Referendum, Travaglio a La7: “Alta Corte disciplinare? Hanno scritto la legge coi piedi perché sono degli analfabeti”

  • Postato il 18 marzo 2026
  • Giustizia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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L’Alta Corrte disciplinare nella riforma Nordio? Se tu prendi degli analfabeti e li metti al posto di Calamandrei, Einaudi, De Gasperi, Togliatti, Saragat e Terracini, ottieni questi risultati”. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, commentando la riforma della giustizia sulla è previsto il referendum costituzionale il 22 e il 23 marzo.
Il direttore del Fatto, in particolare, attacca duramente l’impianto normativo dell’Alta Corte disciplinare, definendolo pasticciato e incostituzionale nei fatti. La riforma Nordio, infatti, modifica l’articolo 105, attribuendo la giurisdizione disciplinare all’Alta Corte in via esclusiva, ma lascia pressoché invariato l’articolo 107, comma 1, che stabilisce l’inamovibilità dei magistrati e prevede che rimozioni, sospensioni e trasferimenti possano avvenire solo su decisione del Csm (che con la riforma sarà diviso in due, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri). Questo crea un paradosso: l’Alta Corte può accertare le responsabilità, ma non applicare le sanzioni pesanti, che richiedono una deliberazione del Csm, rendendo l’organo inefficace per i casi più gravi e esponendo la norma a interpretazioni contrastanti o future correzioni legislative.

Il direttore del Fatto osserva: “La Meloni non si è accorta che hanno scritto la legge coi piedi e che hanno lasciato un articolo della Costituzione, secondo cui le tre sanzioni più gravi per i magistrati che sbagliano e cioè la rimozione, il trasferimento e la sospensione dal servizio le può impartire solo il Csm a cui però hanno tolto il potere disciplinare per darlo a una Corte che potrà dare soltanto buffetti. Sanzioni più gravi non possono darle, perché sono degli analfabeti ovviamente. Dopodiché, nei paesi dove ci sono le carriere separate gli errori giudiziari sono il quadruplo che in Italia. Quindi, anche questo non c’entra niente con la riforma di cui parlano”.

Travaglio ribadisce poi che la riforma non nasce da una vera esigenza di efficienza, ma da logiche politiche lontane dalla tradizione della destra: “Io credo che più che seguire Trump in questa riforma ridicola, inutile, che triplica i costi da 50 a 150 milioni, la Meloni ha seguito Berlusconi. Non si capisce perché si sia andata a impelagare in una roba che non c’entra niente con la tradizione della destra legalitaria: la riforma Nordio è una marchetta fatta per Forza Italia, in cambio di un premierato che poi non si vede. Un autogol di per sé – continua – perché la Meloni si è messa nei guai per una roba che non fa parte del dna della destra italiana. Fa parte del berlusconismo, che viene dalla P2, da Licio Gelli e da Craxi. Quando c’era Craxi che urlava contro i magistrati, loro stavano in piazza dalla parte dei magistrati. Ecco perché questa cosa non scalda i cuori della destra. Questa roba scalda i cuori della casta, dalla quale loro ci sono sempre vantati di essere esclusi e invece adesso sono diventati capifila“.

Travaglio commenta anche il caso Rogoredo: “Lì hanno pestato una cacca gigantesca perché speravano di utilizzarla contro il magistrato che si permetteva di indagare. Meno male che si è permesso di indagare e che non era ancora passato lo scudo che avevano ideato questi geni, perché è stato proprio indagando che hanno scoperto che le cose erano andate esattamente all’opposto di come le aveva raccontate la Meloni mezz’ora dopo e Salvini venticinque minuti dopo. Forse è meglio che lasciamo fare i magistrati che sono del mestiere, anche perché sono più fisionomisti nei confronti dei criminali rispetto ai nostri politici che se li tengono dentro i loro partiti e se li portano in Parlamento“.

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