“Siamo profondamente preoccupati e turbati dalle continue rivelazioni degli Epstein Files”: William e Kate rompono il silenzio. Re Carlo e Camilla contestati dai sudditi

  • Postato il 9 febbraio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Il deserto di Riad non è bastato a proteggere il Principe William dall’onda d’urto che sta scuotendo Buckingham Palace. Mentre l’erede al trono si trova in Arabia Saudita per una delicata missione diplomatica – che ha sancito il disgelo con il principe ereditario Mohammed bin Salman, archiviando di fatto il caso Khashoggi – la sua attenzione è stata costretta a tornare prepotentemente a Londra, su un dossier che la Corona avrebbe preferito lasciare chiuso negli archivi del Dipartimento di Giustizia americano: il caso Epstein.

Per la prima volta, William e Kate hanno deciso di rompere il muro di silenzio eretto dalla “Ditta”. Attraverso un portavoce di Kensington Palace, i Principi del Galles si sono detti “profondamente preoccupati” per le “continue rivelazioni” che emergono dai nuovi file desecretati relativi al defunto finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. “Posso confermare che il Principe e la Principessa sono stati profondamente turbati dalle notizie emerse. I loro pensieri restano concentrati sulle vittime”, ha dichiarato il portavoce. Una nota breve, chirurgica, che non cita mai il nome che tutti hanno in mente: il principe Andrea.

La strategia del distacco

La scelta di parlare proprio ora, alla vigilia dell’arrivo di William a Riad, non è casuale. La monarchia sta cercando di tracciare una linea netta di demarcazione tra l’istituzione operosa – rappresentata dai Galles e dal Re – e il ramo “tossico” della famiglia, incarnato dall’ex Duca di York. Andrea Mountbatten-Windsor, già privato di titoli militari e del trattamento di Altezza Reale, è tornato al centro della tempesta mediatica dopo la pubblicazione dell’ultima tranche di documenti dagli USA, che hanno riacceso i riflettori sui suoi legami a doppio filo con Epstein e la complice Ghislaine Maxwell. Fino a ieri, la strategia era stata quella del “no comment”. Ma l’intensificarsi della pressione pubblica ha costretto i futuri sovrani a prendere una posizione etica, seppur indiretta, allineandosi con il dolore delle vittime piuttosto che con la difesa d’ufficio del parente.

La rabbia dei sudditi: Re Carlo nel mirino

Che la misura fosse colma lo si è capito nelle strade della provincia inglese, solitamente accoglienti con il monarca. Negli ultimi giorni, Re Carlo III è stato oggetto di contestazioni esplicite e senza precedenti recenti per un sovrano in carica. L’ultimo episodio è avvenuto a Clitheroe, nel Lancashire: mentre il Re salutava la folla, un uomo ha gridato: “Da quanto tempo sai di Andrea ed Epstein?”. Nonostante i fischi dei presenti che intimavano al contestatore di tacere, il messaggio è arrivato forte e chiaro. Solo pochi giorni prima, giovedì scorso, la scena si era ripetuta nel villaggio di Dedham, nell’Essex. Durante una visita con la Regina Camilla, Carlo era stato interpellato bruscamente da un altro cittadino: “Carlo, hai sollecitato la polizia ad avviare un’indagine su Andrea?”. In entrambi i casi, il sovrano ha proseguito imperturbabile, applicando la vecchia regola del “never complain, never explain”, ma è evidente che lo scandalo sta intaccando il capitale di fiducia della Corona proprio mentre si prepara a ricevere la prima visita di Stato di un leader nigeriano dopo 37 anni.

Il fronte comune dei fratelli

William non è solo in questa operazione di “pulizia” dell’immagine reale. Pochi giorni fa, anche il principe Edoardo, solitamente molto riservato, aveva rotto gli indugi parlando al World Governments Summit di Dubai. “È necessario ricordare le vittime“, aveva scandito il Duca di Edimburgo, sottolineando con gravità come queste siano state “moltissime”. È in atto, dunque, un accerchiamento diplomatico attorno alla figura di Andrea. Mentre William stringe mani a Riad e Carlo prepara i fasti di Buckingham Palace per gli ospiti internazionali, l’obiettivo comune sembra essere quello di isolare definitivamente l’ex duca, trasformandolo in un corpo estraneo per salvare la credibilità dell’istituzione.

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Il Fatto Quotidiano

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