“Quinta Bolgia”: assolto l’imprenditore lametino Rocca

  • Postato il 27 gennaio 2026
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“Quinta Bolgia”: assolto l’imprenditore lametino Rocca

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Infiltrazioni mafiose all’Asp, assolto imprenditore lametino Pietro Rocca arrestato a novembre del 2018 nell’operazione Quinta bolgia.


LAMEZIA TERME – E’ stato assolto dall’accusa di aver fatto parte di un’associazione per delinquere di tipo mafioso, nell’ambito del processo relativo all’operazione “Quinta bolgia” quando gli imputati erano accusati anche, a vario titolo, di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente aggravato dal metodo mafioso, illecita concorrenza con violenza o minaccia, abuso d’ufficio e peculato nonchè presunte condotte illecite nell’affidamento e nella gestione del “servizio autoambulanze occasionale e su chiamata” gestito dall’Asp di Catanzaro). Il collegio giudicante del tribunale di Lamezia ha  posto un altro punto fermo nell’ambito dell’operazione Quinta Bolgia che, a novembre 2018, aveva coinvolto diverse imprese funebri, accusando gli stessi impresari di far parte dell’associazione mafiosa Iannazzo-DaPonte-Cannizzaro e di operare, attraverso un’ingerenza illecita anche nell’ospedale di Lamezia, una concorrenza illecita tra imprese funebri .

La sentenza “Quinta Bolgia” assolto l’imprenditore Rocca

 Il Tribunale collegiale penale di Lamezia ha ora assolto Pietro Rocca, 70 anni (difeso dagli avvocati Leopoldo Marchese e Antonio Larussa) che  era stato arrestato nel novembre del 2018 quando scattò l’operazione che determinò anche lo scioglimento e il successivo commissariamento dell’Asp di Catanzaro per infiltrazioni mafiose tramite i gruppi imprenditoriali Putrino e Rocca, società di onoranze funebri e servizi ambulanze, all’ospedale di Lamezia nonché per presunte condotte illecite nell’affidamento e nella gestione del “servizio autoambulanze occasionale e su chiamata” gestito dall’Asp di Catanzaro.

Un’inchiesta sgretolata

A ottobre 2025, la Cassazione confermò la sentenza di luglio 2024 (per gli imputati che scelsero il rito abbreviato) quando la Corte d’Appello sgretolò l’inchiesta della Dda, allora guidata dal procuratore Nicola Gratteri, In appello, infatti, cadde l’associazione mafiosa in riforma della sentenza di primo grado, e tutti gli imputati erano stati assolti dall’accusa di associazione mafiosa, reato ritenuto insussistente.

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