Riciclaggio al San Barbato, il Riesame bis lascia Liseno in carcere
- Postato il 8 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Riciclaggio al San Barbato, il Riesame bis lascia Liseno in carcere

Per il Riesame bis esta in carcere l’imprenditore Liseno coinvolto nell’inchiesta antimafia sul riciclaggio di denaro al San Barbato resort
POTENZA – Resta in carcere l’imprenditore lavellese Antonio Liseno, arrestato a luglio dell’anno scorso nell’ambito dell’inchiesta dell’Antimafia lucana sul riciclaggio di soldi della mala cerignolana nel cantiere del suo San Barbato Resort.
Lo ha stabilito il Tribunale del riesame di Potenza respingendo per la seconda volta il ricorso dei difensori dell’imprenditore, gli avvocati Antonio Carretta e Gaetano Sassanelli.
La nuova udienza era stata disposta a dicembre dalla Corte di cassazione per valutare, in primis, la legittimità dell’arresto di Liseno senza l’interrogatorio preventivo introdotto per volontà dell’attuale ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Da chiarire, in particolare, ci sarebbe stata la connessione tra le accuse rivolte all’imprenditore e quelle mosse ad alcuni dei suoi co-indagati per le quali la legge esclude la necessità dell’interrogatorio preventivo.
La Cassazione aveva ritenuto «assorbiti» gli altri motivi di ricorso dei difensori, aggiungendo soltanto un appunto sulla tecnica redazionale del primo provvedimento del Riesame, «contenente la sovrabbondante trascrizione di atti d’indagini», che non consentirebbe «un’agevole individuazione dei punti salienti della decisione».
LA POSSIBILITA’ DI UN NUOVO RICORSO IN CASSAZIONE
I giudici potentini, quindi, avrebbero acclarato l’esistenza della connessione tra reati richiesta per evitare l’interrogatorio preventivo e confermato per il resto la loro decisione originaria.
«Aspettiamo di leggere le motivazioni del riesame non ancora depositate per comprendere il discostarsi dal decisum della Cassazione». Questo il commento, succinto, dell’avvocato Carretta, che lascia aperta la possibilità di un nuovo ricorso in Cassazione.
Liseno e sette dei suoi co-indagati tuttora sottoposti a misure cautelari dovranno comunque presentarsi giovedì mattina davanti al collegio “b” del Tribunale di Potenza per l’inizio del dibattimento. Dopo la richiesta di rito immediato avanzata dai pm Marco Marano e Vincenzo Montemurro.
Si tratta dei cerignolani Sante Cartagena e Pasquale Saracino, considerati i referenti di un gruppo criminale specializzato nelle rapine ai portavalori, e il loro trait d’union col patron del San Barbato, Angelo Finiguerra, assieme alla moglie e alla figlia di quest’ultimo: Mariagrazia Merra e Sonia Finiguerra. Poi ci sono Franco Mauro Via, considerato un prestanome di Cartagena, e i presunti autori della rapina a un’autocisterna piena di gasolio e benzina avvenuta a febbraio del 2023 tra Montemilone e Palazzo San Gervasio, Nicola Di Leo e Pietro Gervasio.
LE INDAGINI SUL RICICLAGGIO AL SAN BARBATO RESORT
Liseno, i due Finiguerra, Merra, Via, Saracino e Cartagena sono accusati anche di associazione a delinquere, con l’aggravante, per tutti tranne Sonia Finiguerra e Via, dell’agevolazione del clan mafioso Piarulli/Ferraro, di base nel foggiano ma “operante in tutta Italia”.
Le indagini di Polizia e Guardia di finanza sui soldi lavati nel cantiere del San Barbato Resort risultano partite da una perquisizione eseguita nel 2017 nei confronti di Finiguerra. Nel corso della perquisizione, ritrovata in un cestino, documentazione contabile sui lavori effettuati dalla sua ditta di costruzioni nel cantiere del San Barbato.
Secondo la procura quella documentazione avrebbe attestato: «un rapporto consolidato che andava anche ben oltre la mera natura commerciale con Liseno, (…) le cui attività economiche si presentavano funzionalmente connesse e riconducibili a un gruppo di cerignolani specializzati in rapine a furgoni portavalori eseguite in tutto il territorio nazionale».
Durante l’interrogatorio di garanzia innanzi al gip che ha firmato l’ordinanza di arresti nei suoi confronti, Ida Iura, l’imprenditore aveva liquidato le accuse come montature.
Quanto ai rapporti con i rapinatori cerignolani, invece, Liseno aveva detto che a presentarglieli era stato lo stesso Finiguerra, che sarebbe stato in debito con colo di una somma imprecisata di denaro.
Il Quotidiano del Sud.
Riciclaggio al San Barbato, il Riesame bis lascia Liseno in carcere