Robin Gosens non si è ancora stufato di correre su e giù per la fascia

  • Postato il 8 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
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Robin Gosens non si è ancora stufato di correre su e giù per la fascia

Qualche anno fa, in una trasmissione radiofonica olandese, Ted van Leeuwen raccontò la vita del dirigente calcistico ed elencò alcune delle sue sviste. Tra queste c’era Robin Gosens. “Troppo intelligente per fare il calciatore. Si stuferà e noi avremmo perso tempo e soldi”, disse all’epoca, era il 2010, al responsabile dello scouting del club che lo aveva proposto all’allora direttore sportivo. Ted van Leeuwen andò a visionarlo, parlò con il giocatore, all’epoca sedicenne, poi decise di non acquistarlo. “Era forte, ma uno così non fa il calciatore, uno così fa il medico o l’avvocato, per questo dissi di lasciare perdere”. Due anni dopo lo pagò il triplo di quello che avrebbe potuto pagarlo nel 2010. Robin Gosens non si era stufato di fare il calciatore, anzi. Perché Robin Gosens voleva fare il calciatore, era ciò che più gli piaceva fare. Anche se non l’unica cosa che gli piaceva fare. 

Fosse per Robin Gosens le giornate sarebbero più lunghe, perché lui di cose da fare ne ha a bizzeffe. Giocare a calcio è solo una di queste. 

Robin Gosens va su e giù per la fascia, corre per novanta minuti se l’allenatore lo lascia in campo per novanta minuti e se non dovesse inseguire un pallone, lo farebbe con le scarpe da running da qualche altra parte e non su un campo di gioco. E poi si dedicherebbe ai suoi altri svaghi, ai suoi mille altri interessi, che crescono ogni giorno. Poi, quando vuole rilassarsi legge. E leggendo gli è venuta la curiosità di provare a capire come funziona la mente. E visto che è un difensore che una corsa in più per provare a mettere le pezze alle disattenzioni altrui non se la nega mai, si è messo a studiarla davvero e a provare a rendersi utile anche lì. Per ora si è preso una laurea in psicologia. Poi approfondirà, magari si prenderà una specializzazione, aprirà uno studio e cercherà di dare una mano anche in questo settore. Perché una cosa la sa con certezza Robin Gosens: a fare il suo ruolo, a correre sempre avanti e indietro lungo la fascia, di strada se ne fa moltissima, ma prima o poi gli anni presenteranno il conto. E allora serve pensare al dopo sin da subito. Lo ha fatto. 

Sistemerà la mente, o quanto meno proverà a farlo, in futuro. Intanto cerca di fare il possibile per sistemare la Fiorentina, per evitare che la Viola sprofondi in un turbine di inedia e rassegnazione, che è poi la via maestra per finire in Serie B. Ha visto da fuori, dall’infermeria, il momento peggiore, almeno al momento, della sua squadra. È tornato in campo e si è messo a correre per cercare di tenere viva la speranza di una salvezza. Il suo lo aveva sempre fatto anche quando le cose andavano malissimo. Ora che vanno leggermente meglio continua a correre, a dare manforte, a cercare di infondere fiducia ai compagni. Non si è stufato di farlo, nemmeno a trentun anni. Non si è stufato di farlo perché, anche se “uno così fa il medico o l’avvocato”, lui ha deciso di continuare a fare il calciatore.  

 

    

Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.

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