Reggio Calabria, liquami e fanghi dei depuratori sversati in mare
- Postato il 27 gennaio 2026
- Idrorhegion
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Reggio Calabria, liquami e fanghi dei depuratori sversati in mare

Liquami sversati senza trattamenti, direttamente in mare. Sequestro da dieci milioni alla società Idrorhegion. Gestiva i sette impianti della città, scoperti anche depositi non autorizzati
REGGIO CALABRIA – Sversavano liquami fognari non trattati direttamente a mare, saltando gli onerosi passaggi della depurazione e traendone così profitto economico ma cagionando un ingente danno ambientale al territorio ed all’ente, il Comune di Reggio, che gli aveva affidato la gestione degli impianti.
LIQUAMI NON TRATTATI SVERSATI IN MARE
Per questi motivi un’operazione (“Panta Rei”) condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dei Carabinieri di Reggio Calabria con il supporto dei colleghi della Capitale, ha portato, nelle prime ore di ieri mattina, lunedì 26 gennaio 2026, al sequestro preventivo d’urgenza della società Idrorhegion Scarl che gestisce i sette impianti di depurazione cittadina.
Il decreto di sequestro, emesso d’urgenza dal Pubblico Ministero, ha colpito beni mobili e immobili per un valore complessivo stimato in circa 10 milioni di euro. Nell’inchiesta che ha portato al sequestro, coordinata dal Procuratore della Repubblica, Giuseppe Borrelli, e dal Procuratore aggiunto, Stefano Musolino, ci sono anche due indagati, dei quali al momento, non si conoscono le generalità.
OPERAZIONE PANTA REI, SEQUESTRI ALLA IDRORHEGION
La società consortile posta sotto sequestro è l’ente affidatario della gestione dei sette impianti di depurazione del comune di Reggio Calabria e gestisce le fognature e la depurazione delle acque reflue della Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Della società, con sede a Roma e 47 lavoratori, si descrive dal proprio sito Internet come titolare della gestione di 112 impianti di sollevamento fognario e dei 7 impianti di depurazione attivi sul territorio, non si conoscono altri dettagli più circostanziati.
L’INDAGINE E LE ACCUSE
Il provvedimento si inserisce nell’ambito di una complessa indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura reggina, avviata nel corso del 2025 e convenzionalmente denominata “Panta Rei”, scaturita da segnalazioni relative a gravi anomalie operative riscontrate in particolare presso gli impianti di depurazione di Ravagnese e Catona.
Grazie all’ausilio di sistemi di videosorveglianza, supporto aereo del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia e consulenze tecniche, gli inquirenti hanno delineato un quadro di “gestione sistematicamente illecita”.
LA VIOLAZIONE DELLE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI
Secondo le accuse la società avrebbe operato in violazione delle autorizzazioni ambientali con un obiettivo preciso: conseguire risparmi di spesa a danno dell’ente comunale.
Le contestazioni mosse alla Idrorhegion sono pesanti e riguardano principalmente due fronti: quello degli scarichi illeciti in mare e della gestione dei rifiuti.
Per quanto riguarda gli scarichi illeciti a mare, come documenta la mole di video riprese in possesso del Noe dei Carabinieri, gli impianti sarebbero stati gestiti in modo da sversare nelle acque marine reflui non adeguatamente trattati.
Le analisi hanno confermato il superamento dei limiti tabellari per i principali parametri chimico-fisici e microbiologici.
GESTIONE DEI RIFIUTI
È emerso un deposito incontrollato dei fanghi di depurazione in siti non autorizzati, evitando così i corretti cicli di smaltimento.
Secondo quanto emerso, la gestione sarebbe stata condotta in violazione delle prescrizioni contenute nei titoli autorizzativi ambientali, compresa l’autorizzazione allo scarico, con l’obiettivo di ridurre i costi operativi, arrecando così una presunta frode all’ente comunale.
LIQUAMI SVERSATI IN MARE, L’IRREGOLARE GESTIONE DEI RIFIUTI PRODOTTI DAL CICLO DEPURATIVO
Tra gli elementi contestati figurano la gestione irregolare dei rifiuti prodotti dal ciclo depurativo, come i fanghi attraverso il loro deposito in aree non autorizzate e lo sversamento illecito in mare. Le analisi effettuate avrebbero inoltre evidenziato il superamento dei limiti tabellari previsti dalla normativa ambientale e dalle autorizzazioni, con riferimento ai principali parametri chimico-fisici e microbiologici, indicando un trattamento non conforme delle acque reflue prima dello scarico.
Intanto da Palazzo San Giorgio, che sarebbe parte lesa nell’inchiesta non trapela granché. Idrorhegion ha vinto, anno dopo anno, il bando pubblico per la gestione degli impianti. L’ultimo se lo è aggiudicato l’anno scorso, in un’annualità cosiddetta ponte, perché il settore a breve, come per il ciclo delle acque, passerà alla gestione Sorical.
LA POSIZIONE DEL COMUNE DI REGGIO CALABRIA
Intanto Filippo Burrone, dallo scorso aprile assessore ad Ambiente, Acqua e Rifiuti del Comune di Reggio Calabria su nomina del già Sindaco Falcomatà ha annunciato che chiedere un confronto al suo settore ambiente per saperne pur ammettendo, candidamente, di non conoscere i nomi degli interlocutori nonché gestori degli impianti di Idroreghion. Forse nei prossimi giorni l’ente farà conoscere la propria posizione e se, nell’eventualità di un processo, si costituirà parte civile.
Il Quotidiano del Sud.
Reggio Calabria, liquami e fanghi dei depuratori sversati in mare