Remuzzi a Tgcom24: "I medici sbagliano più dell'intelligenza artificiale, bisogna imparare a sfruttarla"

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Di Tgcom24
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Remuzzi a Tgcom24: "I medici sbagliano più dell'intelligenza artificiale, bisogna imparare a sfruttarla"

L'intelligenza artificiale è uno strumento fondamentale nelle mani dei medici che non devono temerla, ma iniziare a trarne tutti i vantaggi possibili. Ricordando, però, che dottori e infermieri rimangono dotati di un'umanità che l'Ia non possiede e devono dedicarla alla cura dei pazienti. A sostenerlo è Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri, che ai microfoni di Tgcom24 ha spiegato cosa pensa dell'uso dell'Ia in ambito medico. "I dati disponibili in letteratura", spiega Remuzzi, dimostrano che i dottori sbagliano di più dell'Ia. "Il che non vuol dire che il medico non sia bravo, ma che il suo cervello non è fatto per raccogliere contemporaneamente tutte le informazioni che sono necessarie per poter rispondere alle esigenze della medicina moderna che è diventata estremamente complicata". Il medico, quindi, deve imparare a usare al meglio l'intelligenza artificiale per mettere a disposizione dei suoi pazienti quello che può offrire. L'Ia "è un valore aggiunto, una cosa straordinaria", continua il direttore del Ircss, che porta l'esempio delle malattie rare: sono quasi 7mila quelle esistenti, un numero troppo grande perché un medico riesca a orientarsi da solo tra tutte. Proprio in casi come questi l'intelligenza artificiale "diventa uno strumento indispensabile per il dottore". Bisogna "prenderne atto e utilizzarla al meglio possibile". "Siamo in un campo in cui sta cambiando tutto", continua Remuzzi: sfruttare l'Ia per aiutarsi nella diagnosi aiuta i pazienti anche dal punto di vista economico. Accade spesso che per scoprire di avere una malattia rara bisogna farsi visitare da diversi specialisti, il che ha un costo in tempo e in denaro non indifferente. "Pensate alla situazione di povertà, anche in Italia: quando in certi Paesi devi fare i chilometri per trovare un medico, l'intelligenza artificiale invece ti dice subito che cos'hai. E quindi tu puoi già orientare il medico, da cui poi prenderai informazioni su tante altre cose, ma l'Ia ti permette già di conoscere diagnosi e terapia quasi sempre meglio se non allo stesso modo del medico". Solo alcuni dottori sono pronti a questo cambiamento, ma bisogna preparare tutti gli altri: per questo l'università, secondo il direttore dell'istituto Mario Negri, deve cambiare. "Non possiamo più chiedere ai medici di spendere sei anni del loro tempo per imparare delle cose che", alla fine del percorso di studi, "sono superate". Siamo "noi per primi" che "dobbiamo insegnare la medicina in un modo diverso: è l'intelligenza artificiale che deve essere integrata nelle conoscenze del medico. Quindi, all'università cambia tutto". Prerogativa del personale sanitario resta, però, il trattamento dei malati: "Il più grande chirurgo del mondo, Joseph Lister", diceva che "anche il più povero dei nostri pazienti deve avere l'attenzione che dovremmo riservare al principe di Galles". E noi "dobbiamo ritornare a farlo, questo l'intelligenza artificiale non lo fa". Continua a leggere...

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Tgcom24

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