Rifiuti, chiusura del ciclo e no al termovalorizzatore: parte la campagna informativa dei comitati
- Postato il 15 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Si è tenuto ieri sera, presso il centro civico di via Bobbio, il primo di una serie di incontri organizzati dalla Rete Genovese dei Comitati per discutere il futuro del ciclo dei rifiuti in Liguria. Cuore dell’evento, che ha visto una cinquantina di persone tra il pubblico, la contrapposizione alla realizzazione dei termovalorizzatori, considerati dagli esperti impianti inquinanti e non risolutivi del problema.
Un problema, quello della gestione dei rifiuti, che, secondo i comitati deve essere affrontato partendo dalla radice: “Con queste iniziative, che porteremo in varie parti della città e in tutta la regione – sottolinea Raffaella Capponi, rappresentante della Rete genovese (e ligure) dei comitati – vogliamo partire dalla formazione e dall’informazione sul tema dei rifiuti, spesso approssimata nel dibattito in corso in questi mesi. Il tema è molto complesso, e molte informazioni, soprattutto legate alle alternative possibili già da oggi, non sono note al grande pubblico. Il nostro intento è quello di portarle a tutti“.
“L’Europa ci dice che bisogna andare verso il recupero della materia nella gestione dei rifiuti, cosa che con il termovalorizzatore non si può fare – ha sottolineato Mauro Solari, esperto di Zero Waste Italy – esistono altri impianti che combinati, possono recuperare ulteriormente la materia dall’indifferenziata, oltre che recuperare il bio gas. E poi i costi di realizzazione degli impianti. Oggi siamo in emergenza, costruire questi impianti è molto più veloce che un inceneritore”.
Secondo gli esperti dei comitati, la scelta eventuale di un inceneritore taglierebbe le gambe alla raccolta differenziata: “Questi impianti a caldo di fatto fermano l’evoluzione della raccolta – spiega Enrico Pignone, ex consigliere del Comune di Genova e oggi membro attivo dell’associazione Amici del Chiaravagna – e la loro costruzione vede un investimento dei privati che automaticamente richiede dei flussi costanti di rifiuti da trattare che, come si è visto in molti casi europei, vuol dire arrivare addirittura a importarli per poter mantenere in sostenibilità economica questi impianti”.
L’incontro si è concluso con l’impegno da parte degli organizzatori di proseguire la campagna informativa, portando il dibattito in tutte le zone e nelle altre province liguri, in particolare a Savona, il cui territorio – Vado Ligure su tutti – sembra essere tre i più gettonati per un possibile nuovo impianto dedicato alla chiusura del ciclo.