Scuola, firmato il rinnovo contratto 2025-2027: aumenti per docenti e Ata e arretrati

  • Postato il 1 aprile 2026
  • Economia
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Firmato il rinnovo del contratto istruzione e ricerca per il triennio 2025-2027, che coinvolge circa 1,3 milioni di lavoratori della pubblica amministrazione, tra cui 850 mila docenti. L’intesa è stata raggiunta all’ARAN e annunciata dal ministro Paolo Zangrillo.

L’accordo prevede aumenti medi a regime, a partire da gennaio 2027, pari a 137 euro lordi mensili: 143 euro per i docenti e 107 euro per il personale Ata. A questi si aggiungono gli arretrati, rispettivamente di 855 e 633 euro.

Si tratta del terzo rinnovo in tre anni, dopo quelli relativi ai trienni precedenti, un risultato che il governo definisce significativo per garantire continuità contrattuale e adeguamento salariale.

Governo e risultati: “Un traguardo storico”

Il ministro Giuseppe Valditara ha definito l’intesa “un risultato storico”, sottolineando come i tre rinnovi abbiano portato a un incremento complessivo degli stipendi.

Secondo i dati diffusi, gli aumenti mensili complessivi arrivano fino a 412 euro per i docenti e 304 euro per il personale Ata su tredici mensilità.

Zangrillo ha evidenziato come dal 2023 a oggi siano stati siglati tutti i contratti arretrati, con un incremento complessivo del 16% per il comparto. L’obiettivo dichiarato è quello di superare definitivamente i ritardi e i blocchi contrattuali del passato, garantendo maggiore stabilità ai lavoratori della scuola.

Stipendi italiani e confronto con l’Europa

Nonostante gli aumenti, resta aperta la questione del divario retributivo rispetto agli altri Paesi europei. Secondo il rapporto Education at a glance dell’OCSE, gli insegnanti italiani continuano a essere meno pagati rispetto ai colleghi europei.

Un docente di scuola primaria con 15 anni di esperienza guadagna circa un quarto in meno rispetto a colleghi francesi e spagnoli e meno della metà rispetto a quelli tedeschi, a parità di potere d’acquisto.

Nel periodo 2015-2024, mentre negli altri Paesi gli stipendi sono cresciuti mediamente del 14,6%, in Italia si è registrata una diminuzione reale del 4,4%, complice l’inflazione e i lunghi blocchi contrattuali.

Sindacati e prospettive future

La firma del contratto ha visto l’adesione di tutte le principali sigle sindacali, inclusa la CGIL, che aveva rifiutato il precedente accordo. La stessa organizzazione ha parlato di “una prima risposta concreta all’emergenza salariale”, pur chiedendo ulteriori interventi per contrastare l’inflazione.

La CISL Scuola ha invece rivendicato la continuità del percorso contrattuale, mentre la UIL Scuola ha sottolineato come, per la prima volta dopo anni, si sia arrivati a un rinnovo senza ritardi.

L’accordo riguarda principalmente la parte economica, mentre restano aperti i negoziati sugli aspetti normativi, come lavoro agile e welfare.

Intanto, anche le voci accessorie dello stipendio subiranno piccoli aumenti, variabili in base all’anzianità di servizio. Tuttavia, il tema centrale resta quello del potere d’acquisto: con un’inflazione ancora incerta e scenari economici instabili, il percorso di valorizzazione economica del personale scolastico appare tutt’altro che concluso.

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Blitz

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