Proteste negli Usa per l’uccisione di una donna 37enne a Minneapolis da parte degli agenti dell’Ice: in piazza anche a New York e in altre città

  • Postato il 8 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Esplode la protesta negli Stati Uniti. Da New York a Chicago fino a San Francisco e Detroit, oltre naturalmente a Minneapolis, in migliaia sono scesi in piazza per manifestare contro l’uccisione di Renee Nicole Good, la donna americana di 37 anni disarmata colpita in auto dagli spari di un agente dell’Ice durante un’operazione anti-migranti.

Poco dopo la diffusione della notizia centinaia di persone si sono radunate a Minneapolis sul luogo della sparatoria, che si trova a poco più di un chilometro dal punto dove nel 2020 un poliziotto bianco uccise l’afro-americano George Floyd. Alcuni manifestanti hanno esposto cartelli di insulti all’Ice, altri hanno sventolato bandiere messicane. Pochi isolati più a nord, auto e barricate improvvisate hanno bloccato la strada principale.

La sparatoria segna una drammatica escalation nell’ultima di una serie di operazioni di controllo dell’immigrazione condotte nelle principali città americane. E in poche ore le proteste contro il giro di vite di Donald Trump si sono estese in diverse città degli Usa. A New York, i dimostranti hanno riempito Foley Square per quella che gli organizzatori hanno definito una manifestazione di emergenza in risposta all’omicidio di Minneapolis, per poi marciare fino al 26 di Federal Plaza, la sede centrale del Dipartimento della Sicurezza Interna. I manifestanti hanno urlato il nome di “Renee Nicole Good”. A Detroit si sono radunati davanti all’edificio dell’Ice in Michigan Avenue, nel centro della città, per protestare contro gli agenti. La protesta è stata organizzata dal Comitato d’Azione Comunitaria di Detroit che denuncia “l’abuso di potere“.

Proteste anche fuori dall’edificio dell’Ice nel centro di San Francisco, dove i relatori di varie organizzazioni, tra cui Indivisible Sf, si sono alternati nel condividere il loro messaggio di fronte alla folla. “Minneapolis oggi sta soffrendo e noi la piangiamo”, ha detto un partecipante. Centinaia di manifestanti a Seattle invece si sono radunati fuori dal Federal Building. Una manifestazione si è tenuta anche nel Boston Common, il parco cittadino situato nel centro della capitale del Massachusetts.

“L’agente temeva per la propria vita e per quelle dei suoi colleghi”, ha detto una portavoce della Homeland Security, contestata da testimoni oculari che hanno ripreso e diffuso un video agghiacciante: si vede un federale mascherato che spara a bruciapelo tre colpi attraverso il finestrino del Suv dopo che un altro agente aveva intimato alla vittima di lasciare la sua “fottuta auto”. Mentre la ministra della Homeland Security Kristi Noem ha difeso gli agenti coinvolti e ha affermato che “è stato un atto di terrorismo interno“. Tricia McLaughlin, la portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, ha dichiarato in una nota che l’agente dell’Ice ha aperto il fuoco dopo che una donna avrebbe “usato il proprio veicolo come arma” nel tentativo di uccidere agenti federali. “Ho visto il video, è una stronzata”, ha contestato la versione delle autorità il sindaco di Minneapolis Jacob Frey secondo cui la sparatoria è stata l’azione di “un agente che ha usato il proprio potere in modo sconsiderato, con il risultato che una persona è morta, è stata uccisa”.

Intanto i leader democratici di Camera e Senato hanno chiesto un’indagine su quanto accaduto: “Questo omicidio deve essere oggetto di un’inchiesta approfondita, nel pieno rispetto della legge”, ha detto il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries criticando la ministra per la sicurezza nazionale che “non ha credibilità”. Il leader dei democratici in Senato Chuck Schumer chiede un’indagine “completa. Quando si hanno agenti dell’Ice sulle strade senza la collaborazione delle forze locali succedono tragedie” come questa, ha messo in evidenza Schumer.

Per l’ex vicepresidente e candidata presidenziale contro Trump, Kamala Harris, il video della sparatoria sbugiarda l’amministrazione Trump. In una dichiarazione sui social Harris ha definito la versione dei fatti data dall’amministrazione come puro “gaslighting“, la manipolazione psicologica in cui qualcuno cerca di far dubitare le persone della realtà dei fatti, negando l’evidenza o ribaltando la responsabilità.

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