Questa caligine che mi rallegra. Lettera dalla nebbia
- Postato il 31 gennaio 2026
- Di Il Foglio
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Questa caligine che mi rallegra. Lettera dalla nebbia
Giovedì 22 gennaio. Da venti giorni un cielo bianco sporco opprime Milano. Ma, nel pomeriggio, d’improvviso, la nebbia. Incredibile. Da tanto non la si vedeva, in città. Si ferma ormai ai caselli, ai capolinea dei metrò, come una non invitata che resti sulla soglia. Certo non parlo della Grande Nebbia che gravava sulla Lombardia fino agli anni Ottanta, dissoltasi con la fine del riscaldamento a carbone.
No, oggi è una nebbia educata. Confonde il puntuto skyline, si insinua al Sempione o a Foro Bonaparte, che, di matrice francese, assumono in quel velo una dolcezza parigina d’antan. Offusca, questa nebbia fine, il tratto di volgarità assunto con le insegne vistose dei negozi del centro, con le luci alla viennese sui palazzi del Cordusio: come vapore sull’immagine allo specchio di una donna non bella. Ha una sua dolcezza la nebbia: confonde ciò che taglia, come certi ricordi. Certo, nulla a che fare con la mitica nebbia di una volta. Quella, era nebbia davvero. La si ricorda ancora con un fondo di paura, perché sulle strade era angoscia, il nulla davanti al parabrezza. Ti accodavi ai fanalini rossi di un Tir e lo seguivi, grato, a sessanta all’ora. O ti arrendevi, e tornavi indietro. Ma anche se ti andava bene quella massa invasiva sulla strada era un sinistro correre da ciechi.
Eppure questa caligine oggi mi rallegra. Mi riporta al primo imprinting, la nebbia dell’infanzia, quando aprivo gli occhi e non vedevo la facciata della casa di fronte. Più nulla. Solo un vaporoso bianco, denso tanto che, socchiudendo la finestra, con la mano cercavo di toccarlo. Che silenzio: dalla strada i rumori ovattati. Quasi una vita sospesa. Me ne restavo a letto con gli occhi spalancati su quel candore. Era scomparso tutto. Magari, là dietro, c’era un altro mondo. L’altra sera sul tardi, appena appesantita, la nebbia si è sdraiata sui grattacieli. Sono passata da City Life: lo Storto e i suoi fratelli, cancellati. Ho sorriso. Sembrava la piazza della Fiera Campionaria. Sembrava ancora Milano.
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