Regione Liguria adotta il neologismo “atèfano”, la parola che riconosce il dolore dei genitori in lutto

  • Postato il 17 febbraio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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atefano consiglio regionale

Dalla Liguria un nuovo vocabolo per dare un nome alla condizione dei genitori che perdono un figlio e per colmare un vuoto, non soltanto lessicale, della lingua italiana: la parola è “atèfano”, il neologismo fatto proprio quest’oggi dalla Regione, con la sottoscrizione e il voto all’unanimità, in Consiglio, a una mozione presentata da Angelo Vaccarezza (FI).

Il termine è nato su proposta dell’Associazione “Rachele Franchelli – Uno sguardo senza confini APS”, fondata lo scorso anno per volontà della famiglia di Rachele, ragazza di Albenga mancata nel 2024 a soli 16 anni per un tumore raro. “Atèfano” nasce dal greco antico, dall’unione di “a-” (alfa privativo), la radice “tè-” da “téknon” (figlio) e la desinenza “-fano”, da “orphanòs” (privo, mancante, orfano).

“Quello con i famigliari di Rachele – dichiara Vaccarezza – è stato per me un incontro incredibile: ho conosciuto l’immensa capacità di donare amore che questa famiglia ha continuato ad avere dopo la malattia e la morte della ragazza, dando vita ad una Associazione che sostiene e supporta giovani pazienti oncologici e le loro famiglie. Sono davvero felice per il voto di oggi in Consiglio Regionale, grazie al quale Regione Liguria promuoverà la conoscenza e la diffusione della nuova parola ‘atèfano’ attraverso i propri canali di comunicazione e in occasione di eventi, convegni o iniziative pubbliche specifiche, dedicate ai temi della famiglia, della sanità e del sociale.

Altri Enti locali stanno seguendo questa strada e auspico che in tempi brevi si possa arrivare a presentare la proposta al Governo. Naturalmente – precisa il consigliere di Forza Italia – una parola nuova non viene riconosciuta ufficialmente nella lingua italiana da una specifica autorità, ma attraverso l’uso spontaneo e diffuso nel tempo, fino a quando non diventa parte dell’utilizzo comune. Per questo credo che il voto di oggi in Consiglio rappresenti un passo importante in questo percorso di conoscenza e diffusione. Ringrazio tutti i colleghi Consiglieri che hanno sottoscritto e approvato all’unanimità la mozione, il Presidente Bucci e la Giunta Regionale, con la Vicepresidente e Assessore Simona Ferro, per il sostegno a questa proposta, nel nome e nel ricordo di una ragazza meravigliosa come Rachele”, conclude Vaccarezza.

Presenti in Aula, al momento della discussione e della votazione della mozione, anche la mamma e il fratello di Rachele Franchelli: “La nostra Associazione – dichiarano Silvia Ravera e Gastone Franchelli – è nata dal desiderio di convertire il dolore per la morte di Rachele in qualcosa di bello, di positivo, perché Rachele era positiva verso la vita e ha dato tanto anche nei 18 mesi di malattia. Il termine ‘atèfano’ è sorto dall’esigenza di colmare il vuoto lessicale che abbiamo trovato quando volevamo identificare un genitore che purtroppo ha perso un figlio. Dare un nome a questo tipo di dolore è un modo per renderlo più riconoscibile, per dargli dignità e per permettere alla comunità di accogliere e di supportare chi è in questa condizione. Desideriamo ringraziare il Consigliere Angelo Vaccarezza per aver presentato questa mozione, tutti i Consiglieri regionali che hanno votato a favore, il Presidente Bucci, la Vicepresidente e Assessore Simona Ferro e tutta la Giunta regionale”.

“Come M5S abbiamo convintamente sottoscritto la mozione del collega Vaccarezza. Auspico che il neologismo “atefano” diventi quanto prima di uso comune nella lingua italiana: è un segnale di attenzione verso chi subisce la più grande tragedia che un genitore possa vivere, la devastante perdita di un figlio” dichiara il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano commentando la mozione votata oggi in Aula.

“Contestualmente, invito la politica ligure ad accompagnare le famiglie colpite da questo lutto con strumenti e sostegni adeguati, anche sul piano psicologico e sociale: nessuno dev’essere lasciato solo nel momento del dolore. Crediamo dunque che se davvero vogliamo dare senso a questo passo, serva un impegno ulteriore: al riconoscimento simbolico si sposino misure concrete e percorsi di supporto attivabili subito” conclude.

Autore
Il Vostro Giornale

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