Robot “con le mani” per la casa, aspirapolvere che salgono le scale, mattoncini Lego sensoriali e tosaerba che tengono alla larga i ladri: le novità più curiose dal Ces 2026 di Las Vegas

  • Postato il 7 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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A Las Vegas, nei giorni del CES, la tecnologia smette di essere un comunicato stampa e diventa un oggetto che ti passa davanti: un robot che prova a caricare il bucato con mani a cinque dita, un aspirapolvere che non si limita più a “superare soglie” ma tenta le scale, un mattoncino Lego capace di vedere colori e reagire con luci e suoni, e una tv talmente grande da sembrare una parete. Il Consumer Electronics Show 2026, in calendario dal 6 al 9 gennaio, è tornato a funzionare come il suo migliore meccanismo: mettere nello stesso corridoio la promessa e il prototipo, l’idea brillante e il prodotto già in vendita, e far emergere con chiarezza una tendenza dominante. Quest’anno è l’intelligenza artificiale, sempre più “incarnata” in dispositivi che non si limitano a suggerire testi o immagini ma cercano di muoversi, percepire, decidere.

La sensazione, girando tra gli stand, è che il CES stia vivendo una fase di transizione: da una parte i “pezzi strani” che attirano lo sguardo – piccoli peluche che si scaldano e reagiscono al tocco, cani metallici che pattugliano i padiglioni, prototipi di maggiordomi automatizzati ancora goffi – dall’altra la corsa concreta a portare sul mercato una robotica domestica e industriale più utile di quanto lo fosse fino a ieri. Anche qui, però, la fiera è spietata: mostra in diretta quanto la distanza tra demo e vita reale sia ancora ampia, soprattutto quando si parla di robot generalisti. È il motivo per cui, accanto ai grandi annunci di umanoidi, si vedono soprattutto “robot specializzati” che fanno una cosa sola, ma meglio.

La vetrina più esplicita di questo cambio di passo è stata la robotica “simil-umana” applicata alla casa. LG ha presentato CLOiD come perno di una visione da “zero labor home”, la casa a lavoro ridotto, e lo ha fatto puntando sul dettaglio che finora mancava ai robot domestici: la manipolazione fine. Nel demo, CLOiD usa mani a cinque dita per compiti semplici ma non banali, come caricare un asciugamano in lavatrice; il messaggio è chiaro, anche se l’esecuzione oggi resta lenta. LG lo descrive come un robot capace di coordinare attività domestiche attraverso l’ecosistema di elettrodomestici connessi e l’AI, ma senza ancora indicare una data di commercializzazione. Se il robot “umanoide” in casa divide tra entusiasmo e scetticismo, l’innovazione più immediatamente comprensibile è arrivata da un oggetto che molti hanno già in soggiorno: l’aspirapolvere robot. Roborock ha mostrato Saros Rover, un sistema ibrido con ruote e arti articolati che prova a risolvere un limite storico dell’automazione domestica, cioè le scale. In dimostrazione ha affrontato gradini reali con un movimento quasi “animale”, e l’idea è semplice: se il robot può salire e scendere, l’aspirazione automatica non si ferma più al piano unico o alle soglie basse. È una novità che, per quanto ancora in sviluppo, sposta l’asticella perché trasforma un ostacolo architettonico in un percorso.

Sul fronte industriale, il grande nome è tornato a fare notizia con un passaggio simbolico: Atlas, il robot di Boston Dynamics, si è mostrato “fuori dai test blindati” come prodotto che punta al lavoro reale. Hyundai, che controlla Boston Dynamics, lo ha portato al CES 2026 e lo collega a una roadmap precisa: software potenziato dalla collaborazione con Google DeepMind, prime attività in impianti legati alla produzione di veicoli elettrici in Georgia e un obiettivo di dispiegamento su larga scala entro il 2028. È un racconto di maturità: non più solo acrobazie, ma tentativo di inserirsi nella catena produttiva, dove contano ripetibilità, sicurezza e costi. Autoweek+1

Dentro questa corsa agli umanoidi, al CES 2026 si è vista anche un’Italia che prova a giocare da protagonista. Oversonic ha portato Robee, un umanoide che l’azienda presenta come già certificato per impieghi industriali e sanitari e inserito in collaborazioni con STMicroelectronics: un caso interessante perché sposta l’attenzione dall’effetto wow al requisito vero dell’industria, cioè lavorare in ambienti “umani” senza doverli riprogettare da zero. Nello stesso territorio tecnologico si inserisce Generative Bionics, spin-off dell’IIT di Genova, che ha annunciato un investimento da 70 milioni di euro e insiste su un punto spesso trascurato nelle demo: il tatto. L’idea è una piattaforma con sensori distribuiti derivati da anni di ricerca su iCub, per percepire contatto e forze e rendere più sicura l’interazione fisica.

Non c’è CES senza un capitolo smartphone, e quest’anno la domanda è stata: come cambia un telefono se lo schermo può “aprire” spazio invece di chiederlo? Samsung ha portato a Las Vegas il Galaxy Z Trifold, un dispositivo che prova a tenere insieme due obiettivi in conflitto: offrire una superficie quasi da tablet e restare tascabile. Nelle anteprime e nei “hands-on” è emerso proprio questo paradosso: un oggetto che, chiuso, si comporta come uno smartphone robusto; aperto, diventa un display molto più ampio, pensato per chi lavora con più finestre e app. Il punto critico, prevedibile, è il costo: negli Stati Uniti si parla di una fascia intorno ai 2.500 dollari, con un posizionamento premium. Se il pieghevole è la promessa di un “computer da tasca”, la tv è l’oggetto che al CES continua a inseguire una sola misura: la grandezza. Samsung ha mostrato una Micro RGB da 130 pollici, un prototipo che spinge su una nuova architettura di retroilluminazione e sul tema, ormai centrale, dell’IA applicata alla visione e all’audio. È la tv come hardware estremo e, insieme, come piattaforma software capace di contestualizzare contenuti, migliorare immagini, governare funzioni intelligenti.

Ma il CES, quando funziona davvero, è quello che riesce a rendere “nuovo” anche un oggetto consolidato. Lego ha debuttato in un luogo insolito per un’azienda di giocattoli e lo ha fatto con un’idea molto concreta: Smart Brick, cuore del sistema Smart Play. È un mattoncino sensoriale con luci, suoni e capacità di reagire al movimento e al contesto, pensato per rendere le costruzioni interattive senza appoggiarsi necessariamente agli schermi. Il lancio è legato a set Star Wars, con arrivo annunciato a marzo. È una delle novità più particolari del CES 2026 perché prova a mettere tecnologia “dentro” il gioco fisico senza trasformarlo in un videogioco mascherato.

Accanto ai grandi nomi, il CES 2026 è stato anche un gigantesco showroom della casa “smart” intesa come ecosistema. Dreame, ad esempio, ha spinto una visione integrata in cui purificazione dell’aria, climatizzazione e manutenzione domestica si parlano, e ha legato diverse novità alla logica dell’AI e dei sensori, con prodotti pensati anche per chi vive con animali. Nelle schede tecniche circolate in fiera, la stessa azienda ha presentato anche una linea cucina molto innovativa: un forno combinato a vapore da incasso con cavità ampia, temperature da bassa cottura fino a livelli da arrosto, modalità professionali e funzione di pulizia a vapore; lavastoviglie con getti ad alta pressione e asciugatura evoluta; frigoriferi compatti nell’ingombro ma ampi nel volume, con zone a temperatura differenziata e sistemi anti-odore. E poi c’è il giardino, dove la robotica non è più solo taglio dell’erba: funzioni tipo “Garden Guardian” trasformano un tosaerba in una telecamera mobile con pattugliamenti programmati, avvisi in app e persino logiche di geofencing e tracciamento. L’idea della sicurezza “gentile” – che prova a convivere con la fauna selvatica con modalità a bassa velocità e zone “non disturbare” – è uno dei segnali più netti di come l’AI stia entrando anche negli oggetti periferici della casa.

Infine, l’Italia non si è giocata la carta della presenza solo con la robotica. La missione coordinata da ICE ha raccolto 51 startup in un padiglione unico, con un focus molto visibile sull’healthcare: indossabili che promettono protezione dalle cadute e che si comportano come dispositivi di sicurezza quotidiana, assistenti vocali per strutturare e gestire chiamate in ambito sanitario, wearable che puntano a leggere stress e stato mentale e app che provano a diventare “coachpersonali.

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