Renault produrrà droni d’attacco a lungo raggio: il ritorno dell’industria civile alla difesa

  • Postato il 22 gennaio 2026
  • Di Panorama
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La casa automobilistica francese Renault produrrà droni d’attacco a lungo raggio nell’ambito di un contratto firmato con la Direzione generale degli armamenti e in collaborazione con l’appaltatore della Difesa Turgis Gaillard. Lo ha dichiarato la rivista francese L’Usine Nouvelle, riferendo che la casa automobilistica li produrrà nei suoi stabilimenti di Le Mans e Cléon, a ovest di Parigi, nell’ambito di un contratto che potrebbe valere fino a un miliardo di euro in dieci anni.

Renault non ha però voluto commentare, limitandosi a specificare come sono andate le cose per bocca del dirigente responsabile di Renault, Fabrice Cambolive, in un’intervista all’emittente Bfm rilasciata martedì 20 gennaio: «Siamo stati contattati qualche mese fa dal Ministero delle Forze Armate in merito a un progetto per lo sviluppo di un’industria francese dei droni, lo hanno fatto per la nostra competenza industriale, per la capacità produttiva e progettuale. Questo progetto è attualmente in corso».

Secondo quanto si apprende, Renault produrrà munizioni a lungo raggio guidate a distanza che, per configurazione, saranno simili al drone iraniano Shahed, e che potranno essere utilizzate anche per la raccolta d’informazioni e per missioni di osservazione. Sia la Russia sia l’Ucraina utilizzano sempre più spesso questi droni a lungo raggio a basso costo per attacchi in profondità e per sopraffare le difese aeree.

Pare che la struttura di questi droni sarà prodotta a Le Mans, mentre nel sito di Cléon saranno preparati i motori. L’obiettivo è arrivare a poter produrre fino a 600 droni a lungo raggio al mese.

Nel giugno scorso l’allora ministro della Difesa francese Sebastian Lecornu aveva fatto questa proposta, esternando l’intenzione di collaborare con un’azienda automobilistica per la produzione di mezzi aerei a pilotaggio remoto, mentre a settembre 2025 Renault aveva comunicato ai dipendenti che la casa automobilistica era stata contattata dalla Difesa per partecipare a progetti militari, almeno secondo quanto avevano pubblicato i media francesi.

Dal punto di vista produttivo ha senso: mentre l’industria della difesa europea è tradizionalmente concentrata su sistemi complessi realizzati in piccoli volumi, sovente con destinazione nazionale, le case automobilistiche sono specializzate nella produzione di massa e al tempo stesso applicano controlli di qualità rigorosi e un attento controllo dei costi per poter competere sui mercati globali.

Non a caso all’inizio di questo mese il presidente francese Emmanuel Macron aveva esortato l’industria della difesa francese a produrre in modo più rapido ed efficiente, per evitare che le forze armate si rivolgano a fornitori localizzati in altre parti d’Europa.

Renault, conosciuta per il suo slogan «Creatore di automobili», è un esempio di grande casa automobilistica europea che torna a dedicarsi direttamente anche alla produzione di armi. Non è certo una novità: lo fecero praticamente tutte le grandi aziende prima di ogni grande conflitto, salvo poi doversi ricostruire dalla distruzione tornando rapidamente al settore civile.

Per noi italiani sono ancora nella memoria le vicende di Fiat, Breda e Piaggio, soltanto per citarne alcune. Ma a soffiare sul fuoco è anche il Segretario generale della Nato Mark Rutte, che non perde occasione per ricordare come la Russia, con la sua economia orientata alla guerra, stia superando per volumi la produzione di armi occidentale.

Lo stesso sta avvenendo in Germania, con la conversione di alcuni impianti del gruppo Rheinmetall che, dal produrre componenti per autoveicoli, è passata a costruire parti per mezzi corazzati e cannoni.

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Panorama

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