta già una maggiore intensità nella rivalità che vede contrapposto il campione altoatesino al rivale inevitabile, sfrontato: Carlos Alcaraz. Lo spagnolo ha già speso dichiarazioni eloquenti con una certa propensione all’autoassoluzione anticipata. Quando afferma di essere consapevole dell’avanzata, e delle intenzioni, dell’italiano si mette al riparo da certe critiche soprattutto in patria. Ma serve? E’ davvero necessario?
Ieri abbiamo assistito alla versione peggiore di Daniil Medvedev, tennista ex numero 1 del ranking, capace d parole e gesti plateali di abnorme coraggio ma altrettanto polemico e a tratti incomprensibile nella partita contro Matteo Berrettini. Il russo ha consegnato la versione peggiore di sé, come sportivo, a favore di pubblico e telecamere che hanno filmato la sequenza di racchetta rotta e insulti gratuiti con incitamento da parte degli spettatori. Un film senza capo né coda.
Berro ne ha approfittato, realizzando quella che ha definito poi la partita della vita contro un giocatore immane; non ha perso poi ironia, Matteo, dedicando a Carlo Verdone la vittoria del match citandolo sulla camera. Messaggini di incitamento e sostegno sono i presupposti per il regista romano che, però, è un noto estimatore del russo.
L’avanzata di Sinner a Montecarlo
Delusione invece per Lorenzo Musetti che, contrariamente alla scorso anno, chiude troppo presto a Montecarlo ammettendo di non riuscire a trovare, ancora, quella lucidità e quel cinismo indispensabili a chiudere punti e partita. Un vero peccato qui, dove aveva giocato ai massimi livelli nel 2025.
Invece la rabbia prevale quando si parla di Flavio Cobolli, furibondo con la giudice di sedia per un dritto a sventaglio del belga Blockx giudicato buono dall’occhio di falco e invece confermato out dal segno della palla sul campo quando il verdetto dell’arbitraggio elettronico non è ribaltabile.
La mentalità vincente
Ci rimane un ultimo punto: la mentalità che Sinner spende in campo. Il suo marchio, la sua identità. Un tratto che, quando è concentrato e focalizzato sull’obiettivo, si comprendono immediatamente.
Sa essere fragile eppure potente come nessuno mai. Deve riscoprire il piacere di vincere, secondo le moltitudini che ancora non conosce. Si inizia a Montecarlo, passando per Roma con sullo sfondo l’obiettivo vero, Parigi.