Rinascita-Scott, Gianluca Callipo racconta il suo calvario fino all’assoluzione definitiva
- Postato il 20 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Rinascita-Scott, Gianluca Callipo racconta il suo calvario fino all’assoluzione definitiva

L’ex sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, ospite della trasmissione “Diritto e Rovescio” ha raccontato il suo calvario giudiziario fino all’assoluzione definitiva in Rinascita-Scott: l’arresto alle 3.30 di notte, la detenzione nell’alta sicurezza, i timori di non riuscire a dimostrare la sua innocenza e infine la caduta delle accuse e il ritorno alla libertà
VIBO VALENTIA – Una ferita che non si rimarginerà mai, anche se tutte le accuse sono cadute, anche l’onta di essere stato inserito in una lista con pericolosi criminali si è dimostrata alla fine un errore giudiziario. Anche se si è riappropriato della sua vita. Quelle contestazioni, il carcere preventivo per sette mesi e 6 anni di processo, gli affetti familiari lontani durante la detenzione, e una carriera politica stroncata proprio mentre era in fase di decollo lasciano il segno. Lo lasceranno per tutta la vita in Gianluca Callipo.
IL RACCONTO DELL’EX SINDACO DI PIZZO
Lo scorso anno la sua assoluzione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del processo “Rinascita-Scott” è divenuta definitiva; Callipo, al tempo sindaco di Pizzo, già presidente dell’Anci Giovani e vice presidente dell’Anci Calabria, era uno dei 332 arrestati quella mattina del 19 dicembre 2019. I carabinieri alle 3.30 bussarono alla porta di casa sua a Pizzo per portarlo nell’alta sicurezza del penitenziario di Cosenza. Da lì iniziò il suo calvario che sarebbe durato fino al 2025, quando la Dda decise, a fronte delle motivazioni trancianti della sentenza di primo grado del Tribunale di Vibo, di non proseguire l’azione penale pur avendo tentato un ultimo colpo andato poi a vuoto.
Callipo racconta quel calvario ieri sera nel corso della trasmissione Diritto e Rovescio, su Rete 4, condotta da Paolo Del Debbio. Ed è un racconto che a tratti viene definito “agghiacciante”. Non ci sono risarcimenti che tengano anche se, ha aggiunto in trasmissione, “quello maggiore sarebbe sentire chi ha mi mosso quelle accuse infondate chiedere scusa. Sarei ben più felice di ricevere quello come risarcimento”.
CALLIPO: «IL MIO, UN CASO DI MALAGIUSTIZIA»
Ricorda, l’ex sindaco di Pizzo, “i momenti duri della detenzione” di quella che ha definito “mala giustizia perché 131 assolti in primo grado sono un numero enorme”. Sette mesi di carcere prima che la Cassazione sentenziasse che su di lui “non solo non c’erano prove, ma non c’era nemmeno gravità indiziaria”.
Un arresto, il suo, come un fulmine a ciel sereno: «Non l’avrei mai immaginato, perché sapevo di essermi comportato sempre in modo onesto, di essere un sindaco rieletto al secondo mandato e di aver fatto bene, nel rispetto della legalità. Un sindaco può mettere in conto di aver commesso un abuso di ufficio, magari senza accorgersene, ma l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa era tutt’altra cosa. Addirittura – aggiunge – vengo portato in carcere da persona incensurata».
L’ARRESTO ALLE 3.30 DEL MATTINO IN “RINASCITA-SCOTT”
Gianluca Callipo ricorda il momento del suo arresto raccontando l’arrivo dei carabinieri intorno alle 3.30 della mattina del 19 dicembre 2019: «Nel momento in hanno bussato alla porta, mai avrei immaginato che potesse trattarsi di un arresto. In precedenza era successo che i carabinieri venissero a casa ma solo per qualche emergenza di protezione civile o di urgenze legate al mio ruolo di sindaco, ma quando venne detto: “le notifichiamo un’ordinanza di custodia cautelare”, io non avevo neanche capito nemmeno di che cosa si trattasse. Erano le 3:30 di notte, stavo dormendo con mia moglie, con mia figlia, vedo 7 carabinieri e alcuni uomini della Dda di Catanzaro alla porta, chiaramente sono rimasto disorientato, tanto che loro, comprendendo che non avevo capito la situazione, mi specificano: «La dobbiamo portare in carcere». E a quel punto inizio a realizzare».
Callipo chiede spiegazioni agli investigatori: «Ma che cosa ho fatto?» domanda trasecolato, e a quel punto si vede porgere due scatoloni contenenti una trentina di volumi, ognuno di un migliaio di pagine: “Mi dicono: «Lì trova le accuse. Questa è un’indagine che coinvolge 400 imputati, lei è uno di questi. Ad ogni modo, faccia una valigia mettendo delle cose essenziali e venga con noi»”.
LA CARCERAZIONE DURATA SETTE MESI
Travolto da un’onda di emozioni, Gianluca Callipo ha lasciato l’abitazione con una convinzione: “Si trattava di un errore che avrei chiarito velocemente e che sarei tornato dopo qualche ora a casa e proprio per questo ho cercato di rassicurare mia moglie”. Ma la realtà sarebbe stata ben diversa. A casa l’ex sindaco di Pizzo ci è ritornato dopo 7 mesi di carcerazione.
La sua – racconta ancora – non è stata solo una sofferenza fisica ma anche psicologica: “L’essere passato da una persona che la sera prima era credibile, quindi ascoltata, a una le cui parole non hanno alcun valore perché identificato come un criminale, mi ha fatto molto male”. Ma soprattutto è stata la lontananza dagli affetti più cari il fardello più pesante: “Mi sono ritrovato lontano dalla mia famiglia, in un luogo dove si è privati di qualunque libertà, anche quella semplicemente di collegarsi su internet o avere un cellulare. Io ero nell’alta sicurezza del carcere di Cosenza perché accusandomi di un reato collegato alle associazioni mafiose ero collocato in quell’ala, ma lì ho trovato un grande senso di comunità dalle altre persone che erano lì. Quel poco che hanno lo mettono a disposizione”.
E, al riguardo, racconta un breve aneddoto di quando arrivò nella sua cella e il suo compagno gli fece trovare il letto pronto: “Si usa così, nel senso che loro ti accolgono. Eppure io non ero un appartenente a famiglie di ‘ndrangheta e loro lo sapevano bene. Quindi un senso di rispetto che non mi sarei immaginato, quello lo devo riconoscere”.
CALLIPO: «LA PROCURA NON HA VOLUTO NEPPURE SENTIRMI NONOSTANTE LA CASSAZIONE A ME FAVOREVOLE»
Sono stati mesi durissimi per il 43enne ex amministratore di Pizzo e le occasioni di vacillare sono state diverse, soprattutto dopo la pronuncia del Tribunale del riesame che confermava il quadro indiziario e quindi la detenzione. Sette mesi dopo tutto venne demolito dalla Cassazione: «Addirittura pensavo di non affrontare nemmeno il processo perché se la Cassazione ha scritto quello che ha scritto, la Procura capirà di essere incorsa in un errore. Poi così non è stato e anzi ha chiesto 18 anni di carcere».
Procura che quando ha «chiesto di essere ascoltato mi ha risposto che il quadro accusatorio era così chiaro che non riteneva di doverlo fare. Quello fa male perché da chi si sente un uomo dello Stato, io appartenevo a un’istituzione dello Stato, e quindi che crede nello Stato, vedere una così, l’utilizzo brutto della forza, può spezzarti. Ma poi il quadro accusatorio è tutto da dimostrare, peraltro, in un processo eppure non ho avuto la possibilità di dire la mia in quella fase».
«ASSOLTI ANCHE TUTTI GLI ALTRI COLLEGATI ALLA MIA VICENDA»
Nella vicenda contestata in Rinascita-Scott, Callipo non è stato l’unico ad essere assolto: “Io e tutti gli altri soggetti coinvolti della sfera amministrativa del Comune di Pizzo siamo stati tutti scagionati; 6 o 7 persone. E questo Ringrazio Dio, ho avuto sempre la forza, consapevole della mia innocenza, che le cose sarebbero chiarite. Certo, non avrei immaginato che ci sarebbe voluto tutto quel tempo”.
Il 20 novembre del 2023 l’assoluzione per Gianluca Callipo nel primo grado di Rinascita-Scott. Le motivazioni trancianti della sentenza e il ricorso della Dda che poi ha fatto marcia indietro rendendo definitivo il verdetto.
«IL RITORNO IN POLITICA? PER ORA NO, MA MAI DIRE MAI»
Messa alle spalle quella storia, oggi Gianluca Callipo cosa fa? Si occupa di una delle aziende di famiglia anche se si concede qualche breve sortita. E la politica? Afferma di non avere oggi l’entusiasmo di intraprenderla nuovamente anche se una porta la lascia aperta: «Mai dire mai. Ogni tanto mi viene quella voglia di “rivincita”. Tuttavia, una delle consapevolezze che ho acquisito dopo quei 7 mesi in carcere è che il bene più prezioso che abbiamo è il nostro tempo. Oggi mi sono riappropriato del mio tempo, che prima era messo a disposizione di tutti, perché quando fai il sindaco in un piccolo comune sei in tutti i momenti a disposizione della tua comunità».
Il Quotidiano del Sud.
Rinascita-Scott, Gianluca Callipo racconta il suo calvario fino all’assoluzione definitiva