Referendum, a Genova trionfa il No. Salis: “Orgogliosa della mia città”. Tutte le reazioni della politica
- Postato il 23 marzo 2026
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- Di Genova24
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Genova.”Ha vinto il “no” e lo ha fatto con un risultato netto, inequivocabile, con una grande partecipazione degli italiani. Ha vinto chi ha voluto difendere la Costituzione. Ha perso la strategia aggressiva e populista delle destre. Ha perso chi voleva trasformare tutto questo in un voto esclusivamente politico ma che ora politicamente dovrebbe trarre qualche conclusione. Gli italiani non si sono fatti prendere in giro e non hanno abboccato alla strategia del pensiero semplice a tutti i costi. Gli italiani non si sono fatti ingannare da chi ha provato a creare confusione, a strumentalizzare il voto arrivando addirittura a insinuare che con il “no” sarebbero tornati in libertà stupratori, spacciatori e immigrati irregolari».
Con queste parole la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha commentato la vittoria del no al referendum costituzionale: “Voglio soffermarmi su un altro dato molto bello. A Genova ha votato oltre il 63% degli aventi diritto. E la vittoria del no è stata schiacciante, ben oltre il dato nazionale – prosegue la sindaca – La coscienza dei genovesi si è risvegliata già da qualche tempo e la voglia di partecipazione è tantissima. Siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo nell’amministrare una città che ha voluto cambiare radicalmente rotta e cerchiamo di lavorare ogni giorno per non deludere le tante aspettative. Da sindaca sono orgogliosa della risposta della mia città che ha dimostrato ancora una volta quanto i genovesi siano attenti e partecipino alla vita democratica della città e del Paese”.
Sul merito del quesito referendario, Salis aggiunge che «gli italiani hanno capito che la riforma non aveva attinenza con i reali problemi della giustizia italiana, dai tempi dei processi alla carenza di organico, ma mirava solamente a indebolire la magistratura sottoponendola al controllo della politica ridefinendo i rapporti di forza tra chi governa e chi controlla la legalità riducendo le garanzie per i cittadini. Auspico – conclude Salis – che questo risultato sia uno sprone per il centrosinistra e per le forze progressiste. È il momento di superare le frammentazioni e rispondere con una voce sola, compatta e unitaria, alla domanda di pragmatismo che arriva dai territori. I cittadini non chiedono solo di difendere i principi, ma di tradurli in soluzioni concrete per i tanti problemi che devono affrontare ogni giorno, a partire dalla sicurezza, dalla sanità, dalla pressione fiscale e dal lavoro. Solo così si può battere la destra”.
Il Partito Democratico: “Ora si apre una fase nuova”
“La vittoria del No al referendum sulla giustizia rappresenta un elemento inequivocabile: i cittadini hanno bocciato questa destra e le sue politiche. Hanno scelto di difendere la Costituzione, l’equilibrio tra i poteri dello Stato, a partire dall’autonomia e l’indipendenza della magistratura – commentano il segretario del PD Liguria Davide Natale e il capogruppo del PD in Regione Armando Sanna – Un segnale chiaro al Governo, che in Liguria ha visto oltre il 57 per cento dei cittadini scegliere il No, mentre il Sì si è fermato al 42 per cento circa. La maggioranza dei cittadini non condivide l’impostazione della destra su giustizia e istituzioni e chiede invece riforme serie, condivise e rispettose dei principi costituzionali. Lo conferma l’affluenza, che in Liguria si attesta al 62,23 per cento, superando la media nazionale, frutto di un lavoro condiviso con associazioni, comitati, sindacati, partiti e cittadini che si sono attivati per difendere la Costituzione e la Democrazia, a cui va il nostro grazie. Questa è stata la più grande risposta per difendere la nostra Costituzione. Il Governo ha caricato tutto su questa sfida cercando di portare avanti una narrazione che nulla aveva a che fare con il quesito referendario. Una risposta netta che non lascia spazio a fraintendimenti che fa capire quanto i valori della nostra Costituzione siano parte integrante della nostra comunità. Ora si apre una fase nuova. Come Partito Democratico chiediamo al governo di abbandonare gli slogan e mettere in campo investimenti per il reale funzionamento della giustizia: si facciano assunzioni, si rafforzino i sistemi telematici e si renda il sistema veramente più vicino a cittadini e imprese. Quando si tratta di difendere la Costituzione, i cittadini sanno scegliere da che parte stare: il voto di oggi lo ha dimostrato”.
Referendum, Pastorino (Lista Orlando): “La Costituzione non si piega”
“Il NO ha vinto, e ha vinto in modo significativo. Oggi il messaggio che arriva dalle urne è chiaro: la Presidente Meloni si occupi finalmente della crisi economica e sociale del Paese, oppure ne tragga le conseguenze”. Così il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente e rappresentante di Linea Condivisa. “In queste ore sento molti esponenti del centrodestra giustificare la sconfitta dicendo che si trattava di un referendum tecnico. Non è così. Altro che tecnico. Qui si interveniva su equilibri costituzionali delicatissimi, si modificava l’autogoverno della magistratura e si introducevano meccanismi che rischiavano di indebolirne l’indipendenza, senza però affrontare i veri problemi della giustizia: i tempi dei processi, la carenza di personale, l’organizzazione degli uffici. A questo si è aggiunta una campagna elettorale condotta con toni inaccettabili, fatta di attacchi continui alla magistratura e di un linguaggio divisivo che poco ha a che vedere con il rispetto delle istituzioni. Oggi, però, le cittadine e i cittadini hanno risposto. E ha dato una risposta politica, non tecnica. Non ho dubbi che Meloni non si dimetterà. Ma almeno la destra al governo abbia la lungimiranza di fermarsi e cambiare priorità. Perché l’Italia ha problemi concreti e urgenti: salari che non crescono, precarietà diffusa, una sanità sempre più in difficoltà, disuguaglianze che si allargano. Problemi che erano già evidenti e che rischiano di aggravarsi ulteriormente dentro uno scenario internazionale sempre più instabile, che il governo ha accettato senza una reale autonomia, seguendo una linea subalterna alle scelte di Trump e Netanyahu. Chi si aspettava un testa a testa oggi ha avuto una risposta netta. Quando gli italiani vengono chiamati a decidere su questioni che riguardano la Costituzione e gli equilibri democratici, partecipano e scelgono con consapevolezza. Hanno respinto un intervento che veniva percepito come un attacco alla magistratura e hanno rimesso al centro una richiesta semplice ma fondamentale: la politica torni ad occuparsi dei problemi reali delle persone”.