Reggio, simulò il suo rapimento: indagata Tiziana Iaria, sequestrato il Centro antiviolenza

Il Quotidiano del Sud
Reggio, simulò il suo rapimento: indagata Tiziana Iaria, sequestrato il Centro antiviolenza

Reggio, il rapimento nel  marzo 2024 di Tiziana Iaria era una messinscena: la donna è ora indagata per una serie di reati, sequestrato il Centro antiviolenza Margherita.


REGGIO CALABRIA – Quello che nel marzo del 2024 aveva tenuto con il fiato sospeso un’intera città e si presentava come un drammatico sequestro di persona lampo ai danni di Tiziana Iaria, attivista in prima linea contro la violenza sulle donne si è rivelato, secondo la procura di Reggio Calabria, un’attività di simulazione. La Polizia di Stato ha dato, oggi 2 febbraio 2026, esecuzione a un decreto di sequestro preventivo nei confronti dell’associazione “ODV Centro Antiviolenza Margherita” e gli immobili gestiti dalla stessa associazione per l’esercizio delle proprie attività siti in Reggio Calabria e in provincia di Avellino di cui la Iaria è legale rappresentante.

Al centro dell’inchiesta proprio la figura Tiziana Iaria, 53 anni, legale rappresentante del centro e adesso indagata per simulazione di reato, calunnia, false informazioni al Pubblico Ministero ed esercizio abusivo della professione di psicologa.

IL FALSO RAPIMENTO DI TIZIANA IARIA E LE INDAGINI DELLA SQUADRA MOBILE DI REGGIO CALABRIA

La vicenda trae origine dalla denuncia di scomparsa della Iaria il 21 marzo 2024. La donna era riapparsa 24 ore dopo in stato di shock. Raccontava una storia dai contorni poco chiari: una donna con un bambino dagli occhi azzurri l’avrebbe attirata in trappola con un pretesto, per poi stordirla (forse con ammoniaca) e consegnarla a due uomini che l’avrebbero segregata in una stanza senza finestre.

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Tuttavia, il lavoro meticoloso della Squadra Mobile, coordinato dalla Procura di Reggio Calabria, avrebbe adesso smontato pezzo dopo pezzo questa versione. Un lavoro scrupoloso quello dei poliziotti basato su intercettazioni telefoniche e telematiche, sulle analisi dei tabulati. E, fondamentali anche esame delle telecamere di videosorveglianza lungo tutto il percorso citato dalla donna. Cui immagini, gli agenti della squadra mobile hanno controllato e ricontrollato sia prima che dopo il denunciato rapimento. Un lavoro questo che ha consentito di acquisire elementi tali da poter accertare, « la non veridicità di quanto denunciato in ordine al patito rapimento». 

In particolare, sarebbe anche emerso che quel giorno della drammatica sparizione, il marito della donna che poi ne ha denunciato la scomparsa, avrebbe ricevuto su Facebook un messaggio privato da un account sconosciuto che l’avvisava e  rassicurava del fatto che avrebbero provveduto a riportare la Iaria a casa appena la stessa si fosse ripresa, dichiarando che l’intento dell’azione era soltanto quello di spaventarla. 

«L’analisi dei tabulati di traffico telematico acquisiti nel corso delle investigazioni ha permesso di ricavare, viceversa, elementi tali da ipotizzare che – scrivono dalla Questura di Reggio Calabria- il messaggio in questione all’indirizzo del marito era stato inoltrato dalla stessa Iaria»

ABUSO DELLA PROFESSIONE E FARMACI PRESCRITTI

Oltre alla simulazione del reato.  Le indagini hanno fatto luce su una gestione poco chiara del Centro Antiviolenza. Tiziana Iaria è accusata di aver esercitato abusivamente la professione di psicologa. Senza averne alcun titolo, la donna avrebbe fornito assistenza psicologica a donne realmente vittime di violenza che si rivolgevano all’associazione, spingendosi: «in alcuni casi – scrivono dalla Questura- financo a prescrivere farmaci alle predette».

MISURE CAUTELARI E GARANZIA

L’operazione, condotta con l’ausilio della Squadra Mobile di Avellino, mira a interrompere l’attività dell’associazione e l’utilizzo delle strutture coinvolte. La Procura ha ribadito il massimo impegno a tutela delle vere vittime di violenza, sottolineando come l’attuale procedimento sia ancora nella fase delle indagini preliminari e che, per il principio della presunzione di innocenza, gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a sentenza definitiva.

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