Quando la guerra l'hanno fatta le donne

  • Postato il 31 marzo 2025
  • Di Libero Quotidiano
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Quando la guerra l'hanno fatta le donne

Durante la prima guerra mondiale le donne vennero mobilitate per sostituire sui posti di lavoro gli uomini arruolati e inviati al fronte, ma fu nella seconda che indossarono la divisa. Nella maggior parte dei casi furono ausiliarie, ma non mancarono le donne combattenti, in tutto e per tutto parificate ai maschi. L'Unione Sovietica fu la nazione in cui numericamente fu maggiore il contributo delle donne alle unità operative. In particolare furono circa duemila quelle assegnate ai reparti di tiratori scelti, e meno del 25% sopravvisse. Il caso di Ljudmila Michajlovna Pavlicenko è emblematico della freddezza del dito sul grilletto e della precisione nell'inquadrare il bersaglio: col suo Mosin-Nagant uccise 309 militari dell'Asse, tra i quali 36 tiratori scelti. Solo un paio di uomini la superarono nella classifica dei cecchini sovietici.

A Nina Alekseevna Lobkovskaja, che arrivò a comandare una compagnia di tiratori scelti, vennero attribuiti 89 abbattimenti. Aveva solo 17 anni Klavdiia Efremovna Kalugina quando si offrì volontaria alla scuola dei cecchini, a giugno 1943, ed era la più giovane. Le venne assegnata come compagna – si muovevano sempre in coppia - Marusia Cikhvintseva, ambedue inviate al fronte il I marzo 1944. La prima volta non ebbero il coraggio di sparare e, al rientro nelle retrovie delle sei coppie che costituivano la squadra, vennero tacciate di essere vigliacche. Il giorno dopo Klavdija mise nel mirino un soldato tedesco e lo uccise. Non ha mai rivelato quanti sono caduti sotto il suo tiro. Veniva sparato un solo colpo, solitamente a 200 metri (ma il raggio d'azione era fino a 800) per non rivelare la posizione, poi occorreva attendere il buio per rientrare alle proprie linee. Le vittime si sceglievano tra gli ufficiali, i comandanti, i mitraglieri, i portaordini, assai raramente tra i soldati semplici.

 

Lei è sopravvissuta a quella terribile esperienza, l'amica Marusia no: venne uccisa da un cecchino tedesco un giorno in cui aveva avuto un brutto presentimento ma non aveva trovato il coraggio di chiedere al suo comandante il permesso di rimanere alla base. Le donne si distinsero anche alla guida di aerei da caccia e bombardieri. Ekaterina Budanova era già istruttrice di volo quando venne assegnata al 586° reggimento di caccia i cui piloti erano tutti di sesso femminile.

Aveva messo a segno 11 abbattimenti, di cui 5 in solitaria, quando il suo Yak-1 in un duello aereo ebbe la peggio con un Messerschmitt 109 e precipitò al suolo in fiamme. Evdokja Beršanskaja, Maria Smirnova e Polina Gelman erano ufficiali della 325ª divisione da bombardamento notturno della 4ª armata sovietica e Marija Dolina pilota del bimotore multiruolo Petljakov-2. La romena Irina Cioc era stata la seconda donna a ottenere la licenza di volo, nel 1933, dopo Ioana Cantacuzino. Allo scoppio della guerra cambiò il cognome con quello di battaglia di Burnaia ed entrò nello Squadrone bianco dell'Aeronautica militare romena, tutto formato da donne, poi nel Bugului (in seguito Bessarabia), che si occupava dello sgombero dei soldati feriti. Nel 1948 fuggì dalla Romania comunista che nel 1950 l'accusò in contumacia di crimini di guerra.

Wasp e Waaf sono sigle con cui negli Stati Uniti e in Gran Bretagna erano identificate le arruolate nel Women Airforce Service Pilots e nel Women's Auxiliary Air Force. Shirley Slade era una pilota provetta di bombardiere Martin B-26 Marauder con cui addestrava i colleghi maschi, che le riconoscevano una particolare perizia alla cloche di aerei difficili da gestire come il P 39 Aircobra e il B 26 Marauder. Le “vespe” non godevano di particolare considerazione in virtù di preconcetti maschilisti e maldicenze da caserma, quando invece si dimostrarono all'altezza delle aspettative, e a volte anche oltre, come Ellen Wimberly Campbell che padroneggiava come poche gli aerei addestratori, e Nancy Love. Ben più duri e sprezzanti i pregiudizi razziali attorno all'inserimento delle afroamericane nelle forze armate, come nella Guardia costiera e le Spars (dal motto “Semper paratus – Always Ready”) che facevano parte della riserva, quali Olivia Hooker e Aileen Anita Cooks, in servizio sulla nave scuola USS Neversail.

Dall'altra parte dell'oceano, le Waaf britanniche erano utilizzate anche in compiti manuali, quali la manutenzione dei mezzi e mecca nica dei motori, come nel caso di Iris Denholm e Doris Evans, anche in scenari impossibili come nel deserto egiziano. Il ruolo della donna nella Germania nazista era confinato alla “Regola delle tre “K”: Kinder, Küche, Kirche, ovvero della moglie e madre che si occupava di bambini, cucina e chiesa. A nessuna donna era permesso di rivestire un ruolo ufficiale e istituzionale, con l'eccezione di Gertrud-Scholtz-Klink, che poté sfoggiare l'altissimo grado di Reichsführerin.

L'esclusione anche dall'esercito era contenuta in una dichiarazione del 1936 di Adolf Hitler il quale sosteneva che la Germania non aveva bisogno né di lanciatrici di granate né di tiratrici scelte. Quando la guerra obbligò agli arruolamenti, le oltre 500mila donne non furono mai inviate in combattimento, per quanto le ausiliarie militari venissero impiegate nella contraerea e negli ultimi giorni del Reich anche come cacciacarri assieme ai ragazzini della Hitlerjugend. Le SS-Aufseherinnen (poco più di 3.500) prestarono invece servizio nei campi di sterminio e alcune di esse si macchiarono di crimini come e peggio degli uomini: Maria Mandel e Irma Grese furono giustiziate nel dopoguerra.

In Italia la Repubblica sociale di Mussolini creò nel 1944 il Servizio ausiliario femminile e circa 6mila giovani risposero come volontarie. Non era certamente un segnale per l'emancipazione: anche se venivano addestrate all'uso delle armi (vennero espletati a Venezia e a Como sei corsi di formazione prima dell'invio ai comandi di reparto), era escluso l'utilizzo in prima linea e i compiti erano quelli consueti dell'assistenza infermieristica, del ristoro della truppa e di amministrazione. Dopo il 25 aprile 1945 le ritorsioni e le violenze su quelle ragazze furono innumerevoli. Il comandante generale era Piera Gatteschi Fondelli, che a venti anni aveva partecipato alla Marcia su Roma.

 

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Libero Quotidiano

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