Sarri, perché l’Atalanta e non il Napoli: le ragioni del secondo tradimento alla piazza in cui ha predicato bellezza
- Postato il 22 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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Tra Napoli e Atalanta: ecco il bivio di Maurizio Sarri, ormai prossimo all’addio alla Lazio nonostante un contratto da 2,5 milioni fino al 2028, sospeso tra cuore e ragione. Pur non avendo vinto trofei nel triennio vissuto alle falde del Vesuvio, la grande bellezza del suo calcio è stata immortalata perfino dalla Treccani, consegnandolo alla storia. Del sarrismo, va detto, si sono poi perse le tracce nelle esperienze successive, ma la fine dell’era Conte potrebbe offrirgli l’occasione per ripartire proprio da quel campionato “perso in albergo”, chiuso a quota 91 punti nella stagione 2017/18. Nel calcio moderno, però, c’è sempre meno spazio per il romanticismo. E infatti tutti gli indizi portano a Bergamo, dove ad attenderlo troverà – guarda caso – Cristiano Giuntoli, il ds di quella squadra capace di scrivere poesie su un prato verde senza però riuscire a sollevare alcun trofeo.
- Sarri, perché l’Atalanta e non il Napoli
- Napoli-Sarri, l’eredità di Conte e le pressioni
- Il richiamo di Giuntoli e la scommessa Atalanta
- La Grande Bellezza e il secondo tradimento
Sarri, perché l’Atalanta e non il Napoli
Secondo radio mercato, Sarri è sempre più orientato ad accettare l’offerta dell’Atalanta. E non è una questione economica. Sì, la famiglia Percassi offre di più dei 2,7-2,8 milioni messi sul piatto dal Napoli.
Ma non è certo la ragione che spinge il tecnico a preferire Bergamo alla città in cui è nato e in cui ha espresso senza dubbio alcuno il suo calcio più bello, tra l’altro più volte elogiato pubblicamente anche da Pep Guardiola. Il motivo della sua decisione, a meno di inaspettati cambi di rotta dell’ultima ora, è semplice: la ragione ha prevalso sul cuore.
Napoli-Sarri, l’eredità di Conte e le pressioni
Napoli è una piazza esigente, e lo è diventata ancora di più negli anni successivi al suo ciclo, complice il doppio scudetto conquistato da Spalletti e Conte nell’arco delle ultime tre stagioni. Questo significa una cosa sola: rispetto alla sua precedente esperienza all’ombra del Vesuvio, Sarri non dovrebbe più limitarsi a incantare con il gioco, ma avrebbe l’obbligo di vincere. Soprattutto con una rosa che oggi comprende calciatori come De Bruyne, Lobotka – che nel suo 4-3-3 sarebbe perfetto come lo fu Jorginho -, McTominay e Hojlund.
Di qui la frenata. Sono emersi dubbi che lo hanno portato ad azionare il freno a mano, proprio quando tutto lasciava presagire un possibile matrimonio-bis. Il rapporto con De Laurentiis non c’entra: Sarri non ha mai nascosto i contrasti avuti con il patron, ma nemmeno il legame costruito nel tempo. La questione è un’altra: l’eredità lasciata da Conte e la necessità di garantire risultati immediati in un ambiente che oggi conosce il sapore della vittoria e ha molto meno margine di pazienza rispetto al passato.
Il richiamo di Giuntoli e la scommessa Atalanta
Va tenuto in considerazione un altro aspetto: Sarri è reduce da una stagione sofferta alla Lazio. Dal blocco del mercato estivo agli infortuni, dai disastri della campagna di gennaio alle continue stoccate con Lotito, senza dimenticare le contestazioni dei tifosi che hanno svuotato l’Olimpico. Dopo un’annata del genere, l’Atalanta gli garantirebbe la possibilità di ripartire senza eccessive pressioni.
A Napoli, invece, sarebbe chiamato a lottare per lo scudetto, ma anche a riscattare la deludente Champions di Conte. Il settimo posto della Dea e la Conference League abbassano sensibilmente l’asticella, permettendogli di lavorare con meno fiato sul collo e maggiore continuità nel portare avanti le sue idee. Che richiedono tempo e disciplina. Inoltre, nella città lombarda ritroverebbe Giuntoli e il suo staff, con i quali ha già lavorato in piena sintonia in riva al Golfo.
La Grande Bellezza e il secondo tradimento
Provate a chiedere a un tifoso di recitare la formazione titolare dell’ultimo Napoli di Sarri: a distanza di sei anni, la conoscono ancora a memoria. La potenza di Koulibaly, il gol alla Juventus, l’eleganza di Albiol, le geometrie di Jorginho, gli inserimenti di Hamsik, Insigne e il taglio letale di Callejon, l’intuizione di Mertens falso nueve: nessuno dimenticherà mai il calcio espresso da Sarri, che lo si chiami Sarri-ball o sarrismo. Ma neppure quanto accaduto dopo: il passaggio alla Juventus dopo l’esperienza al Chelsea fu interpretato dai tifosi azzurri come un vero e proprio tradimento.
Perché Sarri e il Napoli erano diventati il simbolo della sfida ai “poteri” del Nord, di quella rivoluzione poi completata da Spalletti con lo scudetto riportato in città dopo un’attesa lunga 33 anni. Se il tecnico di Figline Valdarno, ma nato a Bagnoli – oggi in fase di rinascita in vista dell’America’s Cup – dovesse preferire l’Atalanta al Napoli, sarebbe un secondo smacco difficile da digerire. Anche se, tra Dea e Partenope, non va trascurata la variabile Lotito, vulcanico patron capace di spostare equilibri.