Scherma, nuovo caso Carini-Khelif negli Stati Uniti: "È un uomo" e si rifiuta di affrontarla, squalificata
- Postato il 3 aprile 2025
- Di Virgilio.it
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Quasi come l’incontro tra Angela Carini e Imane Khelif alle ultime Olimpiadi di Parigi. Solo che in quel caso, almeno, la pugile napoletana ha resistito sul ring per una quarantina di secondi, prima di ritirarsi. Stephanie Turner, invece, non ha neppure dato inizio alla sua sfida contro Redmond Sullivan, sulla pedana dell’Università del Maryland. Si è inginocchiata ed è stata immediatamente squalificata, in base a quelli che sono i regolamenti della Federazione Internazionale di Scherma. La motivazione alla base del rifiuto di affrontare la sua avversaria transgender? Più o meno la stessa che aveva scosso Carini di fronte a Khelif: “È un uomo”.
- Fioretto, il rifiuto di Stephanie Turner
- Salta l'incontro Turner-Sullivan: squalifica!
- Il chiarimento di Usa Fencing sulle atlete trans
- Il Tweet di Martina Navratilova: "Vergogna"
Fioretto, il rifiuto di Stephanie Turner
Il clamoroso episodio si è verificato domenica scorsa, nel corso di un torneo di fioretto. Turner, atleta in forza alla Fencing Academy of Philadelphia, ha attuato la sua plateale forma di protesta prima dell’incontro contro Redmond Sullivan, dell’Iconic Fencing Club. Si è rifiutata di affrontare un’avversaria che da quest’anno gareggia tra le donne ma che fino all’anno scorso disputava tornei tra gli uomini, per il Wagner College. Piccolo particolare curioso: quando la sua avversaria si è inginocchiata, Sullivan ha creduto che avesse accusato un malore e le si è avvicinata per sincerarsi sulle sue condizioni.
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Nella scherma rifiutarsi di gareggiare comporta automaticamente la sanzione del cartellino nero, equivalente a una squalifica. Il torneo di Sullivan, l’atleta transgender, è andato invece avanti: su 39 partecipanti, si è piazzata al 24mo posto. “La federazione non ha ascoltato le obiezioni delle donne in merito alla sua politica sull’idoneità di genere”, le parole di Turner a Fox News. “Sullivan credeva che avrei iniziato a tirare di scherma, invece mi sono inginocchiata subito, ho guardato l’arbitro e gli ho detto che mi dispiaceva, ma che non potevo farlo. Sono una donna, questo è un torneo femminile. E lui è un uomo, io non ci combatto“.
Il chiarimento di Usa Fencing sulle atlete trans
La testimonianza di Stephanie Turner è proseguita: “Lui mi ha chiesto se stessi bene, non aveva capito cosa era accaduto. Gli ho risposto che mi dispiaceva, che lo rispettavo, ma non ritenevo giusto gareggiare. Mi ha detto che da regolamento aveva tutto il diritto di essere lì, ma non mi ha fatto cambiare idea. Non credo che d’ora in avanti sarà facile per me gareggiare nei tornei di scherma, a dirla tutta non credo neppure che sarà facile per me allenarmi”. Dal canto suo, Usa Fencing (la federazione a stelle e strisce) ha chiarito che alla base della squalifica c’era il rifiuto di Turner a salire in pedana, non le sue posizioni contro l’inclusione.
Il Tweet di Martina Navratilova: “Vergogna”
La vicenda, ovviamente, ha scatenato aspri dibattiti in America. Martina Navratilova, che da icona del mondo omosessuale è diventata col passare degli anni una delle principali “nemiche” delle atlete transgender nei tornei femminili, ha commentato indignata sui social: “Questo è ciò che accade quando le atlete protestano! C’è ancora qualcuno che pensa che questo sia giusto? Sono furiosa, vergognatevi“, il suo Tweet contro la federazione statunitense. E negli States di Donald Trump, spaccati a metà praticamente su tutto, la stoccata (mancata) di Turner alla sua avversaria transgender ha ulteriormente arroventato il termometro politico.
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