Sandokan approda su Disney+ dal 17 gennaio

  • Postato il 15 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Sandokan approda su Disney+ dal 17 gennaio

Sandokan sbarca su Disney+: dal 17 gennaio la leggenda italiana diventa globale. Dopo il successo su Rai 1, la Tigre della Malesia è pronta a conquistare lo streaming internazionale: un’epica moderna di avventura, libertà e coraggio pronta a catturare gli spettatori di tutto il mondo.


Dopo aver conquistato il pubblico di Rai 1 con 4,65 milioni di spettatori e il 28,4% di share, dal 17 gennaio Sandokan approda in streaming su Disney+. La Tigre della Malesia non entra in punta di piedi, irrompe. Squarcia lo schermo, afferra lo spettatore e non lo lascia più. È un racconto vivo, pulsante, che respira e graffia. Un’opera che ha ipnotizzato il pubblico non solo per la sua trama magnetica, ma per una cura maniacale di ogni dettaglio: scenografie che sembrano scolpite nel tempo, costumi che raccontano identità e conflitti prima ancora delle parole, una colonna sonora che avvolge come un presagio. Non effetti speciali, ma simboli inquieti. Persino le tigri digitali non sono semplice virtuosismo tecnico: sono simboli, presenze, incarnazioni della furia e della libertà del protagonista.

Ma il vero colpo di scena è un altro. Sandokan non è un remake. Non è un omaggio reverenziale. Non è nostalgia travestita da modernità. È una riscrittura coraggiosa del mito, un’operazione che prende un’icona incisa nell’immaginario collettivo e la scaraventa nel nostro presente. Qui l’eroe non è invincibile. Dubita. Sbaglia. Cade. Paga. E proprio per questo diventa necessario. In un tempo che chiede eroi immediati e consolatori, Sandokan osa l’impensabile: raccontare che la libertà non è una vittoria, ma una ferita aperta. Che l’eroismo non sta nel trionfo, ma nella scelta di non tradirsi quando il mondo intero spinge al compromesso.

Dalle pagine incandescenti di Emilio Salgari e dall’eredità visionaria di Sergio Sollima nasce una produzione internazionale ambiziosa, diretta da Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo, prodotta da Lux Vide con Rai Fiction e il sostegno della Calabria Film Commission. La serie compie un atto di coraggio narrativo: fonde l’epica dell’avventura con l’intimità dei sentimenti, il respiro del kolossal con la fragilità umana. Un equilibrio rarissimo, reso possibile dal lavoro creativo di Alessandro Sermoneta, Scott Rosenbaum e Davide Lantieri, dalla supervisione produttiva di Luca Bernabei e dalle scenografie immersive di Luca Merlini, capaci di trasformare ogni spazio in racconto.

Sandokan: la serie-evento che sta conquistando

Siamo nel Borneo del 1841, in un mondo lacerato da potenze coloniali, profezie antiche e popoli in lotta per la propria identità. Sandokan è un pirata che vive alla giornata, solcando il Mar della Cina con il fedele Yanez e una ciurma multietnica. Tutto cambia quando libera un prigioniero Dayak che lo riconosce come il guerriero di una profezia dimenticata. E poi c’è lei: Marianna Guillonk, la Perla di Labuan. Un incontro che brucia. Un amore impossibile, che non salva ma espone, che non protegge ma mette a nudo. Una frattura luminosa e crudele. Un sentimento feroce, destinato a sfidare imperi, leggi e sangue. A inseguirli, l’ombra implacabile di Lord James Brooke, elegante, lucido, imperscrutabile. Ed è questo a renderlo pericoloso. Cacciatore di pirati e di anime, Brooke è disposto a tutto pur di possedere potere e desiderio.

Sandokan solca il mare con Yanez De Gomera e una ciurma di esiliati e sognatori. Vive senza futuro, finché il destino non lo riconosce. Un prigioniero Dayak lo chiama per nome, lo lega a una profezia, lo costringe a guardarsi allo specchio. Da quel momento, non c’è più ritorno.

Dopo aver riscritto l’eroe, la serie-evento Sandokan riscrive anche il suo interprete

Dopo aver riscritto l’eroe, Sandokan riscrive anche il suo interprete. Can Yaman non ha “accettato” un ruolo: ha attraversato una metamorfosi. Cinque anni di allenamenti estremi, studio, infortuni, lingue nuove, identità smontate e ricostruite. Non per interpretare la Tigre della Malesia, ma per diventarla. Come la serie che lo ospita, anche il suo percorso è una dichiarazione di guerra alla superficialità.

«Sono venuto in Italia per lui», racconta Yaman. «Non conoscevo Sandokan, in Turchia non è noto. Ho avuto il tempo di contemplare, visualizzare, riflettere… di diventare Sandokan». Le sue parole si innestano perfettamente nel cuore del racconto: qui nulla è immediato, nulla è facile. Ogni gesto, ogni silenzio porta il peso di una scelta. Come la libertà, come l’eroismo secondo Sandokan: una ferita che non si rimargina. Con Can Yaman nel ruolo della Tigre della Malesia, Sandokan diventa corpo, voce, sguardo. Non un eroe da cartolina, ma un uomo attraversato dal conflitto. Attorno a lui, il mondo prende forma e si accende.

Alessandro Preziosi è Yanez de Gomera, fratello d’anima e bussola morale, l’uomo che ancora Sandokan all’umanità mentre il destino lo spinge verso il mito. La loro intesa è fisica, istintiva, arcaica: non si spiega, si riconosce. È il cuore pulsante della serie, l’amicizia come ultimo baluardo contro la solitudine dell’eroe.

Alanah Bloor dà nuova voce a Marianna Guillonk con la stessa radicalità con cui la serie riscrive il mito. Non una Perla da custodire, ma una donna che sceglie, che fissa l’Impero negli occhi e non abbassa lo sguardo. Marianna è desiderio e disobbedienza, amore e consapevolezza. Non salva Sandokan, non lo redime: lo sfida. E per questo lo trasforma.

Nel ruolo di antagonista, Ed Westwick è un colpo di lama fredda. Il suo Lord James Brooke, unico personaggio storico in un universo di pirati e profezie, incarna il volto più inquietante del potere: affascinante, lucido, apparentemente razionale. Non combatte per il caos, ma per l’ordine. Non per distruggere, ma per possedere. Ed è proprio questa calma implacabile a renderlo letale, specchio oscuro della libertà che Sandokan difende.

A completare l’epopea, un cast internazionale — John Hannah, Mark Grosy, Sergej Onopko, Gilberto Gliozzi, Madelaine Price — che amplia l’orizzonte del racconto, rendendolo corale, stratificato. Persino Emilio Salgari attraversa lo schermo: in Samuele Segreto, lo scrittore diventa presenza, coscienza, origine. Come se la storia tornasse a interrogare il suo creatore. È qui che tutto si ricompone.

Sandokan approda su Disney+: dal 17 gennaio la leggenda diventa globale

Dopo il trionfo su Rai 1, l’arrivo su Disney+ sancisce ciò che era già evidente: Sandokan ha un richiamo universale. Non parla solo di pirati e avventure. Parla di noi. Della scelta di resistere. Del costo della libertà. Del coraggio di restare umani. E quando l’eco dell’ultima scena si spegne, una cosa è chiara: Sandokan non è solo una serie. È un ruggito. E continua a risuonare. Non chiede attenzione. La prende. Anche dopo l’ultimo frame, qualcosa dentro resta in allerta. Come una tigre che, una volta sveglia, non torna più a dormire.

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