Scala dimezzata, sistema antincendio assente, uscita di sicurezza chiusa. Le negligenze e le violazioni che hanno causato la strage di Crans
- Postato il 7 gennaio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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La strage di Crans-Montana – 40 morti e oltre 120 feriti di cui moltissimi in condizioni gravissime – non è stata il frutto di un solo errore, né di una fatalità imprevedibile. È il risultato di una catena di negligenze, violazioni e controlli mancati che, incastrandosi una nell’altra, hanno trasformato una notte di festa in una trappola mortale per decine di ragazzi. Punto dopo punto, emergono responsabilità gravi che la magistratura svizzera ora è chiamata a chiarire. A partire dall’incredibile riduzione della scala del bar Le Costellation che ha trasformato la fuga dei ragazzi in una corsa quasi senza speranza. Ristrutturazioni poco trasparenti, materiali pericolosi, pratiche vietate tollerate, uscite ridotte, controlli assenti mostrano come il rogo sia stato non un incidente imprevedibile ma una tragedia annunciata.
La scala ristretta: il tappo mortale
Il primo elemento dirompente è la riduzione della scala che collegava il seminterrato al piano terra. Con la ristrutturazione del 2015, la larghezza è passata da tre metri a un metro e mezzo, creando un evidente collo di bottiglia. Non solo: nel dicembre scorso i gestori avevano persino presentato un progetto per restringerla ulteriormente a 1,34 metri. Quando le fiamme sono divampate, tra 100 e 200 giovani nel sotterraneo si sono riversati sulla scala nel tentativo di fuggire, mentre contemporaneamente anche i clienti del piano terra cercavano l’uscita. I due flussi opposti hanno creato un tappo letale: chi è rimasto indietro è morto schiacciato, soffocato o avvolto dal fuoco.
Le fontane pirotecniche
L’incendio è stato innescato da un gesto ormai rituale nel locale: le fontane luminose infilate nel collo delle bottiglie di champagne, portate in processione tra la folla. Tecnicamente sono “effetti pirotecnici” che, per legge, dovrebbero essere fissati a terra o a supporti stabili. A Le Constellation venivano usate da almeno dieci anni, in uno spazio sotterraneo affollato, in violazione della normativa elvetica. Le scintille di una di queste fontane hanno dato origine all’incendio. In molti chiedono che l’uso venga vietato in qualsiasi contesto al chiuso.
La schiuma fonoassorbente: il combustibile
Senza quel materiale, le fiamme probabilmente non avrebbero preso piede. Sul soffitto basso del sotterraneo era stata installata una schiuma fonoassorbente per ridurre l’eco della musica. Doveva essere ignifuga, ma non lo era. A posarla sarebbe stato direttamente il gestore, Jacques Moretti (indagato insieme alla moglie per omicidio e lesioni colpose), durante i lavori del 2015. E qui emerge un vuoto normativo inquietante: in Svizzera, se una ristrutturazione non cambia la destinazione d’uso di un locale, non è soggetta ad autorizzazioni né a controlli preventivi.
L’assenza di sistemi antincendio
Nel locale non c’erano impianti sprinkler (rete di tubi e ugelli erogatori che rilevano un incendio e spruzzano acqua, ndr), né nel sotterraneo né al piano terra. Non c’era un allarme sonoro che segnalasse la presenza di fumo. Gli estintori non sono stati usati: forse non erano accessibili, forse non funzionavano. Il sindaco di Crans-Montana ha spiegato che per quel tipo di esercizio “non è previsto” un impianto antincendio automatico. Una norma che oggi appare drammaticamente inadeguata: con gli ugelli d’acqua, le fiamme forse non si sarebbero propagate così rapidamente. Certo è che il primo cittadino ha ammesso che era dal 2020 che Le Costellation non veniva controllato.
Le uscite bloccate
Nel sotterraneo c’erano due vie di fuga: la scala principale – ridotta all’inverosimile – e una porta che conduceva alle scale di servizio del palazzo. Secondo ex dipendenti, quest’ultima sarebbe stata spesso chiusa a chiave, forse per risparmiare sulla vigilanza e impedire ai clienti – in gran parte minorenni – di uscire senza pagare o entrare di nascosto. In una situazione di emergenza, quella porta inutilizzabile ha ridotto ulteriormente le possibilità di salvezza dei partecipanti alla serata.
La capienza ignorata
Il locale poteva ospitare ufficialmente circa 240 persone, veranda compresa. La notte di Capodanno, però, i numeri erano ben altri. Il bilancio di 153 tra morti e feriti fa pensare che all’interno ci fossero almeno 400 giovani che hanno pagato 140 franchi l’ingresso. Un sovraffollamento che ha aggravato ogni fase dell’emergenza: dall’innesco dell’incendio alla fuga, fino al panico incontrollabile.
La veranda trasformata in trappola
L’unica area più volte ispezionata era la veranda coperta in legno, addossata alla facciata. Anche quella si è rivelata un punto critico: la folla in fuga si è ammassata davanti all’uscita sulla strada. Molti si sono salvati solo grazie all’intervento di passanti, che dall’esterno hanno sfondato le vetrate in plastica. In un video circolato nelle ore immediatamente successive al rogo, si vede un uomo sfondare la vetrata e una ragazza in top scappare.
Porte non a norma
Dai documenti allegati all’ultima richiesta di ampliamento – depositata il 19 dicembre, dodici giorni prima della strage – emerge che alcune porte non si aprivano nel senso della fuga, come invece previsto dalle norme di sicurezza. Un dettaglio tecnico che, in condizioni normali, può sembrare marginale, ma che in un incendio diventa decisivo. Chi, in preda al panico o già ustionato, tentava di scappare si è imbattuto in un ostacolo in più.
Controlli mancati per cinque anni
Il punto forse più inquietante riguarda i controlli antincendio. Nel Canton Vallese sono affidati a una società privata e demandati ai Comuni. La municipalità ha ammesso “gravi mancanze”: dal 2020 al 2025 il locale non è stato sottoposto ad alcun controllo periodico. Le ultime ispezioni risalgono al 2019. Il sindaco Nicolas Féraud ha parlato di un errore che l’amministrazione “rimpiange amaramente” e ha annunciato verifiche straordinarie su tutti i 128 esercizi pubblici del Comune.
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