Scontri a Torino, Bindi contro Meloni: “Il governo non dà ordini alla magistratura, esiste l’obbligatorietà dell’azione penale”. Su La7
- Postato il 3 febbraio 2026
- La7
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Il governo non dà ordini alla magistratura e forse bisognerebbe ricordare alla presidente del Consiglio che in questo paese vige ancora l’obbligatorietà dell’azione penale, perché i magistrati sanno perfettamente che cosa devono fare e quali norme applicare”. È il messaggio lanciato a Tagadà (La7) da Rosy Bindi a Giorgia Meloni, intervenendo sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo nazionale per il centro sociale Askatasuna.
Per l’ex ministra la violenza esplosa in piazza viene utilizzata politicamente, soprattutto in vista del referendum sulla giustizia. Bindi parte da una premessa che rivendica con forza: “Io ho fiducia nelle nostre forze dell’ordine e nei nostri servizi, ed è proprio per questo che mi chiedo se sia possibile che non si sappia che quando si verificano queste manifestazioni arrivano sempre questi gruppi violenti, se davvero non siamo in grado di fermarli prima o di evitare quello che abbiamo visto a Torino”.
E sottolinea: “Il rischio concreto è che a prendere una manganellata siano uno studente, una suora o un anziano, mentre questi signori riescono a evitare il blocco della polizia”. Una dinamica che, ricorda, “si ripete da Genova in poi e che continua a segnare questo paese”.
Nel suo intervento, l’ex presidente della Commissione Antimafia respinge l’idea che la risposta possa essere affidata esclusivamente alla repressione: “I centri sociali non si risolvono con gli sgomberi, ma con il dialogo e con il confronto, cercando di capire quali problemi si annidano in una società che finisce per produrre, in tutte le grandi città, luoghi di aggregazione che non possono essere preventivamente criminalizzati. Il problema casa esiste – sottolinea – il problema lavoro esiste. Immaginare pacchetti di sicurezza, aumentare le norme e aggiungere pene non risolve la questione”. Un approccio che, secondo l’ex ministra, “non fa parte della cultura di questa destra”.
Il passaggio più duro riguarda però il rapporto tra politica e magistratura. Bindi critica le parole della premier che invita i giudici a valutare gli episodi di violenza “senza esitazioni”: “So che vogliono togliere l’obbligatorietà dell’azione penale, lo hanno detto molte volte. Questa sarebbe la seconda fase, che spero non ci sarà perché al referendum sulla riforma Nordio vinceremo con il No“.
Bindi denuncia il fatto che l’attacco del governo Meloni ai magistrati sia ormai sistematico: “In ogni circostanza si usa quello che accade per fare propaganda, arrivando persino ad aprire un caso diplomatico con la Svizzera perché non si condivide il modo in cui agisce la magistratura svizzera. Si vuole lisciare il pelo a quella parte del paese convinta che le forze dell’ordine individuino i delinquenti e che poi siano i magistrati a liberarli”.
L’invito conclusivo è a riportare il confronto su un terreno di competenza e responsabilità: “Servono conoscenza dei processi, conoscenza della legge e conoscenza delle situazioni concrete, perché problemi gravi come questi vanno affrontati seriamente e non utilizzati a fini di propaganda politica“.
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