Referendum, Fabiana Cilio (presidente Camera penale ligure): “Un sì per una giustizia più giusta”

  • Postato il 15 marzo 2026
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  • Di Genova24
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Genova. A una settimana dal referendum sulla giustizia, prosegue l’approfondimento di Genova24 per aiutare i genovesi a scegliere tra le ragioni del sì e quelle del no. Per il sì abbiamo intervistato l’avvocata Fabiana Cilio, presidente della Camera penale ligure Ernesto Monteverde.

Fabiana Cilio, le Camere penali sono tra le più strenue sostenitrici della riforma della giustizia e quindi del sì al referendum. Perché?

Il motivo principale è tanto semplice quanto fondamentale, anche se forse si è un po’ perso di vista in tutta questa campagna referendaria. E cioè che il cittadino che viene sottoposto ad un procedimento penale ha il diritto di essere giudicato da chi non è collega e non ha nessun collegamento di nessun genere con chi lo accusa. Questa mi sembra una regola basilare, che c’è in tutti gli ordinamenti democratici di tutto il mondo perché la separazione delle carriere deve essere intesa in questo senso e non come separazione delle funzioni come spesso si viene confusa. I sostenitori del no dicono che già adesso il pubblico ministero non può diventare giudice o il giudice diventare pubblico ministero se non una volta. Ma non è questa la separazione delle carriere. Quello che è necessario per attuarla veramente è evitare che chi ti giudica sia collega di chi ti accusa.

E questo secondo voi si attuerà con lo sdoppiamento del Csm?

Sì, è un passaggio inevitabile, quello di un Csm per i giudici e uno per i pm anche se ci auguriamo che nelle leggi attuative siano disposti anche concorsi separati, uno per i giudici e uno per i pm. Il nodo del Csm per noi è fondamentale  considerando quello che fa il consiglio superiore della magistratura: si occupa di trasferimenti, assegnazioni e soprattutto valutazioni di professionalità dei magistrati. E questo attualmente significa che un giudice valuta professionalmente un pubblico ministero e viceversa creando una commistione che non è opportuna per avere un giudice che sia veramente oltre che indipendente, imparziale, che sia anche terzo.

I sostenitori del no dicono che questa riforma non intacca i problemi veri della giustizia. Lei si occupa costantemente di questi problemi che incidono quotidianamente sul lavoro degli avvocati,  dalla burocrazia alla digitalizzazione, alla mancanza di personale nei tribunali. Di questo nella riforma non c’è traccia…

Certamente questa riforma non incide sui tempi della giustizia. Per velocizzare i processi ovviamente occorre incrementare il numero  di magistrati e su questo il ministro Nordio ci ha detto che entro fine del 2026 ci sarà per la prima volta in Italia un organico a pieno regime. Questo sarà un grande vantaggio ma sarà fondamentale anche l’implementamento degli uffici giudiziari, cioè del personale amministrativo perché altrimenti senza segretari, cancellieri e operatori amministrativi non si va da nessuna parte. Quindi questa riforma in particolare non ha come obiettivo quello di velocizzare la giustizia ma di avere una giustizia più giusta che comunque è altrettanto importante che avere un processo veloce.

All’inaugurazione dell’anno giudiziario ha fatto un intervento molto duro parlando di un ‘avvelenamento dei pozzi’ da parte dell’Anm in questa campagna referendaria. Lo rifarebbe ora che il clima è ancora più avvelenato?

Lo rifarei perché reputo che l’associazione nazionale magistrati, così come la politica, abbia una grossa responsabilità in questa campagna referendaria che sarebbe quella di informare correttamente gli elettori perché possano decidere in maniera obiettiva. Ritengo invece e lo ribadisco che il comitato per il no dell’Anm non abbia fatto un’informazione corretta. E’ vero che non l’ha fatta nemmeno la politica, né dalla sinistra né dalla destra, però dalla politica non lo accetto ma so che può accadere perché la politica cerca comunque  di parlare alla pancia del proprio elettorato. Francamente però che una cosa del genere la facciano i magistrati, raccontando bugie e mistificazioni ritengo che sia stato un grave inadempimento.

Il fatto che questo referendum sta diventando a tutti gli effetti un referendum politico, a voi tecnici del sì disturba? Può essere un vantaggio o uno svantaggio?

Noi ovviamente lo vediamo come uno svantaggio. Francamente, quando legge nell’ottobre del 2025 è stata approvata dal Parlamento e abbiamo saputo che ci sarebbe stato il referendum perché non era stato raggiunto il quorum dei due terzi, molto ingenuamente pensavo che il referendum sarebbe stato soltanto una formalità e la gente avrebbe capito che questa riforma era per i cittadini e non era né contro i magistrati né per noi avvocati tant’è vero che negli avvocati abbiamo una parte che è contro la riforma. Invece mi sono trovata a fare i conti con una campagna elettorale piena di mistificazioni e falsità. Io on so come andrà a finire questo referendum però non credo che sia stata fatta una campagna referendaria nell’interesse dei cittadini: è diventato un referendum un pro e contro il governo mentre noi avvocati cerchiamo da tutte le parti a sgolarci, a cercare di rimanere obiettivi, tecnici cercando di far capire le motivazioni di questa riforma.

I sostenitori del no dicono che il sorteggio è un obbrobrio per un sistema democratico  tanto più che appunto è  secco per i magistrati, mentre è temperato per la parte politica. Le Camere penali in passato non condividevano questa idea del sorteggio, è corretto?

E’ vero, non eravamo favorevoli al sorteggio, ci rendiamo conto che per i magistrati non sia bello il fatto di non poter eleggere i propri membri all’interno del Csm, però ricordiamoci appunto che il consiglio superiore della magistratura non è un organo rappresentativo dei magistrati perché i magistrati sono rappresentati dall’associazione nazionale magistrati e non dal Csm che è soltanto un organo di alta amministrazione, di garanzia e di governo autonomo della magistratura. E se il sorteggio è necessario per eliminare quel fenomeno del correntismo che ha portato ad una degenerazione delle correnti ritengo che sia un male così necessario che non è poi neanche troppo un male.  Se un giudice è in grado di dare l’ergastolo a un imputato, togliere dei figli a una famiglia o sequestrare un’intera azienda, penso che possa anche essere in grado di avere compiti di alta amministrazione.

Autore
Genova24

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