Reggio Calabria, bufera al Tribunali sui manifesti per il No
- Postato il 28 febbraio 2026
- Tribunale Reggio Calabria
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Reggio Calabria, bufera al Tribunali sui manifesti per il No

Manifesti del “No” al referendum sulla giustizia esposti al Cedir di Reggio Calabria: la Camera Penale insorge e scoppia la polemica politica
REGGIO CALABRIA – Sei pannelli promozionali di ampie dimensioni sono stati posizionati ieri mattina, venerdì 27 febbraio 2026, all’ingresso di altrettante aule di giustizia al Cedir di Reggio Calabria, palazzo che ospita il Tribunale, con l’invito a votare no al prossimo referendum sulla giustizia, che si terrà nei giorni del 22 e 23 marzo. E scoppia, feroce, la polemica.
TRIBUNALE DI REGGIO, MANIFESTI PER IL NO, È POLEMICA
Secondo quanto denuncia la Camera Penale di Reggio Calabria, “G. Sardiello”, è stato il Comitato “Giusto Dire No”, nato su iniziativa dell’Associazione Nazionale Magistrati, a dare fiato all’iniziativa. L’organo di rappresentanza dei penalisti reggini sostiene in una nota ufficiale che si tratta di «palese manifestazione di come si intenda la giustizia e il ruolo stesso della magistratura». Non solo, attacca ancora la Camera Penale, «la collocazione delle gigantografie delle ragioni del No costituisce una prova di arroganza e mostra una grave mancanza di rispetto».
LA DENUNCIA DELLA CAMERA PENALE
Non ci si è fermati alla stigmatizzazione, ma si è andati a fondo nella vicenda: infatti, i penalisti reggini hanno scritto ufficialmente alla presidenza del tribunale, per chiedere nello specifico da chi e come sia stata data la conseguente autorizzazione. Si è arrivati, affermano, «ad uno dei punti più bassi della locale campagna referendaria e si offusca irrimediabilmente quel sano e rispettoso confronto che l’avvocatura per il Si e la nostra Camera Penale ritengono, ancora oggi e nonostante tutto, unica via di informazione elettorale per il cittadino chiamato alle urne».
LA POLEMICA INFURIA
Insomma, è guerra, e se da qualche parte si nutrono dubbi, basti leggere la nota, misurata nella forma, ma nella sostanza di fuoco, diffusa dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati. L’organo istituzionale degli avvocati reggini sostiene che «la presente presa di posizione non attiene ai contenuti della questione referendaria, ne intende sindacare la legittimità del dibattito pubblico su un tema di così rilevante interesse collettivo. L’iniziativa di informare i cittadini merita, in astratto, apprezzamento. Diversa e autonoma valutazione merita, invece, la scelta della sede in cui tale iniziativa è stata realizzata, che incide sul decoro dell’istituzione e della sacralità del luogo in cui si esercita la giurisdizione. Il Palazzo di Giustizia e i suoi locali non sono teatro della politica e della competizione elettorale o referendaria».
I SOSTENITORI DEL SI
Polemica furente, dunque, nella quale entrano a gamba tesa anche leader politici sostenitori del Si. Tra i palazzi di Roma e i laboratori pro Sì, sparsi lungo lo stivale, le critiche sono asperrime.
Di «condotta scandalosa» parla il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri: «Se io mi recassi – dichiara – con un volantino del mio movimento politico all’interno di un tribunale, sarei giustamente allontanato dai carabinieri, perché non è un luogo adatto per la propaganda politica di parte. Invece, i magistrati, abusando del loro ruolo, arrivano a fare questo».
Gasparri chiede un immediato intervento del Capo dello Stato Sergio Mattarella, nella sua funzione di presidente del Csm.
MANIFESTI PER IL NO, L’ATTACCO DI MULÈ
Da Montecitorio il vice presidente della Camera, Giorgio Mulè, attacca: «l’Anm ha compiuto un atto di teppismo elettorale gravissimo, che pretenderebbe immediate iniziative da parte del presidente del Tribunale e delle alte magistrature del capoluogo».
Da Palermo, il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, è lapidario. «In una campagna elettorale bisognerebbe prestare attenzione alle norme, soprattutto coloro che tradizionalmente applicano le leggi».
Infine, il giornalista Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato “Si Riforma”, afferma che «tutto ciò è grave ed inaccettabile. Chi ha ridotto il tribunale di Reggio Calabria a palcoscenico per il Comitato del No ha superato ogni limite».
È ipotizzabile che la querelle non si esaurirà in 24 ore.
Il Quotidiano del Sud.
Reggio Calabria, bufera al Tribunali sui manifesti per il No