Referendum, i parlamentari liguri del Pd: “Il Governo garantisca il voto ai fuori sede”
- Postato il 28 gennaio 2026
- Politica
- Di Genova24
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Genova. “Milioni di cittadine e cittadini che studiano o lavorano lontano dal proprio Comune non possono essere messi, ancora una volta, davanti a un bivio inaccettabile: rinunciare a un diritto costituzionale o sostenere costi e tempi insostenibili. Sul referendum del 22 e 23 marzo il Governo deve fare una scelta di democrazia: garantire il voto ai fuori sede, come già sperimentato con successo”. Lo dichiarano il senatore Pd Lorenzo Basso e i deputati Pd Alberto Pandolfo, Valentina Ghio e Luca Pastorino, sostenendo l’iniziativa nazionale del Pd e gli emendamenti presentati sul decreto referendum, illustrati oggi in conferenza stampa a Montecitorio.
“Non partiamo da zero – ricordano – proprio su iniziativa del Pd ligure nel 2014 venne presentata in Parlamento una proposta per consentire agli studenti fuori sede di esercitare il diritto di voto nel luogo di domicilio. È un tema che torna da oltre un decennio perché riguarda l’effettività del voto e l’eguaglianza tra cittadini. Oggi quella domanda di giustizia democratica diventata anche iniziativa popolare: ‘Voglio votare fuorisede’, promossa da associazioni e reti civiche, ed è stata depositata in Senato e ripresentata come Ddl. È un segnale chiaro: la società chiede una norma stabile e semplice. A Genova, fra l’altro, è in corso un contenzioso di interesse pubblico sul diritto di voto dei fuori sede, legato alle elezioni 2018 e 2019. La Corte d’appello di Genova ha già tenuto l’udienza finale e si attende la decisione sull’eventuale rinvio alla Corte costituzionale. È il segno che, quando la politica non interviene, i cittadini sono costretti a cercare tutela in tribunale”.
“È ancora più incomprensibile – aggiungono – che proprio sul referendum costituzionale, dove la partecipazione è parte della legittimazione democratica, i fuori sede non risultino ammessi al voto, diversamente da quanto avvenuto nelle sperimentazioni recenti. Chiediamo alla maggioranza di fermarsi, ascoltare e correggere subito il decreto: non c’è nessuna ragione tecnica che possa giustificare un passo indietro”.
“Il voto fuori sede – concludono Basso, Pandolfo, Ghio e Pastorino – non è una concessione: è un diritto. La democrazia non può essere ‘a ostacoli’ per chi studia, lavora o si cura lontano da casa. Il Governo approvi gli emendamenti e apra finalmente la strada a una soluzione strutturale”.