Sequestro Cristina Mazzotti – Convalidato l’arresto di Giuseppe Calabrò per pericolo di fuga la gip: “È un invisibile della ‘ndrangheta”
- Postato il 9 febbraio 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Giuseppe Calabrò è un “invisibile” della ‘ndrangheta, apparentemente “sembra una persona tranquilla, ma ha un valore criminale elevato. L’uomo è un “affiliato posto in posizione apicale e sovraordinata” agli altri. A scriverlo è la gip di Milano Giulia Marozzi, sulla base delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia di due giorni fa, nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Calabrò. Il fermo dell’uomo era stato eseguito venerdì sera.
Il 76enne, già condannato nei giorni scorsi a Como all’ergastolo per l’omicidio di Cristina Mazzotti, la studentessa di 18 anni sequestrata nel 1975, era stato bloccato tre giorni fa dagli uomini della squadra mobile e della Dia di Milano su delega della Direzione distrettuale antimafia per pericolo di fuga.
L’uomo, oltre a essere ritenuto nell’inchiesta sugli ultras dello stadio San Siro il “mediatore tra famiglie” della criminalità organizzata calabrese “interessate alla gestione dei ricavi illeciti” del Meazza, aveva preso parte al commando dell’Anonima sequestri che, secondo l’accusa, aveva rapito la 18enne. La ragazza era stata segregata “in una buca” senza aria a Castelletto Ticino, drogata con tranquillanti ed eccitanti fino al ritrovamento del cadavere l’1 agosto dello stesso anno.
La gip riporta nel provvedimento le dichiarazioni di un pentito e riassume un passaggio in cui quest’ultimo ha riferito che persino Carmine De Stefano, “considerato esponente di spicco della ‘ndrangheta a Reggio Calabria, si era stupito che Calabrò lo avesse incontrato”. L’uomo avrebbe usato “telefoni di prima generazione, che spegneva anche per lunghi periodi durante la sua permanenza a Milano”. La gip ne ha sottolineato l’elevatissima pericolosità oltre all’elevato rischio di fuga, per cui è stato deciso l’arresto.
Calabrò, interrogato dopo il fermo, ha dichiarato di non aver mai voluto fuggire. “Ho partecipato a tutte le udienze del processo – ha dichiarato agli inquirenti – sino all’ultima, a cui ho partecipato per difendermi, continuando a sostenere la mia innocenza”. In base all’ordinanza Calabrò ha legami “anche parentali” con le “famiglia di ‘ndrangheta” degli Staccu e dei Barbaro-Papalia. Secondo la Gip l’uomo “potrebbe godere di appoggi di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento”.
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