Sanremo 2026, share: il trucchetto per far tornare i conti
- Postato il 27 febbraio 2026
- Spettacoli
- Di Libero Quotidiano
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Sanremo 2026, share: il trucchetto per far tornare i conti
Gli ascolti. Gli ascolti sono la cosa più importante. Forse l’unica cosa che conta. In conferenza si parla degli ascolti. I giornalisti, la Rai, il direttore artistico: gli umori variano in base agli ascolti, le valutazioni si pesano unicamente sulla base degli ascolti. Non importa se l’ospite X ha fatto le pernacchie con l’ascella o, al contrario, ha declamato la Divina Commedia (per carità, non è un suggerimento, che qui in un attimo rispunta Benigni...), l’importante è che la curva sia salita, ci sia stato il picco e che la share non abbia tradito. Lo spettatore è un filo annoiato e guarda solo per abitudine? Fa nulla, l’importante è che la sua “testa” rientri nel computo generale. Gli ascolti. E, quindi, il numero materiale di italiani seduti davanti alla tv, ma anche e forse soprattutto la share, ovvero la percentuale di telespettatori sintonizzati sulla tal trasmissione rispetto al computo totale.
Questa fa la differenza, perché è promettendo alte percentuali che si vendono meglio le pubblicità, ovvero la benzina che tiene in vita il carrozzone. Prendete la domanda del collega Giuseppe Candela di Dagospia ieri in conferenza: «Dite che siete felici dei risultati, ma al netto di 2 milioni e 600 mila “teste” perse rispetto a un anno fa, avete venduto spazi promettendo più del 66% e avete raggiunto solo il 59,5. Non è che vi richiedono indietro i soldi?». La Rai smorza: «No, perché l’indotto per i clienti dipende da tanti altri fattori». E sarà certamente così, ma il dato di fatto è che chi lavora dietro alle quinte sta facendo di tutto per riuscire a tener su quella benedetta e vitale percentuale che sposta investimenti e modifica umori.
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Come? Partiamo dai risultati di mercoledì: la seconda serata del Festival ha radunato 9.053.000 di italiani con il 59,5% complessivo, numeri importanti per due motivi. 1) Rispetto a un anno fa si è passati da 11.700.000 telespettatori (64,5%) a poco più di 9 milioni, con un evidente e profondo calo. 2) La percentuale di share rispetto alla prima serata è invece salita di un punto e mezzo (da 58 a 59.5), cosa che capita quasi mai. E quindi la Rai dice “sta andando tutto benissimo, siamo saliti!” e tu gli rispondi«ok, ma gli italiani scappano e comunque manco la share è così entusiasmante». Rispetto a questa considerazione, Conti ha la sua spiegazione: «Avete visto che sole che c’è? Sembra estate. La gente esce, anche per questo ci sono meno italiani davanti alla tv» (9.97 sulla celebre “Scala Mazzarri” delle scuse), quanto alla share è evidente che molto dipenda anche da alcuni intelligenti e furbi stratagemmi che raccontiamo brevemente.
La concorrenza della Ruota della Fortuna su Canale 5 è fastidiosa? Che problema c’è, si allunga a dismisura la cosiddetta anteprima, si fa partire la rilevazione ufficiale quando il game di Scotti è quasi terminato e il gioco è fatto: così si perde certamente qualche “testa” nel computo generale, ma si preserva il dato più importante, la share. La partita di Champions Juve-Galatasaray (tra l’altro finita ai supplementari) è un problema? Dipende. Di sicuro ha portato via telespettatori, ma non essendo Prime rilevata dall’Auditel ha paradossalmente garantito qualche punto percentuale in più nel computo totale.
Morale: i numeri in apparenza dicono che non siamo nel bel mezzo di una crisi-nera, ma a leggerli meglio la raccontano eccome. Per il resto basta guardare le freschissime classifiche di Spotify: i brani iscritti alla kermesse ci sono tutti, ma gli stream rispetto a un anno fa sono precipitati. Ecco un altro problema poco trattato: la qualità generale delle canzoni in gara, rare eccezioni a parte, è parecchio bassa.
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