Russia: ritrovato l'oro dell'ultimo zar

  • Postato il 15 marzo 2026
  • Di Focus.it
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Durante i lavori di ristrutturazione di una vecchia abitazione a Torzhok, una cittadina a circa 200 chilometri da Mosca, gli operai si sono imbattuti in un contenitore di terracotta nascosto sotto le assi del pavimento. All'interno, c'era nascosto un tesoretto composto da 409 monete, per la maggior parte d'oro, che risalgono all'epoca di Nicola II, l'ultimo zar di Russia.. Un tesoro da mezzo milione di dollari Il ritrovamento supera i 500.000 dollari, ma il suo peso storico è incalcolabile. Gli archeologi dell'Accademia russa delle Scienze hanno confermato che nel contenitore si trovano monete rare, nascoste probabilmente tra il 1917 e il 1918, in un disperato tentativo di salvare il patrimonio familiare dalle requisizioni bolsceviche. Si tratta di 409 monete coniate tra il 1848 e il 1911, per un valore stimato che supera i 460.000 euro. Le monete sono quasi tutte d'oro: 387 monete da 10 rubli, oltre a pezzi più rari da 15 rubli, 7,5 rubli e tagli da 5 rubli.. 1917: la grande fuga dalla "Madre Russia" Durante il caos generato dalla Rivoluzione d'Ottobre, con la caduta dello zar Nicola II e l'ascesa al potere di Lenin, la Russia divenne teatro di una violenta caccia all'uomo contro chiunque fosse legato al regime imperiale.. Iniziò così quella che la storia ricorda come l'"emigrazione bianca": un esodo imponente che coinvolse circa due milioni di russi. Non fuggivano solo i nobili e i generali fedeli alla monarchia, ma un'intera classe dirigente composta da intellettuali, artisti, professionisti e militari che avevano combattuto nelle Armate Bianche contro i "rossi" bolscevichi.. Ma dove si diressero nobili e borghesi in fuga dalle guardie rosse? La diaspora investì prima i Paesi confinanti e soprattutto le principali capitali del Centro Europa, storicamente in stretti rapporti con la Russia. Non ci fu un esodo di massa verso il Nuovo Mondo perché, oltre a privilegiare i legami storico-culturali con l'area slava e con Parigi e Berlino, la maggior parte degli émigrés confidava in un rapido crollo del nuovo ordine e non voleva allontanarsi troppo dalla madrepatria. Parecchi si stabilirono ad Harbin, in Manciuria, dove rimasero fino all'invasione giapponese del '31; altri furono accolti in Serbia e Cecoslovacchia; qualcuno si spinse fino in Italia. A Praga si formò una piccola colonia di intellettuali, tra cui il pioniere della linguistica Roman Jakobson. Ad attrarre in Cecoslovacchia i fuggiaschi era anche il trattamento di favore riservato loro dal governo locale: a studiosi e scrittori provenienti dalla Russia veniva infatti elargito un sussidio.. Dalla corti alle fabbriche: la vita in esilio Le storie di chi fuggì furono spesso segnate dalla miseria. Solo pochi fortunati riuscirono a mantenere uno stile di vita agiato all'estero, ma la maggior parte dell'aristocrazia russa si ritrovò apolide e in miseria. Una delle mete previligiate fu Parigi, la città accolse oltre 200.000 esuli: granduchesse e principesse finirono a lavorare come sarte per case di moda come Chanel, mentre ex generali dell'Armata bianca si ritrovarono in catena di montaggio nelle fabbriche Renault. Invece, per quanto riguarda gli intellettuali, come il futuro premio Nobel per la Letteratura Ivan Bunin o lo scrittore Vladimir Nabokov, dovettero reinventarsi una carriera in un'Europa che spesso li trattava con diffidenza. Il mondo letterario e giornalistico in esilio, infatti, si scontrò con l'ostilità degli intellettuali occidentali: quasi tutti prendevano per vera la propaganda del socialismo reale e non credevano alle loro denunce. . Una fuga senza ritorno Molti di questi esuli, proprio come chi nascose il tesoro di Torzhok, non cercarono rifugio lontano: volevano restare vicini ai confini russi, pronti a tornare per recuperare i propri averi, a questo nella maggior parte dei casi non accadde, come testimoniano le 409 monete d'oro ritrovate sotto il pavimento..
Autore
Focus.it

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