“Sai dove te lo metti?” Pubblicità sulla chiesa dei Navigli: lettere all’arcivescovo di Milano, che spegne l’insegna

  • Postato il 4 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Forse la città si è messa sul mercato come “una cosa che promette di essere redditizia”, invece che presentarsi come una comunità in cui potrebbe essere desiderabile abitare. Il criterio del “maggior profitto possibile” può diventare come un idolo intrattabile che diventa sempre più avido e pretende che tutto sia a lui sacrificato”. Con queste parole, lo scorso agosto, l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, rispondeva al Corriere sui guai dell’urbanistica meneghina. E auspicava “il dono del discernimento per chi ha la responsabilità di prendere decisioni”. Parole tornate alla mente di alcuni milanesi che, lo scorso 30 dicembre, proprio a Delpini si sono rivolti per denunciare il contenuto dell’annuncio pubblicitario apparso sulla facciata della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio.

“Gentile Arcivescovo Delpini, le segnalo l’affissione pubblicitaria che attualmente campeggia sulla facciata della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio. Era proprio necessaria? Non sembra anche a Lei inopportuna? Insieme ad alcuni amici che condividono la mia perplessità, auspico che venga rimossa al più presto per rispetto della dignità di un luogo sacro. Un cordiale saluto”. Di mail come questa, alla diocesi milanese ne sono arrivate diverse. Ironica e probabilmente efficace a livello comunicativo, la pubblicità è quella di un noto brand del cosiddetto self storage: soluzioni per chi non ha spazio e allora ecco l’allusivo “sai dove te lo metti”? La concessionaria pubblicitaria StreetVox ha messo l’annuncio sullo schermo digitale che da tempo copre la facciata della chiesa dei Navigli. Soluzioni che ormai si vedono ovunque e permettono di mettere a rendita le impalcature e mitigare i costi di una ristrutturazione. Sulle pareti del Duomo, oltre agli eterni ponteggi, i milanesi si sono dovuti abituare a vedere i profili di modelli e modelle. La ristrutturazione di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, però, risale al 2017 e risulterebbe terminata.

La facciata di Santa Maria delle Grazie al Naviglio il 29 dicembre e, dopo l’intervento dell’arcidiocesi, il 31 dicembre

Ma non è per fare i conti in tasca alla parrocchia che sono state scritte le lettere inviate all’arcivescovo. Né per moralismo, assicurano al Fatto alcuni dei mittenti, che preferiscono restare anonimi. “C’entra semmai il Senso del Sacro. La trasformazione delle chiese cristiane in fondali di installazioni pubblicitarie è uno dei mille segni di agonia del Sacro, che è madre di molte sciagure morali e materiali. Il fatto che tali segnali siano invisibili ai più significa che il processo è in fase avanzata se non terminale”, argomentano. In subordine, “c’è il tema della nostra identità di italiani ed europei, la cui radice spirituale è la croce di Cristo: difficile immaginare un maxischermo pubblicitario sopra una moschea e perfino sulla facciata di una sinagoga”. Ma torniamo alle mail: Delpini risponde in meno di ventiquattro ore, attraverso il suo portavoce, Stefano Femminis: “Avendo parlato con la parrocchia in questione, posso rassicurarla sul fatto che questa mattina la pubblicità è stata “spenta” e verrà rimossa non appena possibile”. E precisa: “Il contratto con l’agenzia che gestisce questo spazio prevede una verifica dei contenuti della pubblicità da parte del parroco prima della affissione. Nelle scorse settimane purtroppo il parroco stesso ha avuto problemi importanti di salute e non ha potuto fare questa verifica. Da qui lo spiacevole episodio. Cordiali saluti”.

Un intervento coerente con le parole della scorsa estate, tanto che, “incoraggiati da tale disponibilità all’ascolto”, gli autori della prima segnalazione tornano a scrivergli. Per esprimere apprezzamento, ma anche per chiedere “un passo in più”. E cioè “di valutare l’opportunità di vietare ogni forma di pubblicità sugli immobili di pertinenza della Chiesa, per un’esigenza di rispetto dei luoghi di culto, in particolar modo – ma non solo – in assenza di lavori in corso. Si perderà qualcosa in termini economici, certo. Ma si guadagnerà di più – ne siamo convinti in tanti – per quel che attiene al rispetto del Sacro. In un tempo in cui appare dominante una cultura sociale incentrata sul business, chiediamo alla Chiesa Ambrosiana un atto di sobrietà e di coraggio: restituire l’integrità delle Chiese di Cristo a chi sogna un mondo dove non tutto sia in vendita”.

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Il Fatto Quotidiano

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