Rocchetta Sant’Antonio accende i falò per Sant’Antonio Abate: tra leggenda e temi sociali
- Postato il 12 gennaio 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Rocchetta Sant’Antonio accende i falò per Sant’Antonio Abate: tra leggenda e temi sociali

Leggenda, storia, tradizione: a Rocchetta Sant’Antonio pronti i falò per Sant’Antonio Abate. Gabriele Mastromatteo, presidente dell’associazione Liberamente: «Attraverso i falò i ragazzi propongono ogni anno temi sociali».
ROCCHETTA SANT’ANTONIO (FOGGIA) – Tra le colline dei Monti Dauni, a Rocchetta Sant’Antonio, piccolo comune di poco più di 1.600 abitanti in provincia di Foggia, si rinnova una delle tradizioni del fuoco più antiche d’Italia. Una festa che affonda le sue radici alla fine del Medioevo e che, dal 15 al 17 gennaio, accende il paese per celebrare Sant’Antonio Abate, patrono della comunità.
Per tre giorni il borgo si trasforma in un grande palcoscenico di riti, memoria e partecipazione popolare. Dalla distribuzione dei doni ai bambini all’accensione dei grandi falò, passando per la benedizione degli animali, la ricorrenza – organizzata dall’amministrazione comunale insieme all’associazione Liberamente e alla parrocchia – racconta un legame profondo con la civiltà contadina e con la storia del territorio.
Rocchetta Sant’Antonio accende i falò per Sant’Antonio Abate: tra leggenda e impegno sociale
Il 15 gennaio è il giorno della cosiddetta “Befana di Sant’Antonio”. È il sindaco, come vuole la tradizione, a consegnare regali e balocchi ai più piccoli. Un rito che nasce nel 1943, negli anni più duri della guerra, quando la popolazione, stremata dalla miseria, decise di chiedere una grazia al Santo portandolo in processione fino alla stazione ferroviaria di Rocchetta, a circa dieci chilometri dal paese. Qui la folla assaltò un treno merci, caricando un carro di sacchi. L’effigie del Santo rimase nella chiesetta della stazione perché non c’era spazio per riportarla in paese. Aprendo quei pacchi, i cittadini trovarono soprattutto giocattoli per i bambini. Da allora, ogni anno, il gesto si ripete come simbolo di speranza e solidarietà.
Il 16 gennaio non si celebra soltanto il Santo, ma anche la Municipalità. Secondo la leggenda, Rocchetta Sant’Antonio fu salvata da un attacco nemico grazie all’intervento miracoloso del monaco eremita. È il giorno dei grandi falò: enormi piramidi di paglia e ginestre che, preparate dai residenti con il coinvolgimento dei più giovani, sprigionano fiamme alte fino a trenta metri, illuminando la notte e il cuore del paese. La festa si conclude il 17 gennaio con la tradizionale benedizione degli animali domestici e del bestiame, ultimo atto di una celebrazione che unisce sacro e profano.
Gabriele Mastromatteo: «Attraverso i falò i ragazzi propongono ogni anno temi sociali»
«Seppur tra le più antiche d’Italia, la festa di Sant’Antonio a Rocchetta Sant’Antonio è profondamente attuale – sottolinea Gabriele Mastromatteo, presidente dell’associazione Liberamente – perché attraverso i falò i ragazzi propongono ogni anno temi sociali». Le imponenti strutture, infatti, sono arricchite da scenografie che raccontano il presente: dalle guerre che sconvolgono il mondo ai problemi locali, come l’occupazione nello stabilimento Stellantis di Melfi o lo spopolamento delle aree interne.
Così, la tradizione millenaria di Sant’Antonio Abate a Rocchetta Sant’Antonio non è solo memoria storica, ma anche uno specchio della società contemporanea, capace di unire fede, comunità e impegno civile. Il fuoco non è solo tradizione: è linguaggio, memoria e denuncia. Un rito antico che continua a parlare al futuro.
Il Quotidiano del Sud.
Rocchetta Sant’Antonio accende i falò per Sant’Antonio Abate: tra leggenda e temi sociali