Raid a Gaza: almeno 50 morti, colpita anche una clinica. Onu chiude 25 panetterie: mancano farina e combustibile

  • Postato il 2 aprile 2025
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Israele attacca ancora la Striscia e uccide 50 persone. Diciannove di loro sono morte a causa dei raid che si sono abbattuti su una clinica sanitaria dell’Unrwa a Jabalia, nel nord, mentre tra le 12 vittime morte a Khan Younis c’erano cinque donne, una delle quali incinta, e due bambini. Secondo le forze di sicurezza israeliane gli attacchi erano tutti diretti contro “i terroristi di Hamas” e prima di colpire “sono state adottate numerose misure per ridurre il rischio di danni ai civili, tra cui l’uso di sorveglianza aerea e di ulteriori informazioni di intelligence”. La tensione però cresce anche in Israele dopo la visita del ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben Gvir alla spianata della Moschee, sito conteso perché ritenuto sacro sia dagli ebrei sia dai musulmani, che Hamas ha definito una “provocatoria e pericolosa escalation”. Il gruppo armato appoggiato dall’Iran ha poi chiesto ai palestinesi “e ai nostri giovani in Cisgiordania di intensificare il loro confronto in difesa della nostra Terra e dei nostri luoghi santi, prima tra tutti la benedetta moschea di Al-Aqsa”.

Intanto cresce l’emergenza alimentare a Gaza, dove il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite è stato costretto a chiudere tutte le 25 panetterie a Gaza. Il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric ha dichiarato che le Nazioni Unite sono “alla fine delle nostre scorte” e che mancano la farina e il combustibile per cucinare. “Il Pam non chiude le sue panetterie per divertimento”, ha aggiunto Dujarric, sottolineando che la situazione alimentare rimane “molto critica” da quando Israele ha chiuso tutti i valichi verso Gaza un mese fa, interrompendo tutte le consegne umanitarie. Il Cogat, l’ente militare israeliano responsabile degli affari civili nei territori palestinesi, aveva dichiarato ieri che quasi 450mila tonnellate di aiuti sono entrate a Gaza durante il cessate il fuoco, aggiungendo anche che almeno una parte degli aiuti provenienti dall’Onu e dai suoi partner umanitari era stata dirottata verso Hamas. Ma Dujarric ha risposto: “L’Onu ha mantenuto una catena di custodia, e una catena di custodia molto buona, su tutti gli aiuti”.

La visita del ministro israeliano alla Spianata delle Moschee – Tornato a far parte del governo guidato da Benjamin Netanyahu il mese scorso, dopo la ripresa della guerra israeliana a Gaza, Ben Gvir ha deciso di recarsi in visita nel luogo contesto e sacro per gli ebrei e i musulmani al termine del mese sacro di Ramadan. Una decisione che ha suscitato critiche anche all’interno della coalizione di governo. “Salire al Monte del Tempio è un attacco al luogo più sacro della nazione ebraica e allo status quo che tutti i grandi rabbini e rabbini capo delle generazioni passate hanno stabilito, opponendosi all’ascesa degli ebrei in quello spazio”, ha commentato il parlamentare ultraortodosso della United Torah Judaism e membro della coalizione Moshe Gafn contestando la visita di Ben Gvir. “Si causa profanazione della sacralità e si provoca un’inutile istigazione da parte del mondo musulmano e non solo”, ha aggiunto.

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