Sinistra contro la linea dura per i violenti

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Di Panorama
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Dopo i disordini di Torino l’esecutivo accelera il passo. Ieri il vertice di maggioranza convocato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni per definire gli ultimi dettagli del decreto sicurezza che dovrebbe essere licenziato in settimana. Alla riunione hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, e il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro.

Meloni post vertice coglie anche l’occasione per rispondere al rilievo sollevato dal segretario dem Elly Schlein che, condannando i fatti di Torino, non ha mancato di metterci un però: «Le forze dell’ordine sono un patrimonio dello Stato, non una questione di parte. Per questo siamo preoccupati dalle strumentalizzazioni di queste ore». Schein ha poi detto di aver chiamato il presidente del Consiglio per un appello all’unità. E Meloni risponde, andando oltre le semplici parole e rivolgendo all’opposizione un appello a una collaborazione istituzionale. Tradotto: i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro Piantedosi. Insomma il messaggio del governo è chiaro: vi proponiamo di votare una risoluzione che intervenga subito per risolvere il problema sicurezza e vediamo chi ci sta. È il momento di uscire allo scoperto, secondo il governo. 

Dalle opposizioni Schlein tace, ma risponde il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte«Il governo adesso vuole davvero ascoltare le nostre proposte? È davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio per tattiche strumentali? Se sì, noi ci stiamo e siamo disponibili a verificarlo. Siamo pronti a condividere subito una risoluzione che impegni il governo a dare le risposte che fin qui non ci sono state», spiega il leader pentastellato elencando poi una serie di proposte che poco hanno a che fare con la sicurezza delle piazze o degli agenti che fanno il proprio lavoro come la «perseguibilità d’ufficio per reati odiosi che creano allarme sociale». Difficile trovare un’espressione più vaga di questa. Per il Partito democratico parla Piero De Luca che già, come prevedibile, comincia ad agitare la Costituzione. «Se ci sono altre norme da mettere in campo, ragioniamo insieme, ma insieme davvero, considerando che finora il governo ha approvato vari decreti, reati e pene che si sono rivelati inadeguati. Il tutto con un’unica precisazione per noi decisiva: mettere in campo ciò che serve per deterrenza, prevenzione e repressione, senza però limitare o reprimere diritti costituzionali come l’esercizio della manifestazione del pensiero, della libera espressione delle proprie idee, anche se in dissenso col governo, quando sono pacifiche, corrette e civili. Perché questo è un limite che non va toccato e non va superato dal nostro Paese. Guai a comprimere i diritti costituzionali». 

La strategia è già servita ed è sempre la stessa, con la solita complicità del Colle: se una norma non piace si tira in campo il tema della costituzionalità e dei diritti fondamentali. 

La reazione del leader di Avs, Angelo Bonelli è scomposta e si può definire negazionista: «Nessuno conosce la risoluzione unitaria. Non è stata presentata e quindi non esiste» e sottolinea: «di proposte sulla sicurezza ne abbiamo fatte tante a partire dalla legge finanziaria per chiedere l’aumento degli organici di polizia, per aumentare e potenziare la prevenzione nei sistemi di investigazione. Il punto è che non devono usare la questione della sicurezza come elemento di strumentalizzazione politica perché tutte le nostre proposte sono state bocciate». In sintesi l’originale proposta di Avs è quella di chiedere più soldi per le forze dell’ordine.

Per il collega Nicola Fratoianni la proposta del governo «è una scatola vuota. Però, le modalità segnalano, quantomeno, un qualche elemento di stranezza: non era ancora capitato che una nota di Palazzo Chigi dicesse al Parlamento cosa fare. Discuteremo con le altre opposizioni. Ma in calendario c’è una informativa, che non richiede una risoluzione». E poi anche lui ribadisce: «difficile commentare ciò che non esiste». Per Riccardo Magi, +Europa, la richiesta della premier «pare un modo per avere un avallo preventivo a norme che il governo ha già annunciato. Un pacchetto sicurezza sui cui contenuti noi non siamo d’accordo», ha spiegato, evidenziando che «se Meloni vuole scrivere che Piantedosi ha fallito la gestione dell’ordine pubblico e che si condannano le violenze allora va bene. Sennò sembra un ricatto». 

Nel frattempo la narrazione a sinistra prosegue e punta ancora sulla «strumentalizzazione».

Autore
Panorama

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