Roma, finto agente segreto: l'arresto a pochi passi da Palazzo Chigi, una truffa da film

  • Postato il 15 marzo 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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Roma, finto agente segreto: l'arresto a pochi passi da Palazzo Chigi, una truffa da film

Una storia da film, ma tremendamente reale, quella del finto agente segreto che prometteva incarichi di governo. Una truffa, per la quale al termine di una lunga indagine è finito in manette un uomo.

Per mesi, secondo gli inquirenti, il 33enne avrebbe messo in piedi una sceneggiatura studiata nei minimi dettagli per accreditarsi come figura vicina ai vertici dello Stato. Prima si sarebbe presentato come prefetto o viceprefetto, poi, una volta conquistata la fiducia delle persone avvicinate, avrebbe fatto un passo ulteriore, sostenendo di essere un uomo dei servizi segreti con agganci nei palazzi del potere. È in quel momento che sarebbe scattata la proposta: posti e incarichi alla Presidenza del Consiglio, ottenibili grazie alle sue relazioni, in cambio di somme di denaro anche molto elevate.

A rendere credibile la messinscena avrebbero contribuito auto di grossa cilindrata con lampeggiante, badge istituzionali contraffatti e incontri organizzati nei pressi di sedi simboliche della politica e dell'amministrazione. Alcune vittime, convinte di trovarsi davanti a un uomo davvero inserito negli ambienti governativi, gli avrebbero consegnato decine di migliaia di euro. Il totale incassato, stando alle prime ricostruzioni, potrebbe sfiorare i 150mila euro.

Il 10 marzo il presunto truffatore è stato fermato dalla polizia vicino a Largo Chigi, a pochi passi da Palazzo Chigi. Gli agenti hanno notato un'auto sospetta parcheggiata davanti a un bar: all'interno c'erano il 33enne, l'autista e due collaboratori. Il controllo ha fatto emergere distintivi e tesserini sospetti, elementi che hanno portato al trasferimento in questura. Per l'uomo è scattato l'arresto in flagranza con accuse che vanno dalla sostituzione di persona alla truffa, fino alla contraffazione e all'uso illecito di segni distintivi, oltre al millantato credito.

Nell'auto, presa a noleggio, gli investigatori hanno sequestrato una paletta segnaletica, tre radio ricetrasmittenti, una pistola scacciacani, un'arma da collezione e una stampante che sarebbe stata utilizzata per realizzare i falsi tesserini.

Con lui c'erano anche tre persone, inizialmente denunciate per il possesso dei badge, ma ritenute poi a loro volta coinvolte come vittime della rappresentazione costruita dal 33enne. Uno di loro aveva con sé una placca originale della polizia risultata rubata ed è stato denunciato per ricettazione. Agli investigatori ha raccontato di aver conosciuto l'uomo nello stesso stabile in cui abitava e di aver sempre creduto che fosse davvero un viceprefetto. Nel quartiere, infatti, sarebbe stato conosciuto proprio con quel ruolo.

Secondo il suo racconto, il presunto impostore gli avrebbe prospettato un futuro professionale nelle istituzioni, chiedendo denaro anche ai familiari. In attesa del posto promesso, il giovane sarebbe stato coinvolto nello staff del sedicente agente, accompagnandolo in incontri in città, tra Cassazione e Largo Chigi. In un'occasione, ha riferito, sarebbe persino entrato in un ufficio indicato come sede della Presidenza del Consiglio, dove una segretaria lo avrebbe accolto prima di presentargli un presunto collega.

Le indagini della Digos proseguono ora per chiarire fin dove sia arrivata la messinscena e se il 33enne sia riuscito davvero a entrare in uffici pubblici sfruttando documenti falsi. Un passaggio decisivo per capire l'estensione della truffa e il numero reale delle persone finite nella sua rete.

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Libero Quotidiano

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