Savona, la cittadinanza onoraria a 118 bambini stranieri testimonianza di una città civile e accogliente
- Postato il 15 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona. Nei giorni scorsi il sindaco Marco Russo ha firmato la cittadinanza onoraria per ius soli concessa a 118 bambini nati da genitori cittadini stranieri “regolarmente soggiornanti e residenti” a Savona. Lo aveva già fatto due anni fa, proseguendo una tradizione iniziata dal sindaco Federico Berruti nel 2012.
Savona ha dimostrato ancora una volta di essere una città civile e accogliente. Non è d’accordo la Lega, come registrato da IVG, con una posizione che ricorderemo più avanti.
Il provvedimento “promuove l’uguaglianza di persone di origine straniera che nascono, vivono, crescono, studiano e lavorano in Italia, e a Savona in particolare, contribuendo a rimuovere gli ostacoli che la legislazione frappone per questo obiettivo”. Che dire? Sembrano parole di buon senso, pronunciate da uomini di buona volontà. I nomi saranno aggiunti al Registro della cittadinanza onoraria per ius soli depositato presso la segreteria generale del Comune. Riguardano il periodo che va dall’1 gennaio 2023 al 31 dicembre 2024 per agganciarsi al provvedimento precedente.
Dice il sindaco Marco Russo: “E’ il secondo atto di questa natura, l’altra volta riguardava 69 nati nel 2021 e 2022. Ogni volta e’ un’emozione molto forte, perché dietro ai nomi ci sono bambini, famiglie, storie, relazioni. E’ vero che si tratta di un gesto simbolico, ma è il segnale chiaro di una città che vuol essere comunità per tutti coloro che la abitano, indipendentemente dalla loro provenienza, e che ne condividono gli spazi, le relazioni e le attività”.
Conclude Russo: “Savona ribadisce la sua volontà di essere città capace di riconoscere e valorizzare il percorso di integrazione e appartenenza di tante famiglie, riaffermando la necessità che il diritto di cittadinanza venga finalmente riconosciuto anche formalmente a tutti i bambini che nascono, vivono e crescono nelle nostre città, frequentano le nostre scuole e partecipano pienamente alla vita quotidiana insieme ai nostri figli. Una comunità è più forte quando sa includere e guardare al futuro”.
Il provvedimento fu istituito dal Comune di Savona il 29 maggio 2012 “allo scopo di promuovere l’uguaglianza e l’effettiva partecipazione senza distinzione di origine e provenienza”.
Racconta il sindaco di allora, Federico Berruti: “Fummo il primo capoluogo di provincia italiano a fare questa scelta, tecnicamente aiutati dal nostro segretario generale Filippini. Avevamo un po’ di timore di rischiare la retorica, ma tutto si risolse con una gioiosa partecipazione complessiva, nel segno della generosità e dell’accoglienza di una città”.
Anche allora ci furono proteste da parte dell’opposizione, che parlò di “maggioranza distaccata dalla realtà”. Oggi è la Lega a dire che si tratta “di un atto ideologico che strumentalizza i minori stranieri” e, in sostanza, che ci sono “altre cose a cui pensare”. Tanto questa presa di posizione quanto la replica del sindaco Russo sono rintracciabili, per chi lo volesse, sempre su IVG.
Qualche cifra può aiutare ad addentrarsi nell’argomento, anche per ricordare che parliamo di bambini. Alle elementari di Villapiana sono stranieri 7 alunni su 10, la percentuale è molto alta in tutta la provincia.
Certo, la cronaca degli ultimi giorni a Savona (con due accoltellamenti in pochi giorni, uno a Villapiana e l’altro in via Luigi Corsi) ci insegna che la strada per integrazione non è per niente facile. Ma potrebbe contribuire a chiarire ulteriormente di che cosa parliamo la presa di posizione di una figura al di sopra di ogni sospetto, l’allora comandante dell’Arma dei Carabinieri generale Teo Luzi (in passato anche comandante a Savona). Ha detto in sostanza, nell’ottobre del 2024, che occorre favorire l’integrazione della seconda generazione di stranieri, perché si deve considerare italiano chi è nato in Italia e ha frequentato un ciclo di studi: “Sarebbe un gesto di equità e giustizia sociale, ma indispensabile anche per la sicurezza, per combattere la violenza nelle strade”.
Ecco: addirittura il capo dei carabinieri riteneva, al di là di altre considerazioni, che “quelle persone sono italiane” e che questo aiuterebbe proprio nel campo della sicurezza, chiamato spesso in causa da chi nel nostro Paese non è d’accordo.
Tornando all’oggi, c‘è da ricordare che la cittadinanza onoraria, come due anni fa, sarà consegnata con una cerimonia pubblica, che il vice sindaco e assessore agli Eventi Elisa Di Padova potrebbe trasformare in una delle manifestazioni maggiori di Savona, per tutti gli uomini di buona volontà.