“Serve una ribellione della coscienza dei popoli contro il nuovo colonialismo Usa in America Latina”: il discorso del premio Nobel Esquivel
- Postato il 8 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Pubblichiamo di seguito l’intervento dello scrittore argentino, premio Nobel per la pace, Adolfo Pérez Esquivel, pronunciato in videocollegamento dopo l’attacco Usa al Venezuela e la cattura del leader Nicolas Maduro.
Di fronte all’invasione degli Stati Uniti in Venezuela e al sequestro del presidente costituzionale Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, vogliamo condannare l’azione criminale del governo Trump che intende tornare alla nefasta Dottrina Monroe per sottomettere i popoli dell’America Latina e dei Caraibi.
L’invasione del Venezuela è un’aggressione contro l’intero continente latinoamericano e in particolare contro i governi popolari che difendono la sovranità politica ed economica. Il cosiddetto “Corollario Trump” della Dottrina Monroe, esposto nella strategia del Documento di Sicurezza Nazionale, mira a recuperare la preminenza degli Stati Uniti sull’emisfero occidentale, principalmente sull’America Latina.
Tutti i paesi dell’America Latina sono minacciati e violati dall’impero che continua a considerare l’intero continente come il “suo cortile di casa”.

Gli interventi militari degli Stati Uniti non sono una novità, basti ricordare, tra i tanti, quelli di Santo Domingo, Grenada e Panama, dove nel 1986 hanno rapito e incarcerato il generale Noriega invadendo Panama e lasciando più di 1200 morti a Los Chorrillos con totale impunità. Ma questa volta l’escalation militare supera i precedenti imperiali. Il dispiegamento di portaerei e navi di scorta nei Caraibi, le morti causate da Trump nel Mar dei Caraibi contro pescherecci e il sequestro di petroliere e quelle commesse in varie parti del mondo lo indicano come un criminale che deve essere giudicato dalla Corte penale internazionale.
I bombardamenti contro il Venezuela e il sequestro del suo presidente e di sua moglie, così come le minacce ai governi di Colombia, Messico, Nicaragua e Cuba, che hanno avuto il coraggio di denunciare le minacce alla sovranità dei popoli, evidenziano la strategia della potenza egemonica di infrangere tutti i consensi del diritto internazionale, patti, protocolli, convenzioni e trattati sui diritti umani, per imporre con la forza il saccheggio e la sottomissione dei popoli.
Trump, nella sua disperazione di perdere l’egemonia mondiale, cerca di assicurarsi le risorse petrolifere e naturali dell’America Latina.
La menzogna è la madre della violenza e gli Stati Uniti la utilizzano per giustificare la loro aggressione ad altri paesi, per dichiarare guerra all’Iraq accusando Saddam Hussein di possedere “armi di distruzione di massa”, mai trovate. Oggi accusa Maduro di essere il capo del narcotraffico e trafficante d’armi, e lo usa come scusa per sequestrarlo in Venezuela e pretendere di processarlo nei tribunali statunitensi. Che garanzia potrà avere se lo hanno condannato prima di processarlo?
Lo stesso Trump ha appena graziato l’ex presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernández, condannato a 45 anni di carcere per traffico di droga, il che dimostra che non è interessato alla lotta al narcotraffico, ma lo usa solo come scusa per legittimare l’uso della forza secondo gli interessi dell’Impero.
Non posso non sottolineare quanto sia dolorosa e indignante la complicità e il silenzio dei governanti dell’America Latina e del mondo di fronte a questa violazione del diritto internazionale, come l’invasione di un paese e il sequestro del suo presidente. È stata superata una linea rossa, quella del rispetto della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli. Noi popoli latinoamericani dobbiamo affrontare governi di destra che vivono sottomessi al colonialismo degli Stati Uniti, come quello argentino di Javier Milei, tra gli altri, che avallano l’operato dell’Impero. Quando sarà il momento, dovranno rendere conto delle loro azioni al popolo e alla giustizia. “Chi semina raccoglie”.
Di fronte a questa situazione, dobbiamo convocare una “ribellione della coscienza dei popoli” che promuova tutte le azioni di resistenza e di mobilitazione per affrontare questo nuovo colonialismo.
Non dobbiamo accettare il sistema di dominio e saccheggio che mira ad approfondire la dipendenza economica, politica, culturale e spirituale.
Come annunciò con profetica lucidità il liberatore Simón Bolívar: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a infestare l’America di miserie, in nome della libertà”. Per questo è indispensabile agire con urgenza in difesa della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli.
Le Nazioni Unite devono pronunciarsi sui crimini commessi da Trump, impedire che agisca con totale impunità, generando un pericolo per la vita e la sicurezza mondiale. Conosciamo i limiti del sistema multilaterale, ma è comunque necessario intervenire in difesa del diritto internazionale.
Vorrei rivolgermi al popolo degli Stati Uniti: molti settori non condividono la politica di aggressione e violenza del governo Trump, mentre al loro interno la popolazione più bisognosa, i migranti, i giovani, i poveri e le vittime di discriminazione vivono situazioni gravi. Di fronte alle continue violazioni e al mancato rispetto dello Stato di diritto, il popolo deve chiedere spiegazioni per le sue azioni e le sue dimissioni dalla presidenza degli Stati Uniti. È indispensabile che le chiese, le organizzazioni sociali, politiche e culturali, i sindacati e i leader politici si mobilitino e pongano dei limiti a un governante che mette in pericolo la pace mondiale. Devono agire prima che sia troppo tardi. Sono le mobilitazioni che possono garantire la difesa della democrazia e del diritto.
I popoli non possono essere spettatori passivi quando è in gioco la libertà e la sovranità dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nel continente.
L’appello alla ribellione delle coscienze è un invito alla speranza e alla liberazione dei popoli. Dobbiamo cercare l’unità nella diversità del nostro continente sulla base della solidarietà dei popoli.
Denunciare la violenza contro il Venezuela e le minacce contro cuba, Colombia, Brasile, Nicaragua, denunciare davanti agli organismi nazionali, regionali come l’Oea (Organizzazione degli stati americani, ndr), (silenziata dagli stati uniti) e organismi internazionali, l’Onu, i parlamenti.
Dichiarare una giornata di ribellione di coscienza dei popoli, sciopero continentale, mobilitazione e riflessione dei diversi settori sociali, politici, culturali e religiosi per trovare alternative liberatrici che unificano la grande patria.
Nel IV Vertice delle Americhe tenutosi il 5 novembre 2005 a Mar del Plata, i presidenti di Argentina, Brasile, Venezuela, Uruguay e Paraguay si sono uniti per opporsi all’ALCA, un trattato di libero scambio che mirava ad approfondire il neoliberismo e un modello neocoloniale nella regione. Oggi l’impero ritorna con gli stessi obiettivi, ma questa volta con le armi. Siamo riusciti a sconfiggere l’ALCA, ora sconfiggeremo il ritorno alla Dottrina Monroe. La sovranità dei popoli non è negoziabile.
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