“Saulo”, giudizio immediato per 18 esponenti del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò

  • Postato il 10 gennaio 2026
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“Saulo”, giudizio immediato per 18 esponenti del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò

Giudizio immediato per 18 imputati coinvolti nell’operazione Saulo dopo la ribellione degli imprenditori al racket del “locale” di Cirò


CIRÒ MARINA – Processo col giudizio immediato per veterani e nuove leve del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò dopo la ribellione al racket da parte degli imprenditori. Il prossimo 19 marzo, davanti al Tribunale penale di Crotone, dovranno comparire 18 imputati. Erano destinatari di misure cautelari scattate nell’ottobre scorso nell’ambito dell’operazione Saulo, condotta dai carabinieri contro la super cosca cirotana e la ‘ndrina collegata di Strongoli. Nei loro confronti «la prova risulta evidente». Per questo il presidente della Sezione penale del Tribunale di Catanzaro, Massimo Forciniti, ha accolto la richiesta del procuratore distrettuale antimafia Salvatore Curcio e del sostituto Elio Romano.

GLI IMPUTATI

Ecco i nomi degli imputati. Claudio Adorisio, di 60 anni, di Cirò Marina. Francesco Amantea (63), di Cirò. Ercole Anania (55), di Cirò Marina. Francesco Cariati (47), di Cirò Marina. Luca Cariati (43), di Cirò Marina. Cataldo Cornicello (46), di Cirò Marina. Cataldo Cozza (44), di Cirò Marina. Giancarlo Dell’Aquila (44), di Cirò Marina. Orlando Genovese (46), di Crotone. Cataldo Miglio (34), di Strongoli. Enrico Miglio (73), di Strongoli. Mario Morrone (49), di Cirò Marina. Francesco Murano (60), di Cirò Marina. Domenico Pace (48), di Crotone. Basilio Paletta (50), di Cirò. Vincenzo Giuseppe Pignola (63), di Cirò Marina. Amedeo Tesoriere (51), di Strongoli. Salvatore Tesoriere (23), di Strongoli.

LE ACCUSE

Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione, turbativa d’asta, danneggiamento, ricettazione e reati in materia di armi. Le nuove leve del clan e i veterani tornati in libertà avevano allungato le mani su ogni settore dell’economia, dalla grande distribuzione commerciale agli appalti pubblici finanziati con fondi Pnrr. Le rivelazioni del pentito, raccolte dal pm Domenico Guarascio, allora in servizio alla Dda di Catanzaro e oggi alla guida della Procura di Crotone, sono state decisive. Perché Aloe ha fatto nomi e cognomi degli esattori del clan che si era riorganizzato dopo essere stato colpito con le operazioni Stige e Ultimo Atto. Ma molte delle vittime hanno denunciato. E buona parte delle estorsioni si sono fermate allo stadio del tentativo. Denunciare paga.

OPERAZIONE SAULO

Il nome in codice per il blitz dei carabinieri del Comando provinciale di Crotone richiamava un episodio cruciale della storia della Chiesa cattolica, la conversione di san Paolo da persecutore ad apostolo. Un riferimento al percorso spirituale intrapreso in carcere dal collaboratore di giustizia Gaetano Aloe. Ma oltre alle sue rivelazioni, fondamentali per arrivare a un processo rapido sono state le denunce di decine di imprenditori. Un’inversione di tendenza a queste latitudini.

OMICIDIO MINGRONE

Si procede a parte per altri tre accusati dell’omicidio Francesco Mingrone, l’imprenditore ucciso nel 2003. Per loro la Dda di Catanzaro chiede sempre il giudizio immediato. Si tratta di Martino Cariati (45), Franco Cosentino (51), Giuseppe Spagnolo (56), tutti di Cirò Marina, quest’ultimo cognato di Aloe e tra i plenipotenziari del clan. A sparare sarebbe stato proprio lui. La vittima era “incolpata” di aver importunato una sorella del killer.

LEGGI ANCHE: Operazione Saulo, decine di imprenditori denunciano il racket del “locale” di Cirò

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