Roberto Fico, giunta maschilista: nel Pd ora è tutti contro tutti
- Postato il 10 gennaio 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Roberto Fico, giunta maschilista: nel Pd ora è tutti contro tutti
Buon lavoro a tutte e tutti. Anzi no. A tutti e basta. Il linguaggio inclusivo stavolta non serve per la squadra Pd nella giunta regionale della Campania, varata dal pentastellato Roberto Fico a fine anno. Come raccontato dal condirettore Pietro Senaldi su Libero di ieri, i dem hanno scelto una delegazione di soli maschietti. Ed è un paradosso, per il partito guidato da Elly Schlein che ha fatto della questione di genere una bandiera. Così come nella lotta ai cosiddetti “cacicchi”, che la contrappose all’ex presidente della Campania Vincenzo De Luca in una contesa politica senza quartiere.
DOPPIO BINARIO
Il caso giunta rivela due gap: il primo è il tracollo culturale sul piano della presenza femminile. Il secondo è il quadro su un partito ancora determinato dai potentati politici locali. Ne sono emerse fibrillazioni all’interno dei dem. Subito hanno protestato le donne campane del partito, che in una nota congiunta hanno sottolineato, pur «riconoscendo la indiscussa qualità» dei componenti della delegazione Pd, «il profondo rammarico per le nomine fin qui designate che, per la parte riferibile al Pd, non valorizzano adeguatamente l’esperienza femminile e lo sguardo di genere. In un tempo in cui le disuguaglianze di allargano e i diritti delle donne vengono messi in discussione, la presenza delle donne nei luoghi decisionali non è un dettaglio accessorio, ma la condizione per costruire politiche più giuste e più efficaci nel lavoro, nel welfare, nella sanità territoriale, nei servizi educativi».
E hanno chiesto un incontro al segretario regionale democratico Piero De Luca, «affinché la valorizzazione delle competenze femAl loro fianco si era schierata anche Valeria Valente, senatrice napoletana del Pd. Ha vergato una nota molto dura che traccia i contorni della politica campana che va oltre la questione dem: «A oggi abbiamo solo uomini a ogni livello apicale: il presidente della Regione, il vicepresidente, il presidente del Consiglio regionale, i vicepresidenti del consiglio regionale. Per il partito, un segretario regionale e un capogruppo del consiglio regionale. Si tratta personalità la cui autorevolezza e forza sono evidenti e largamente riconosciute. Il problema non sono i singoli nomi ma il quadro complessivo che emerge, per cui le donne sembrano inesistenti. Eppure in Campania ci sono tante dirigenti di partito, amministratici, consigliere, professioniste, operatrici sociali capaci e preparate. Per questo il quadro campano rappresenta una ferita democratica profonda, un campanello d’allarme che impone a tutti una riflessione».
Peraltro, a sentire alcuni esponenti del Pd campano, anche in occasione delle recenti tornate di amministrative non c’era stata molta valorizzazione delle donne per le candidature a sindaco. In più l’esclusione di una figura in rosa dalla delegazione Pd in giunta regionale ha suscitato anche la sortita degli “Stati Generali delle donne della Campania”, un network che riunisce associazioni e singole esponenti per la valorizzazioni del ruolo femminile nella società e nell’impegno pubblico. Anche da lì, parte il rimprovero per il Partito democratico, con una nota particolarmente dura.
«Ricordiamo che l’Articolo 1 dello Statuto» del partito «è inequivocabile: la parità di genere è un principio fondante e obbligatorio della comunità democratica.
Disattenderlo in questa sede significa non solo tradire le elettrici e i militanti, ma svuotare di senso l’identità stessa del partito».
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APPELLO
L’altroieri il segretario dem ha dato seguito all’appello delle donne del partito, e ha incontrato la Garante delle Democratiche della Campania, Maria Pia Di Monda, insieme alla presidente del Pd campano, Teresa Armato. «Abbiamo avuto un confronto costruttivo sui temi della rappresentanza delle donne e della valorizzazione delle competenze femminili», spiega De Luca in una nota. «Ribadisco l’impegno del Partito Democratico a valorizzare adeguatamente l’esperienza femminile e lo sguardo di genere nei prossimi passaggi istituzionali e nella composizione degli organismi regionali». Frasi che, stante la bufera in corso, non potranno essere solo di circostanza.
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