Resa dei conti i Forza Italia. Occhiuto resta in corsa per la leadership?

  • Postato il 29 marzo 2026
  • Antonio Tajani
  • Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Resa dei conti i Forza Italia. Occhiuto resta in corsa per la leadership?

Il centrodestra post referendum nella sua ora più buia, tra gli azzurri di Forza Italia prove di rinnovamento. Vicino al presidente Occhiuto la neocapogruppo Craxi e Cattaneo, indicato come successore di Barelli


Nella storia di Forza Italia potrebbe esserci, in futuro, un prima e un dopo il referendum sulla giustizia. Un passaggio destinato a lasciare un segno, anche se la storia insegna che le strade delle rivoluzioni/rottamazioni/rinnovamenti sono spesso lastricate più di buone intenzioni che di risultati concreti. Il punto è che il partito si trova a vivere una fase complessa dentro un quadro ancora più critico: quello dell’intero centrodestra. Mal comune, mezzo gaudio, si potrebbe dire. Ma fino a un certo punto.

FORZA ITALIA AL BIVIO NEL POST REFERENDUM


Basta guardare agli alleati. La Lega, dopo anni di crescita costante, ha rallentato la sua corsa e ora mostra segnali di calo. A complicare il quadro c’è anche la scissione guidata da Roberto Vannacci: per ora una frattura contenuta, ma che secondo gli ultimi dati della supermedia Agi pesa attorno al 3%, una quota non irrilevante, soprattutto perché coincide con quella che oggi manca al centrodestra per restare davanti al cosiddetto campo largo.

IL CASO LEGA

Nel frattempo, Matteo Salvini non è riuscito a ricucire lo strappo con la base storica del partito, quella dei “duri e puri” della prima ora. Un malessere emerso con evidenza anche in occasione dei funerali di Umberto Bossi, momento simbolico che ha restituito l’immagine di una Lega ancora in cerca di una propria sintesi identitaria.

IL DATO DI FRATELLI D’ITALIA

Poi c’è Fratelli d’Italia. La premier Giorgia Meloni ha accusato il colpo della sconfitta al referendum, una battaglia su cui aveva comunque messo la faccia, pur trattandosi di una riforma non direttamente riconducibile al suo partito. In effetti, gli equilibri della coalizione sono chiari: la riforma della Giustizia sta (stava) a Forza Italia, così come l’autonomia differenziata sta alla Lega e il premierato a Fratelli d’Italia. Anche qui i sondaggi registrano un calo, e la reazione è stata immediata: un repulisti interno per allontanare (tardivamente?) dirigenti finiti, a vario titolo, al centro di polemiche e imbarazzi per il partito e per l’intera coalizione.

LA PESANTE DISFATTA PER FORZA ITALIA


E infine, Forza Italia. Il partito che avrebbe voluto dedicare al Cavaliere questa riforma della giustizia si trova invece a fare i conti con una disfatta pesante, anche in territori amministrati dal centrodestra. Perché, è vero, dietro la vittoria del no c’è la mobilitazione dei giovani, del popolo di Gaza, dei movimenti, dei delusi di questo governo, degli elettori di sinistra che da anni disertano le urne perché di star dietro agli psicodrammi di Pd e alleati ne hanno abbastanza e che ora sono andati a votare. Ma al netto di tutto questo, il dato politico resta: secondo Youtrend, circa il 28% degli elettori di Forza Italia non ha votato secondo le indicazioni del partito (il 16% ha votato no, il 12% si è astenuto). Un segnale che apre un problema evidente di fidelizzazione del proprio elettorato e, più in profondità, di tenuta della militanza.

LA LEADERSHIP IN BILICO DI ANTONIO TAJANI


Ed è chiaro che la leadership di Antonio Tajani – al netto delle professioni di fiducia che arriverebbero dalla famiglia Berlusconi – sia molto meno solida di qualche mese fa. La ‘voglia’ di rinnovamento negli azzurri si era affacciata in tempi non sospetti, quando la sconfitta nel referendum, a dar ragione ai sondaggi, non era neanche nelle previsioni dei più pessimisti. Seguiva una triangolazione Calabria-Roma-Piemonte, con qualche deviazione a Milano, presso la residenza della primogenita del Cavaliere.

FORZA ITALIA, LA “SCOSSA LIBERALE” DI ROBERTO OCCHIUTO

C’era Occhiuto, che lanciava la sua «scossa liberale» al partito, radunava a Roma, nel simbolico Palazzo Grazioli, 22 parlamentari (il 30% della rappresentanza del partito) e confessava alla fine, in una intervista, che se una corsa alla segreteria fosse stata necessaria non si sarebbe tirato indietro. Alberto Cirio, collega governatore del Piemonte e altro aspirante leader, restava guardingo da Torino. E Tajani ostentava sicurezza, commentando, serafico, che le sfide lo esaltavano. «È una prova di democrazia. Certo, poi bisogna contare i voti».
Tutti e tre, separatamente e più volte, in quei giorni incontravano Marina Berlusconi. Che non dava mostra di sostenere sfide al leader né di scoraggiarle. In un perfetto equilibrismo tra l’invocata necessità di aprire il partito e la gratitudine a Tajani, che si era fatto carico di una eredità pesante, alla morte del padre.

LE MOSSE DI OCCHIUTO

A Roma, da Occhiuto, non si faceva vedere, ma intanto mandava Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia e avvocato di famiglia. Un mese dopo lo scenario cambiava. Occhiuto a Milano, a margine di un evento, precisava che non si sarebbe candidato al congresso. La lezione di Berlusconi sulla necessità di recuperare al partito e al centrodestra i valori liberali e liberisti restava valida, spiegava, come quella di difendere l’unità di Forza Italia. Il giorno dopo era a colloquio con Marina Berlusconi e lì si ragionava, si racconta, della necessità di scongiurare correnti interne. Non sfuggiva poi agli osservatori anche l’endorsement che a Tajani, poche settimane prima, era arrivato dalla premier Giorgia Meloni («quello che ha fatto per Forza Italia ha del miracoloso»), con cui la famiglia Berlusconi tende a mantenere un buon rapporto.

IL REFERENDUM CHE NON SI ASPETTAVANO


Tutto finito lì. O forse tutto congelato. Poi l’esito referendario che gli azzurri non s’aspettavano. E allora altro che ambizioni di raggiungere il 20%, qui bisogna intanto difendere il proprio 8/9%. Cosa fare? Torna quell’istanza di rinnovamento e stavolta trova un Tajani più indebolito nell’immagine, che paga una campagna referendaria poco incisiva e qualche gaffe che ha fatto il giro dei social in versione meme. Rimbalza, sui titoli dei giornali, l’espressione “resa dei conti”, qualcuno avanza l’ipotesi di Giorgio Mulè (colui che si è caricato sulle spalle tutta la campagna referendaria azzurra) come nuovo leader, ma si procede in casa azzurra con il freno a mano tirato.

FORZA ITALIA, PER ORA IL CONTO LO PAGA SOLO GASPARRI

A pagare il conto per ora il solo Maurizio Gasparri, che si è dimesso da capogruppo al Senato. Al suo posto, con gli auguri di Marina Berlusconi, Stefania Craxi. Che, per inciso, era tra i parlamentari presenti all’evento di Occhiuto a Palazzo Grazioli. Alla Camera la partita è più complicata perché il capogruppo Paolo Barelli è consuocero di Tajani. Nel caso, sarebbe già pronto Alessandro Cattaneo (anche lui, peraltro, in sala quando Occhiuto lanciava la sua scossa liberale). Si procede, però, come a dicembre. Un richiamo alla necessità di «facce nuove», una conferma – fatta veicolare dalla agenzie – dell’«immutata stima» della famiglia Berlusconi verso Tajani.

UN COMPLICATO SCENARIO


Si pesa, si soppesa, si valuta. Del resto – come dicevamo all’inizio – lo scenario è complicato, il futuro di difficile lettura. C’è questa chiacchierata tentazione del voto anticipato per spiazzare la sinistra e rinsaldare il popolo del centrodestra. Qualcuno dice «sul modello Calabria», ricordando le dimissioni di Occhiuto. Con le dovute proporzioni, aggiungiamo. Perché se in regione le dimissioni del presidente comportano lo scioglimento del Consiglio e il voto anticipato (simul stabunt, simul cadent), al governo quelle del premier non portano direttamente alle urne ma a un nuovo giro di consultazioni con il presidente della Repubblica, per formare un nuovo esecutivo. Lasciare il Paese spettatore di un tira e molla tra Quirinale e partiti di maggioranza, con una guerra in corso in Medio Oriente e l’economia in fibrillazione per i rincari, appare rischioso in termini di consenso.

OCCHIUTO SI GIOCA ANCORA LE SUE CARTE PER LA LEADERSHIP DI FORZA ITALIA?


Da un lato, insomma, c’è da difendere le sorti della coalizione, dall’altro quello di rimettere in carreggiata il partito. In questa partita, Occhiuto si gioca ancora le sue carte per la leadership? La sconfitta al referendum (che al netto del botta e risposta con Gratteri e di qualche dichiarazione non lo ha visto proprio in prima linea) pesa, anche se può giocarsi l’attenuante – a differenza di Cirio in Piemonte – di una disfatta generalizzata nel Mezzogiorno. Rispetto ad altri competitor, ha il vantaggio di aver fatto le prove generali di una scalata e di essersi ‘pesato’. Per ora, però, prevale una posizione attendista.

I CICLONI IN CALABRIA, LE EMERGENZE

Dopo la fuga in avanti di dicembre, con l’inizio del 2026 il presidente, oltre a rallentare la presenza social, è parso volersi dedicare ai dossier sulla sua scrivania in Cittadella. I cicloni che hanno travolto la regione non hanno peraltro favorito ‘distrazioni’ e, in generale, l’impressione è che si fatichi a dare slancio a questo secondo mandato, tra le emergenze che si susseguono, le scadenze (leggi Pnrr) che incombono, gli annunci (leggi la fine del commissariamento in sanità) che restano tali. La partita, però, è di quelle che non si gioca tutta e subito. Ci sono equilibri da ricostruire, dentro il partito e nella coalizione. E in questo quadro, più che correre, può essere decisivo scegliere quando farlo.

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Resa dei conti i Forza Italia. Occhiuto resta in corsa per la leadership?

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