Sanità, le “fughe” costano 74,4 milioni alla Liguria ma c’è una (piccola) inversione di tendenza

  • Postato il 4 marzo 2026
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Genova. Le fughe dei pazienti verso altre regioni continuano a pesare sui conti della sanità della Liguria. Il saldo della mobilità registrato nel 2023 resta negativo per 74,4 milioni di euro, secondo l’ultimo report diffuso oggi dalla Fondazione Gimbe, ma con un’inversione di tendenza: il passivo si è ridotto infatti di 260mila euro rispetto all’anno precedente.

“Questi dati premiano il lavoro che stiamo portando avanti sul fronte della mobilità sanitaria – sottolinea l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò –. Abbiamo già varato nel 2025 un piano da 68 milioni di euro per ridurre la mobilità passiva e rendere le cure sempre più accessibili e di qualità. Fermare la migrazione sanitaria significa consentire ai cittadini di curarsi vicino a casa, evitando spostamenti onerosi, e allo stesso tempo valorizzare le professionalità e le strutture liguri”.

Il piano, ricorda la Regione, “prevede un rafforzamento dell’attività nelle strutture pubbliche, una riorganizzazione delle liste d’attesa e una presa in carico più proattiva dei pazienti”.

Sempre secondo i dati diffusi da Gimbe, l’11,4% dei soldi spesi dalla Liguria per ricoveri e prestazioni specialistiche erogate fuori regione finisce alle strutture private, uno dei dati più bassi d’Italia (terzultimo posto) che si riduce al 7% per le sole prestazioni ospedaliere.

“Il coinvolgimento delle strutture private accreditate non è un elemento negativo: si tratta di strutture che operano per conto del servizio sanitario regionale e senza costi aggiuntivi per i cittadini, contribuendo anche con prestazioni ad alta complessità – commenta Nicolò -. Continuiamo a lavorare per un obiettivo chiaro: costruire un sistema sanitario sempre più vicino ai cittadini e capace di rispondere in tempi rapidi ai bisogni di salute del nostro territorio”.

A livello nazionale, nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 (5,04 miliardi). Le analisi della Fondazione Gimbe confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le regioni più attrattive.

“Questi numeri – afferma il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie”.

Il Pd: “Dato irrilevante, variazione dello 0,35%”

“La propaganda della giunta Bucci prova a presentare come inversione di tendenza una riduzione della mobilità passiva pari a 260mila euro. Ma basta guardare i numeri per capire che siamo di fronte a un dato irrilevante – commentano i consiglieri Pd Enrico Ioculano e Katia Piccardo -. La mobilità sanitaria passiva della Liguria vale 231 milioni di euro, a fronte dei 157 di credito per un saldo di -74. In questo contesto, 260mila euro rappresentano una variazione minima (0,35%), nell’ordine di pochi centesimi ogni 100 euro spesi. È una oscillazione fisiologica, non un cambio strutturale. Per rendere l’idea: 260mila euro equivalgono a circa 2-3 medici ospedalieri per un anno o 215 turni di medicina gettonisti. È una cifra che può coprire pochi mesi di attività di un reparto medio. È meno del costo di alcune singole apparecchiature diagnostiche di fascia alta. Se rapportata alla mobilità complessiva, incide in modo quasi impercettibile sui conti regionali”.

“Parlare di frenata o addirittura di successo politico su questa base è un’operazione comunicativa, non un risultato strutturale – continuano i dem -. Colpisce inoltre che il grosso della mobilità passiva riguardi interventi di media complessità, per cui i liguri sono costretti a recarsi fuori regione a causa dell’incompetenza della Giunta regionale a dare risposte sul territorio. Ricordiamo che in alcune Asl per il 2026 le risorse aggiuntive per ridurre le liste d’attesa sono state fortemente ridotte rispetto al budget 2025. Duecentosessanta mila euro non cambiano la fotografia della sanità ligure. Se davvero vogliamo fermare la migrazione sanitaria, servono investimenti e programmazione. Restiamo l’unica Regione del Nord con saldo negativo sulla mobilità e le continue perdite (vere e proprie emorragie) di pazienti e di professionisti dimostrano che non c’è proprio nulla da festeggiare. Come membri della commissione Sanità della Regione Liguria, chiederemo conto del Piano di Regione sulla riduzione delle fughe”.

Autore
Genova24

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