Sentenza TAR sui balneari, Capelli (Assomare Pietrese): “Così si mette a rischio l’economia di un intero paese”

  • Postato il 3 febbraio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Spiaggia Pietra Ligure

Pietra Ligure. Siamo molto preoccupati di fronte all’ultima sentenza del TAR”. Fabio Capelli, presidente di Assomare Pietrese – l’associazione balneare più rappresentativa di Pietra Ligure, con circa 40 soci – non nasconde le proprie preoccupazioni per la stagione 2026. La decisione del tribunale amministrativo ligure rischia, secondo Capelli, di mettere in crisi non solo i titolari degli stabilimenti, ma l’intera economia del paese.

Questa sentenza ci lascia un po’ stupiti. Il Comune di Pietra aveva fatto tutti i passi necessari – spiega Capelli -. L’amministrazione comunale si è mossa correttamente e nei tempi. I bandi sarebbero usciti a fine marzo e aprile, e si sarebbero conclusi entro ottobre”.

Ma i tempi ora diventano a dir poco stretti, anche perché la sentenza del TAR ligure parla chiaro: Pietra Ligure – proprio come Laigueglia – deve concludere (quindi non semplicemente indire) le gare entro i mesi di maggio-giugno 2026: “53 gare fatte di fretta non possono che dare adito a pasticci e ricorsi. Ricordiamo che la Commissione è formata da tre persone che devono giudicare almeno 53 bandi di gara”, sottolinea Capelli.

Così si mette a rischio l’economia di un intero paese, che vive sul turismo balneare. Si rischia di non vedere aperti gli stabilimenti”, continua. E aggiunge: “Sarà difficile riuscire a fare tutto prima dell’estate, rischiamo di avere le spiagge chiuse. Ma pensiamo anche al servizio del salvataggio in mare che garantiamo, non è una cosa da poco”.

Capelli ricorda come il problema non riguardi solamente Pietra: “Sta diventando un problema più esteso – prosegue il presidente -. A livello nazionale sono stati fatti 17 bandi e di questi 13 in Liguria. Non mi sembra che la nostra regione sia rimasta proprio a guardare sul tema”.

Capelli racconta anche la propria esperienza personale in qualità di concessionario: “Ci ho dedicato la vita. Non ho mai pensato che la spiaggia sia mia, anzi. Ho sempre utilizzato tutto come un bene pubblico gestito secondo le regole”.Aggiunge il concessionario: “In questi anni ho costruito una azienda e penso di avere qualche diritto, non si può essere estromessi così – afferma ancora -. Le amministrazioni comunali hanno lavorato bene, soprattutto Pietra, che ha seguito le regole”.

Con riferimento alla sentenza del TAR, secondo Capelli ci si troverebbe di fronte ad una sorta di paradosso istituzionale: “Un organo dello Stato che fa causa ad un altro organo dello Stato, che sono i Comuni, con le conseguenti spese legali, per dare contro a una legge scritta dallo Stato”.

La situazione, secondo Capelli, è resa ancora più complicata dall’assenza di uniformità normativa: “Il mese scorso abbiamo letto una sentenza del TAR della Toscana su un caso analogo al nostro, dove è stato detto l’opposto del TAR Liguria. A pochi km di distanza ci sono regole completamente diverse. L’Italia è una, circondata dal mare, dovrebbe esserci una sola legge. Non credo che una accelerata possa bastare. Questa sentenza è una entrata a gamba tesa su un procedimento che stava facendo il suo corso in modo normale”, conclude. 

Autore
Il Vostro Giornale

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