Sanità, i dubbi del ministero sulla riforma in Liguria. Il Pd: “Bocciatura clamorosa”. Bucci: “Già superati”

  • Postato il 5 febbraio 2026
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  • Di Genova24
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Genova. È arrivato dal ministero della Salute del governo Meloni l’ultimo assist alle opposizioni per contestare la riforma della sanità regionale varata dalla giunta Bucci a fine 2025. Rilievi che sarebbero “già superati”, risponde oggi il governatore a margine del consiglio regionale solenne per il Giorno del ricordo, mentre il Pd ha parlato di “bocciatura politica clamorosa” da parte del Governo.

Secondo quanto riportato in questi giorni dal Secolo XIX, il ministero ha contestato alla Regione due punti della legge entrata in vigore il 1° gennaio: gli stipendi dei nuovi super-direttori Marco Damonte Prioli e Monica Calamai (rispettivamente 200mila e 180mila euro lordi all’anno, più alti rispetto al livello dei direttori generali della sanità) e la figura dei direttori d’area, individuata per coordinare le cinque ex Asl riunite nell’Ats Liguria, che avranno uno stipendio parametrato a quello dei direttori generali pur senza assumere le stesse responsabilità.

“Anche il governo Meloni, cioè un governo amico della giunta ligure, è stato costretto a intervenire per segnalare criticità pesanti. Altro che riforma solida e condivisa: se perfino Roma alza la mano, vuol dire che siamo davanti a un pasticcio evidente”, ha dichiarato il consigliere regionale del Partito Democratico Simone D’Angelo -. Con le cosiddette aree sanitarie e i direttori d’area si è costruita una catena di comando confusa, centralizzata e fuori dagli schemi nazionali, con ruoli apicali pagati come direttori generali ma senza le stesse regole. Una governance inventata, cucita su misura, che ora viene messa in discussione perfino dal governo”.

“Aspettiamo la conferma ufficiale, quando avremo la conferma ufficiale smentiremo – replica Bucci -. Smentiremo quelli che fanno, come al solito, i profeti di sventura di cui non abbiamo assolutamente bisogno“.

Enrico Ioculano, consigliere Pd e vicepresidente della commissione Salute, ha sollevato altri dubbi: “La legge delega del ministro Schillaci introduce un’impostazione che rischia di stravolgere l’assetto del servizio sanitario nazionale. Il testo è generico su molti aspetti, ma estremamente chiaro su uno: la separazione dei grandi ospedali dal resto della sanità pubblica e il loro accentramento sotto il controllo diretto del ministero, a cui seguiranno risorse dedicate e, inevitabilmente, un ruolo del livello centrale nelle nomine e nella governance”. “È uno scenario che pesa in modo particolare sulla Liguria, dove il presidente Bucci ha appena scelto di accorpare in un’unica azienda i principali ospedali metropolitani di Genova, a partire dal San Martino. Una scelta che concentra potere e responsabilità e che rischia di entrare in rotta di collisione con un disegno nazionale che va in direzione opposta, svuotando le Regioni del loro ruolo”, accusa il consigliere dem.

“Non mi risulta assolutamente che ci sia una proposta in questo tipo – ribatte Bucci -. Ci sono delle proposte che non hanno questo discorso del controllo del ministero, anche perché sarebbe molto difficile controllare da Roma tutti gli ospedali importanti dell’Italia, praticamente è impossibile. Per cui queste cose sono soltanto letture orientate, chiamiamole così, di alcune proposte che sono in discussione adesso, ma ce ne sono anche tante altre su cui non si fa una lettura orientata, si fa una lettura precisa”.

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Genova24

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