Quali sono i droni Usa che decollano da Sigonella e a cosa servono: dalla protezione contro gli attacchi dell’Iran al supporto ai raid
- Postato il 10 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Dall’inizio dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l‘Iran, ma anche nei giorni precedenti, sono numerosi i voli di droni Usa dalla base di Sigonella verso il Golfo Persico. Decolli e atterraggi con cadenza quasi giornaliera di un MQ-4C Triton che – dopo un viaggio di oltre 3.500 chilometri – pattuglia per ore il tratto di mare davanti alle coste iraniane prima di rientrare in Sicilia. Ma quali sono le caratteristiche di questo drone e, soprattutto, qual è il suo reale utilizzo?
Il 5 marzo scorso, parlando delle basi militari Usa in Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato che l’utilizzo è concesso “in virtù di accordi che risalgono al 1954″: intesa bilaterale, va precisato, per gran parte secretata, quindi non pubblica. La premier però assicura che “ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche” cioè, ha precisato, “operazioni di non bombardamento“. Diverso sarebbe il caso di utilizzo attivo nei raid. “Se poi arrivassero richieste di uso delle basi italiane per fare altro, la competenza sarebbe del governo di decidere se concedere un nuovo utilizzo più esteso, ma io penso che in quel caso dovremmo decidere noi insieme al Parlamento”, ha dichiarato.
Ma il concetto di operazioni logistiche è di difficile interpretazione soprattutto quando si parla di un aeromobile a pilotaggio remoto, il MQ-4C Triton, considerato uno dei più avanzati gioielli della tecnologia militare moderna. Non si tratta di un drone armato, capace di compiere attacchi, ma le sue caratteristiche gli permettono di essere un supporto determinante per i bombardamenti.
Prodotto dalla statunitense Northrop Grumman, il MQ-4C Triton è divenuto pienamente operativo per la US Navy nel 2023 e a fine marzo 2024 il primo esemplare è arrivato alla Naval Air Station di Sigonella, nel Catanese. È stato sviluppato con diverse caratteristiche e finalità: fornire missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione in tempo reale su vaste regioni marine e costiere, sorveglianza marittima continua, può condurre missioni di ricerca e soccorso e anche integrare il velivolo da pattugliamento P-8 Poseidon. Un MQ-4C Triton, secondo alcune fonti, ha un costo tra i 150 e i 200 milioni di dollari a esemplare: l’Amministrazione Usa nel 2008 ha sottoscritto un primo contratto con la Northrop Grumman da 1,16 miliardi di dollari solo per lo sviluppo e la produzione del prototipo del velivolo: “Il più grande investimento della Marina Militare in sistemi aerei senza pilota fino ad oggi”, venne definito dal Dipartimento della Difesa Usa.
Non si tratta certo di un drone di piccole dimensioni. Ha una lunghezza di oltre 13 metri e un’apertura alare di quasi 40 metri per un peso di oltre 14mila chili. La sua peculiarità sono le prestazioni: opera a un’altitudine superiore ai 50mila piedi (cioè oltre 15mila metri), può contare su un’autonomia di 24 ore e raggiungere una velocità di 610 km/h. Durante una missione di un giorno può pattugliare un’area operativa di diversi milioni di chilometri quadrati. Per pilotarlo da terra sono necessari 4 membri del personale militare: in realtà il Triton è semi-autonomo, quindi gli operatori devono solo scegliere un’area operativa e impostare velocità, altitudine e obiettivo: non serve azionare i comandi. “Triton può vedere più lontano, volare più a lungo, agire più rapidamente, identificare più rapidamente ed è più resistente rispetto ai sistemi senza equipaggio a media quota meno efficienti”, scrive la Northrop Grumman sul suo sito.
A bordo sono poi presenti tecnologie estremamente sofisticate: con il suo sistema radar può identificare un bersaglio in tutte le condizioni meteorologiche. Fornisce un sistema di allerta precoce delle minacce missilistiche e un sistema di rilevamento e puntamento a distanza ravvicinata. E può operare in collaborazione con altre strutture ed equipaggi attraverso lo scambio tempestivo di dati. Scatta anche immagini ad alta definizione e utilizza un software avanzato di riconoscimento delle immagini per classificarle senza l’intervento degli operatori. Ha così la capacità di identificare, classificare e monitorare obiettivi a distanze notevolmente superiori a quelle raggiungibili dalle capacità di rilevamento di potenziali nemici, inclusi navi o missili terra-aria. L’enorme mole di dati raccolti dai sensori del drone viene poi analizzata dagli esperti dello squadrone VUP-19 “Big Red” della US Navy, trasformandola in informazioni preziose per la Marina americana.
Quindi si tratta di un velivolo che può sia raccogliere dati utili a proteggersi da eventuali attacchi ma che è anche capace di acquisire target. Il MQ-4C Triton può infatti geolocalizzare bersagli marittimi e costieri, fornendo dati di tracciamento di “qualità d’arma” (weapons-quality tracks) che vengono inviati in tempo reale ad altre piattaforme per facilitare il raid. Il drone è in grado di condurre ricognizioni dettagliate sull’obiettivo prima dell’attacco e, successivamente, anche valutare i danni subiti dal nemico.

Ma allora quei voli partiti da Sigonella, per ore davanti alle coste iraniane, sono pattugliamenti per prevenire attacchi o supporto ai bombardamenti di Usa e Israele? Su questo non si possono avere sicurezze. Di certo però ci sono alcuni dei dati di sorvolo visibili dalle piattaforme di monitoraggio dei velivoli: il drone, infatti, viene spesso utilizzato rendendo visibili i suoi spostamenti. Domenica 8 marzo, ad esempio, ha condotto assieme a un Boeing P-8A Poseidon una missione coordinata sul Golfo Persico settentrionale, concentrandosi sulla costa iraniana vicino a Bushehr. La rotta seguita dal drone mostra un lungo sorvolo nei pressi della costa e anche vicino all’isola iraniana di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano. Come sottolinea ItaMilRadar, un progetto di intelligence open source, questo è un aspetto molto rilevante in un contesto in cui Washington sta valutando opzioni che coinvolgono proprio l’isola al largo di Bushehr: indiscrezioni parlano anche dell’intenzione degli Usa di occupare, con una forza terrestre, l’isola dove transita il 90% del petrolio di Teheran e prendere così il controllo dello stretto di Hormuz. E per questo i dati raccolti dal drone potrebbero risultare fondamentali per l’assalto.
Nella foto un MQ-4C Triton a Sigonella (di Dvids)
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